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IL GESTO ESTREMO 22 Novembre Nov 2012 1530 22 novembre 2012

Roma, deriso perché gay: 15enne si suicida

Gli amici: la pagherete. Aperta un'inchiesta.

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Un'immagine di Davide dalla pagina Facebook 'il ragazzo dai pantaloni rosa'.

Il suo nome (di fantasia) era Davide, ma veniva chiamato anche il «ragazzo dai vestiti rosa».
Aveva 15 anni e a scuola, al liceo scientifico Cavour di Roma, forse qualcuno lo prendeva in giro da tempo. Alcuni suoi coetanei avevano creato una pagina Facebook, in cui veniva deriso per i suoi modi di fare e anche per l'abbigliamento. E questo Davide lo sapeva bene
Anche per questo martedì 20 novembre, stanco di sopportare certi insulti e chissà, schiacciato da un disagio psicologico, ha deciso di farla finita e si è tolto la vita.
Dopo essere stato ripreso da un'insegnante per aver usato uno smalto per le unghie, è tornato a casa e si è impiccato, con la sciarpa. Davanti al fratellino piccolo.
A trovarlo è stato il padre, quando ormai non c'era più niente da fare. È stato inutile chiamare i soccorsi.
APERTA UN'INCHIESTA. La procura di Roma, giovedì 22, ha avviato un'inchiesta sul suicidio.
Al momento non ci sono indagati o ipotesi di reato, ma non è stato escluso che si possa successivamente arrivare all'istigazione al suicidio. Per questo si deve accertare chi abbia deciso di aprire quella pagina sul social, nel novembre del 2011.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Pierfillippo Laviani, hanno già avviato una serie di accertamenti per tentare di capire quali siano le ragioni che hanno portato il giovane al gesto estremo.
Oltre ai familiari potrebbero essere ascoltati a breve anche gli amici e compagni di classe del ragazzo.

Ripreso anche da una professoressa per ave usato lo smalto

«Ragazzi ho scoperto di avere una canottiera rosa», avevano scritto sul social network qualche mese fa, in riferimento al suo look. Avevano anche fornito indicazioni sulla zona in cui abitava e pubblicato sue foto. E martedì 20, quando si è presentato a scuola con lo smalto - in questi giorni il suo istituto è occupato dai ragazzi di sinistra -, alcuni lo avrebbero anche chiamato «frocio». «Una professoressa lo ha ripreso», hanno raccontato alcuni suoi amici.
OMOFOBIA NELLE SCUOLE. Nel suo liceo, si è presentato anche Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center: «Una notizia del genere, purtroppo, non mi stupisce. Casi di questo tipo sono tutt'altro che rari e ci sono scuole dalle quali riceviamo numerose segnalazioni di insulti omofobi. Peccato che non tutti i presidi siano così disposti a collaborare con noi. E, invece, la formazione dei ragazzi è tutto».

Il dolore della madre: «Voglio abbracciare te e tutto il tuo mondo»

Roma: facciata del liceo scientifico Cavour.

Dolore e sconforto dalla madre di Davide che ha scritto alcune parole sulla bacheca di Facebook «forse perché così mi pare ancora di parlarti, forse per questo entro ed esco dal tuo profilo, indosso il tuo pigiama,cerco tra i tuoi appunti, i tuoi disegni, le tue cose. Voglio abbracciare i tuoi amici perché voglio abbracciare te e tutto il tuo mondo. Non capiamo, non accettiamo. Ti vogliamo con noi e BASTA!».
Con lo strazio di una madre che «vede morire il proprio figlio - papà e io domani (venerdì 23 novembre, ndr) saremo da te per quell'ultimo bacio che tu dovevi a noi, perché così avrebbe dovuto essere per natura. Ci mancano le tue battute, le tue risate, le tue urla. Ci manca tutto. Anche il rumore dei tuoi passi quando giravi per casa nel silenzio della notte. Tutto di te! Eri ancora così acerbo, capace di un amore così grande, tu che ancora non avevi dato il tuo primo bacio. Con tutto l'amore che posso, riposa in pace figlio mio adorato».
GLI AMICI NON CI STANNO. C'è troppa rabbia anche tra gli amici di Davide.
«La pagherete spero in qualche modo. L'ignoranza che regna nelle vostre teste ha ucciso un ragazzino di 15 anni e voi ne siete colpevoli al 99%», ha scritto più di un utente. «Vergogna!». «Dovrete fare i conti con la vostra coscienza per il resto della vita». E ancora: «Che quello che è successo vi serva per rendervi conto di quanto fa male essere derisi». «Siete il tumore del mondo, il marcio dell'umanità, la sporcizia del genere umano».
COLPA ANCHE DEI PROFESSORI? Ma la collera non è solo per chi lo prendeva in giro su Facebook.
C'è chi, infatti, ha dato la colpa anche ai professori: «La mia rabbia va anche verso la sua professoressa. Come si è permessa di richiamare un ragazzo con le unghia smaltate?».
Alcuni hanno chiesto l'intervento della polizia postale: «Spero riesca ad arrivare ai vostri indirizzi e che parta una denuncia che vi rovini la vita per sempre». E qualcuno li ha già visti al tavolo degli imputati in tribunale: «In bocca al lupo ai vostri avvocati. Spero possano perdere la lingua prima dell'udienza. Imbecilli».

Ma la Concia (Pd) smorza il caso: «A scuola non c'era ostilità»

Anna Paola Concia.

Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico, ha però voluto vederci chiaro e ha spiegato: «Ho incontrato per due ore i compagni di classe e i professori del ragazzo suicida del Liceo Cavour di Roma. Ho voluto farlo per capire cosa fosse accaduto davvero. I ragazzi mi hanno spiegato che hanno un doppio dolore: quello della perdita del loro compagno di classe e quello di essere stati descritti oggi su tutti i siti come i responsabili della sua morte. Li ho trovati sconvolti e ho riscontrato un contesto scolastico assolutamente non ostile alla diversità».
«PAGINA FATTA ASSIEME A LUI». Un caso visto da altri punti di vista: «Era sicuramente un ragazzo originale, di certo in cerca della sua identità, come molti a 15 anni, ma di sicuro questa sua diversità era ben inserita nel contesto della classe. La pagina su Facebook era una pagina costruita insieme a lui».
«AVEVA PROBLEMI FAMILIARI». Ma quindi quali sono stati i motivi del gesto? «Il clamore suscitato da questa notizia, e forse da sentenze azzardate, è legato al fatto che il bullismo omofobo è diffusissimo all'interno di tutte le scuole e che la parola gay, omosessuale, o peggio frocio, è una parola usata per disprezzare. La diversità, l'originalità purtroppo sono sempre oggetto di derisione. Il ragazzo aveva oggettivamente dei problemi familiari; purtroppo le ragioni profonde di questo suo gesto estremo le conosce solo lui», ha spiegato la Concia.

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