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CONSEGUENZE 12 Febbraio Feb 2013 2026 12 febbraio 2013

Procreazione assistita, ora la modifica della legge 40

Altrimenti rischio di infrazione per l'Italia.

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Se non vuole correre il rischio di un procedimento di infrazione europeo per mancato rispetto degli obblighi comunitari l'Italia deve ora modificare la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma).
Solo così può dare applicazione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo.
ORA PREIMPIANTO PER COPPIE FERTILI. È questo lo scenario che si apre all'indomani della sentenza con cui la Corte Ue ha di fatto aperto le porte della fecondazione assistita, nonché della diagnosi preimpianto, anche alle coppie fertili, ma affette o portatrici sane di malattie genetiche.
Al momento, invece, pma e test preimpianto sono possibili solo per le coppie infertili. La Corte ha infatti deciso di non accettare il ricorso con il quale l'Italia ha chiesto il riesame della sentenza con cui la stessa Corte, il 28 agosto scorso, ha bocciato la legge 40.
MODIFICA VA APPLICATA. Cosa succede dunque, nell'immediato? «Ora la legge 40 dovrà adeguarsi alla sentenza della Corte Ue e, dunque, il prossimo Parlamento dovrà attuare, in tempi brevi anche se non definiti, la modifica della normativa», ha spiegato Filomena Gallo, avvocato e segretario dell'Associazione Coscioni, aggiungendo: «Se non verrà applicata la modifica imposta da Strasburgo, ovvero la possibilità della pma e del test alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, interverrà allora il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che imporrà dei termini per l'adeguamento della legge, pena l'apertura di un procedimento di infrazione Ue a carico dell'Italia. Insomma, la strada è chiara. Ma in attesa che la legge sia cambiata, le coppie portatrici di patologie genetiche potranno decidere di percorrere anche un'altra via».
ALTRIMENTI SCATTA LA DENUNCIA. Per Gallo «a fronte del rifiuto dei centri di effettuare le tecniche di pma, tali coppie potranno denunciare il centro in questione e chiedere al giudice l'immediata applicazione della sentenza della Corte Ue. In questo caso, il giudice dovrà inviare la legge 40 alla Corte costituzionale».
Insomma, se il Parlamento non interviene, ha chiarito Gallo, «sarà la Consulta a modificare la legge, in applicazione della sentenza di Strasburgo».
PER AIED VA CANCELLATA LEGGE 40. E se, dopo il pronunciamento della Corte, l'ex sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella (Pdl) ribadisce la richiesta al ministro Renato Balduzzi di emanare le linee guida sulla legge 40 che erano state elaborate dal precedente governo, e che richiamavano «i criteri già presenti nella legge, in cui si afferma che ogni indagine clinica su ciascun embrione deve essere 'volta alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso», l'Associazione italiana per l'educazione demografica (Aied) plaude invece alla sentenza. «La legge 40 va cancellata perché è un provvedimento ai limiti della crudeltà», ha precisato l'Aied.

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