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IL GIALLO 6 Aprile Apr 2013 0937 06 aprile 2013

Marò, dubbi sulla provenienza dei proiettili

Le perizie indiane hanno dimostrato che i colpi sparati non provenivano dai fucili di Girone e Latorre.

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I due marò italiani.

Un nuovo giallo infittisce il caso dei marò. Come ha riportato il quotidiano La Repubblica, dall’11 maggio del 2012 il governo italiano è in possesso di una «inchiesta sommaria» sull’incidente che ha coivolto i fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre a bordo della Enrica Lexie.Ma ora spunta un nuovo elemento.
«LE ARMI NON ERANO DI GIRONE E LATORRE». Il rapporto dettagliato dell’ammiraglio Alessandro Piroli, allora capo del terzo reparto della Marina e ufficiale più alto in grado inviato in India subito dopo l’incidente, ha elencato i fatti, le prove, le ipotesi note in quel momento sulla morte dei due pescatori. Ed è emerso un fatto nuovo. I risultati delle perizie indiane hanno evidenziato che il calibro dei proiettili ritrovati nei corpi dei pescatori uccisi è il 5,56 Nato, e le armi che hanno sparato non sono quelle di Girone e Latorre, ma quelle di altri due marò che erano a bordo della Lexie.
MATRICOLA DIVERSA. Il rapporto infatti, ha un intero, delicatissimo paragrafo sulle prove balistiche effettuate dalla polizia indiana alla presenza di ufficiali dei Ros e del Ris dei Carabinieri. «Per completezza di informazione si sintetizzano i risultati cui sarebbero giunte le autorità indiane. Sono stati analizzati quattro proiettili, due rinvenuti sul motopesca e due nei corpi delle vittime. È risultato che le munizioni sono del calibro Nato 5,56mm fabbricate in Italia. Il proiettile tracciante estratto dal corpo di Valentine Jelestine è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Andronico. Il proiettile estratto dal corpo di Ajiesh Pink è stato esploso dal fucile con matricola assegnata al sottocapo Voglino» ha sottolineato Piroli.
DUBBI SULLA FINALITÀ DELL'INTERVENTO. È emerso quindi, non solo che i proiettili sono italiani, ma anche che provengono da fucili mitragliatori assegnati ad altri due fra i sei membri del Nucleo del Battaglione San Marco. La relazione della Marina a questo punto non ha escluso nulla: «Qualora dovessero essere confermati i risultati ottenuti dalle prove indiane o se, a seguito di ulteriore attività forense riconosciuta anche dalla parte italiana, si riscontrasse l’attribuibilità dei colpi ai militari italiani, a quel punto, nelle pertinenti sedi giudiziarie dovrà essere appurato se l’azione di fuoco è stata interamente condotta con la finalità di effettuare tiri di avvertimento in acqua erroneamente o accidentalmente finiti a bordo», oppure se si sia deciso intenzionalmente di «indirizzare il tiro a bordo del natante». Una cosa è certa. Sarà la giustizia indiana a tenere il processo sulla morte dei pescatori Valentine Jelestine e Ajiesh Pink, e terrà conto delle prove della sua polizia.

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