Marcello Carne Germania 130624105445
RIVELAZIONI CHOC 24 Giugno Giu 2013 1000 24 giugno 2013

Germania, schiavi da macello

L'industria della carne tedesca nel mirino.

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da Berlino

Un macello di carne in Germania.

Che si tratti dell'ambiente asettico del commercio online, o di quello più brutale della macelleria delle carni, il mondo del lavoro tedesco sembra nascondere nelle sue pieghe legislative lati oscuri e sacche di sfruttamento. Dopo lo scandalo che lo scorso febbraio aveva coinvolto lo stabilimento di Bad Hersfeld di Amazon ora è toccato all'industria della carne finire sotto i riflettori dei media per un intreccio di sfruttamento di lavoratori stranieri comunitari, salari da fame, alloggi miserabili, condizioni di lavoro che fino a qualche tempo fa erano ritenute impossibili in un Paese come la Germania.
UN COMPLESSO SISTEMA DI DITTE. Quel che è emerso da una nuova inchiesta, che la prima rete televisiva pubblica tedesca Ard manderà in onda nella serata di lunedì 24 giugno, sembrerebbe configurare però qualcosa di più di una ferita ai principi del diritto del lavoro: dietro un complesso sistema formato da ditte appaltatrici e subappaltatrici, di oscure agenzie di lavoro interinale e di singoli agricoltori compiacenti, agirebbe un meccanismo che gli stessi giudici del tribunale di Düsseldorf non hanno esitato a definire mafioso.
MANODOPERA RUMENA SENZA TUTELE. Marius Meyer e e Michael Nieber, autori del programma dal titolo Schiavitù salariale in Germania, hanno spinto le loro telecamere nascoste fin nell'entroterra della Romania, dove titolari di agenzie senza scrupolo, che nulla hanno da invidiare ai caporali dell'Italia meridionale degli Anni 70, arruolano manodopera rumena da spedire priva di ogni tutela sociale negli stabilimenti di macelleria di molte regioni tedesche, dalla Renania Palatinato alla Germania del Nord. Il sistema coinvolge anche stabilimenti in altri Stati dell'Unione europea, come la Polonia e la stessa Romania e non è escluso che si sia nel frattempo diffuso anche in altre nazioni.
Si sospetta ad esempio che la crisi economica che ha colpito la Spagna abbia esteso questa forma di caporalato moderno anche all'entroterra iberico: spagnoli erano d'altronde molti lavoratori attirati dalle ingannevoli promesse di Amazon.

Lavoro per 150 ore pagato 600 euro

Lavoratori sfruttati e sottopagati.

Lo scenario filmato ricorda quello delle migliori pellicole dei triller polizieschi: limousine nere, boss ingabbiati in gessati scuri, valigette piene di milioni in contanti e poveri cristi assoldati per 150 ore di lavoro a 600 euro forfettarie, nessuna tutela e la minaccia di essere rispediti a casa in caso di malattia. Uno dei casi evidenziati ha riguardato una lavoratrice rumena sulla trentina, ingaggiata a chiamata sul banco di macelleria di un'azienda nella Germania del Nord.
LICENZIATA PER AVER CHIESTO FERIE. Il suo datore di lavoro ufficiale è una ditta spagnola di proprietà di un tedesco e gestita da un direttore rumeno. Contro il proprietario è in corso un'azione giudiziaria partita dal tribunale di Düsseldorf. Il lavoro è a chiamata e si svolge anche di notte. La ragazza rumena è stata alloggiata in un casolare di fortuna assieme ad altre colleghe della stessa nazionalità, gestito da un agricoltore locale. Lo scandalo è esploso quando la lavoratrice ha chiesto le ferie ed è stata licenziata.
MINACCIATA ANCHE DI MORTE. Alla richiesta di riottenere i documenti di lavoro per presentarli all'ufficio di collocamento, la ditta ha temporeggiato, lei ha pensato di rivolgersi a un avvocato ed è stata minacciata di morte: «Pensaci bene», le è stato detto, «può succederti qualsiasi cosa, potresti essere accidentalmente investita da un'auto o potrebbe accadere qualcosa di spiacevole ai tuoi figli rimasti in Romania».
«Un comportamento del tutto inusuale sul posto di lavoro e tipico della mafia», ha denunciato alla Süddeutsche Zeitung Matthias Brümmel, direttore del sindacato che assiste i lavoratori dei settori dell'alimentazione e della gastronomia di Oldenburg, nel Land settentrionale della Bassa Sassonia. «Siamo in presenza di una vera e propria tratta degli schiavi gestita dalla criminalità organizzata».
ALLOGGI IN CONDIZIONI IGIENICHE PRECARIE. Le condizioni poco dignitose riguardano anche gli alloggi riservati ai nuovi schiavi: spesso case diroccate con servizi igienici insufficienti disperse nelle campagne, che alimentano il mercato nero degli affitti. La difesa delle imprese tedesche del settore appare fragile: «Le ditte legate a contratti d'opera sono aziende autonome sulle quali non è possibile esercitare alcuna influenza», ha detto un loro avvocato interpellato, «e comunque noi siamo fautori del salario minimo garantito e, per quel che sappiamo, finora non sono stati registrati casi di abuso». Il filmato ha dimostrato il contrario. E anche le indagini della magistratura di Düsseldorf, che già nel 2010 aveva condannato otto imputati a cinque anni e mezzo di carcere con la condizionale per sottrazione al fisco di 15 milioni di euro.
«I giudici, tuttavia, si sono finora mossi solo per punire l'enorme giro di evasione fiscale che ruota attorno a questo mercato», ha concluso la Süddeutsche Zeitung, «senza indagare per dumping slariale, sfruttamento della schiavitù e condizioni di lavoro inumane». Le cose potrebbero cambiare dopo la trasmissione dell'inchiesta, che è stata preceduta da un acceso e drammatico dibattito domenica 23 giugno nel talk-show di punta della stessa Ard.

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