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EMERGENZA 5 Agosto Ago 2013 1950 05 agosto 2013

Immigrazione, nel mar Mediterraneo 20 mila morti in 20 anni

Sono i profughi inghiottiti dal mare dal 1993.

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Un barcone di migranti in arrivo sulle coste di Lampedusa.

Si ripetono senza tregua, come ogni estate, i viaggi della speranza nel Canale di Sicilia. Tre barconi sono stati intercettati tra sabato 4 e domenica 5 agosto dalla guardia costiera. Secondo i profughi, tre donne sarebbero morte durante la traversata, durata cinque giorni, e i corpi sarebbero stati abbandonati in mare.
TRATTE DELLA SPERANZA. L’ennesimo dramma a cui la nazione assiste senza battere ciglio. Una «spina nel cuore», come l'ha definitiva papa Francesco in visita a Lampedusa. Negli ultimi 20 anni, infatti, il mar Mediterraneo è stato la tomba di oltre 20 mila persone. Stando alle parole degli esperti, attualmente si muore molto di più sulla rotta libica che su quella tunisina: le due tratte della speranza, per uomini, giovani, donne e bambini che scappano da guerre e fame in Africa.
OLTRE 2 MILA VITTIME NEL 2002. Ma, ovviamente, le statistiche dei morti e dei dispersi possono essere del tutto orientative. Oltre 2 mila vittime del mare sono state contate solo nel 2012. In più, da diversi anni, nella maggior parte dei casi, i criminali che organizzano le spedizioni di migranti non mettono più i loro uomini al timone, ma la guida delle barche è affidata a caso a uno dei passeggeri, anche se non hanno mai guidato un ‘vascello’.
«Sono le cifre di una guerra, di una strage», ha detto Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, che ha scritto anche una lettera all’Unione europea per denunciare lo stallo che su questa materia si vive e percepisce dalla frontiera.
E proprio contro la Ue la prima cittadina di Lampedusa ha puntato il dito, durante un appello pubblico. Perché, in fondo, la politica europea sull’immigrazione reputa «questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente». Eppure, ha aggiunto, «se per queste persone il viaggio sui barconi è l’unica possibilità di sperare, credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore».
POLITICA ASSENTE. Per Giacomo Sferlazzo, attivista e fondatore di Askavusa che da anni si occupa dei problemi dei migranti a Lampedusa, «nulla è stato fatto ancora, da parte della politica per far cessare questa enorme tragedia».
C’e un trattato, firmato tra l’Italia e la Libia in cui, «veloci e armate motovedette italiane, con marinai italiani e ufficiali o poliziotti libici hanno il compito di respingere i migranti, negando non solo le leggi umanitarie, ma i doveri del mare».
Un altro lato di questo dramma riguarda i centri d’accoglienza e i Cie «gestiti da cooperative private che fanno profitto sulla pelle dei poveri migranti». Ha denunciato Sferlazzo: «Se devono esistere delle strutture dovrebbero essere gestite da cooperative umanitarie che non devono ottenere profitti».
«MANCANZA DI MORALITÀ». Ma, per l’attivista, il quadro generale di Lampedusa è da attribuire alla mancanza di moralità della politica italiana «che mantiene viva questa tratta, chiaramente per interessi economici».
D'altronde, commenta l'attivista, è difficile «pensare alla risoluzione di questa emergenza umanitaria da parte della politica, dove è presente un razzismo dilagante?», si chiede l’attivista.

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