Papa Francesco 130922002624
VISITA PASTORALE
22 Settembre Set 2013 0645 22 settembre 2013

Il Papa in Sardegna contro il dio denaro

Incontra disoccupati e malati.

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Il pontefice Francesco.

Un attacco contro il capitalismo e contro il dio denaro. Ma anche contro una società che mette ai margini i giovani e i vecchi. Papa Francesco nella sua visita a Cagliari ha tenuto in tasca il discorso che aveva preparato e ha preferito parlare a braccio dopo aver sentito la testimonianza di un cassintegrato, un pastore e una imprenditrice. «Senza una occupazione non c'è dignità» ha detto Francesco, scusandosi per le parole forti pronunciate in una terra tra le più colpite dalla crisi economica.
L'ESPERIENZA PERSONALE. «Come figlio di un papà andato in Argentina pieno di speranza conosco la sofferenza delle speranze deluse degli emigranti», ha detto il papa davanti alle migliaia di persone venute da tutta l'isola per incontrarlo, «e vi dico coraggio, ma sono cosciente che devo fare tutto perché questa parola non sia di passaggio, non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice 'coraggio', no questo non lo voglio. Vorrei che questo coraggio venga da dentro e vi spinga a fare di tutto, devo farlo come pastore, come uomo: dobbiamo affrontare con solidarietà tra voi, anche tra noi, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica».
LE LACRIME DEGLI OPERAI. Gli operai in prima fila tra le oltre centomila persone radunate nella zona del Largo Carlo Felice e via Roma per il primo incontro di Papa Francesco con il mondo del lavoro, hanno ascoltato le parole del pontefice con i caschetti bianchi o gialli. C'erano tutti: i lavoratori di Alcoa e Eurallumina, della Carbosulcis, mentre da Fiumesanto è giunta una delegazione di lavoratori della centrale E.On che avevano già incontrato Bergoglio a Roma cinque mesi fa. E tutti si sono commossi davanti alle parole di Francesco sull'importanza del diritto al lavoro e del diritto a portare a casa il pane. Dalla folla lo slogan «lavoro, lavoro», si è alzato come un grido di dolore di una Sardegna che soffre.
L'ATTENZIONE PER I DEBOLI. Non solo occupazione ed etica. Durante la sua visita in Sardegna, il papa è tornato a porre l'accento ancora una volta sui più deboli. «Ci sono persone che istintivamente consideriamo di meno e che invece ne hanno più bisogno: i più abbandonati, i malati, coloro ce non hanno di che vivere, coloro che non conoscono Gesù, i giovani che sono in difficoltà, i giovani che non trovano lavoro», ha detto in due passaggi dell'omelia.
L'INTERVENTO DEL SINDACO ZEDDA. Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, ha molto apprezzato l'invito del papa a un nuovo 'umanesimo', fondato sulla riscoperta della dignità della donna e dell'uomo e sui loro insopprimibili diritti al lavoro e a una vita degna di essere vissuta. «Prima di tutto», ha sottolineato nel suo intervento di saluto, «vengono le donne e gli uomini, e primi fra tutti vengono gli ultimi, gli oppressi, coloro che hanno poco o che non hanno nulla, i poveri, i deboli, gli emarginati. Noi ci collochiamo nel solco di questo insegnamento e, coerentemente, ci adoperiamo per tradurlo in politica quotidiana. Politica che deve avere come strada maestra, per tutti i politici, il rigore, la sobrietà, la trasparenza e il disinteresse personale», ha detto convinto Zedda ricordando le tradizioni, la cultura e l'identità dell'Isola, «che vive una fase di crisi drammatica, che coinvolge innanzitutto le nuove generazioni e gli strati e le categorie più deboli della popolazione».

Incontro con i docenti , i calciatori e i giovani

Il Largo Carlo Felice di Cagliari gremito di folla per la visita di papa Francesco.

Nel pomeriggio, il papa si è recato alla facoltà di teologia retta dai gesuiti per incontrare accademici e docenti che lo hanno ascoltato con partecipazione spiegare che la crisi economica mondiale non può essere solo una «tragedia» ma deve diventare una «opportunità», visto che è una crisi che indica un cambiamento epocale.
E lo hanno sentito chiedere di vincere la disillusione, quel lavarsi le mani alla Pilato. Dopo il saluto portato dalla squadra di calcio del Cagliari al gran completo e con bambini al seguito, la giornata si è conclusa con il tributo di entusiasmo e festa dei ragazzi sardi, tra acclamazioni, canti folcloristici e alcune sue frasi impressive, come quando a proposito del fatto che dopo tanti anni dal giorno della sua vocazione si sente ancora «forte» ha chiesto: «Pensate che sia perché sono Tarzan?», o quando li ha invitati a non cedere alla Dea Lamentela, ad avere fiducia, perché «un giovane senza speranza non è un giovane, è invecchiato troppo presto».
UNA PREGHIERA PER PESHAWAR. Prima di congedarsi dai ragazzi, un richiamo a non compiere scelte di «distruzione», con la preghiera per i morti nell'attentato contro una chiesa protestante in Pakistan. Di fronte all' attacco più violento perpetrato contro i cristiani nel Paese asiatico papa Francesco ha detto no alle scelte di odio e guerra, e poi ha pregato il Padre nostro con tutti i ragazzi.
C'era grande attesa nell'Isola per una parola di sostegno dal Papa. E Francesco non si è sottratto. Dall'arrivo al mattino il legame tra Cagliari e Buenos Aires che lo ha spinto a questo suo secondo viaggio in Italia dopo Lampedusa, fondato sulla devozione alla stessa Vergine portata in Argentina dalla Sardegna dai marinai, si è specificato nel legame tra una realtà di povertà e una di emigrazione.
Anzi, il papa ha spiegato che non può essere un «impiegato della Chiesa» proprio perché ricorda la sofferenza degli emigrati per averla respirata nei racconti dei familiari.
RIPARTITO IN RITARDO. Quando in ritardo sulla tabella di marcia il papa è ripartito per Roma, la sua giornata in Sardegna è risultata costellata anche di volti, a cominciare da quello di Francesco Mattana, disoccupato dal 2009, a cui si è incrinata la voce quandoha ricordato due compagni morti sul lavoro, o da quello di Antonio Aste, 90enne, ammalato di lebbra dal '60 e che per la malattia ha perso la vista.
«Il Papa mi ha abbracciato», ha raccontato dopo l'incontro all'interno del santuario di Bonaria, «ah, se solo avessi potuto vederlo». Durante il pranzo con i vescovi nel seminario, il papa ha ascoltato il Padre nostro eseguito in sardo mentre in diversi incontri e appuntamenti lungo la giornata in città ha ascoltato i canti e visto le danze folcloristiche, quei balletti sardi che si eseguono con gli abiti tipici, che erano poi gli abiti delle nozze e della festa di questo popolo.
«A caldo, senza ancora il tempo di fare sintesi nella mia mente», ha commentato l'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, «ho visto un uomo che si è speso ogni minuto, e l'ho visto molto colpito dalle persone, da ogni persona, credo che avrebbe voluto fermarsi da ognuno, e che questo la gente lo abbia capito».

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