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IMMIGRAZIONE 7 Ottobre Ott 2013 1001 07 ottobre 2013

Lampedusa, la Germania punta il dito contro l'Italia

Berlino rispedisce a Roma le accuse a Bruxelles. «Le regole non si toccano».

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da Berlino

Migranti soccorsi a Lampedusa.

Mentre le acque del mare continuano a restituire i corpi dei profughi naufragati di fronte alle coste di Lampedusa, il dibattito sulla politica di immigrazione dell'Unione europea perde i toni enfatici e commossi dei primi giorni e lascia emergere il vuoto delle proposte concrete.
«L'Europa seppellisce i suoi ideali sul fondo del Mediterraneo», aveva scritto nel fine settimana la Zeit, «i resti di migliaia di affogati che giacciono a Lampedusa, Malta, nell'Egeo e anche di fronte alle spiagge delle isole Canarie dimostrano che il Vecchio continente ha tradito se stesso».
IL PRIMATO DEGLI INTERESSI NAZIONALI. Ma i ripensamenti sono durati il tempo di pochi giorni, per chinare il capo di fronte all'ultima tragedia e tornare a rifugiarsi dietro le barriere dei singoli interessi nazionali.
«Martedì 8 ottobre il vertice dei ministri dell'Interno dei Paesi membri in Lussemburgo affronterà la questione dei rifugiati», ha scritto la Tageszeitung, «ma la presidenza di turno lituana si è affrettata a chiarire che all'ordine del giorno c'è solo una discussione sull'argomento e non c'è da attendersi nessuna decisione immediata. Il ministro degli Esteri francese Lorent Fabius ha chiesto di inserire la questione nell'agenda del vertice europeo di fine ottobre ma soprattutto Berlino sembra pigiare il piede sul freno».
POLITICHE DA RIVEDERE. Il dibattito sulla dimensione europea di quel che accade nella lontana isola di Lampedusa si è così acceso anche in Germania dove politici di diverso orientamento si sono espressi per un ripensamento complessivo delle politiche finora adottate.
La vice-presidente della Cdu Julia Klöckner ha chiesto un vertice straordinario dell'Ue da dedicare esclusivamente al tema dei rifugiati, il portavoce per le Politiche europee della Spd Michael Roth ha auspicato maggiore solidarietà fra i Paesi membri, denunciando gli egoismi nazionali come causa del fallimento delle politiche europee e il presidente del parlamento europeo Martin Schulz (che nel puzzle della composizione di un eventuale governo tedesco di Große Koalition potrebbe anche finire alla casella degli Esteri in quota socialdemocratica) ha detto alla Bild «che i confini meridionali dell'Italia sono confini dell'Ue, che tutti gli Stati membri devono assumersi una responsabilità solidale, che devono essere riviste in chiave più equa le ripartizioni delle quote di rifugiati e quindi anche la Germania deve mettere in conto di accogliere un numero di profughi più elevato».
IL PASSO INDIETRO DI BERLINO. Ma quando si passa dal livello del dibattito a quello decisionale, le buone intenzioni svaniscono. «Il ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich (Csu) ha usato ben altri toni», ha sottolineato la Tageszeitung. «Ha escluso un ripensamento delle regole che governano la politica europea sui rifugiati, ha chiesto l'inasprimento delle pene per i trafficanti di uomini e respinto l'accusa rivolta all'Ue di rinchiudersi nei propri confini». Solo la Germania ha concesso quest'anno rifugio a 80 mila profughi.
D'altronde, ha scritto la stessa Taz in un commento, su questo argomento nessun Paese europeo sembra essere esente da ipocrisie ed egoismi: «Le richieste di aiuto dell'Italia a Bruxelles sono legittime, ma a volte appaiono come misere scuse, giacché il Paese, alla fine, non è gravato dal flusso migratorio più di altri Stati membri, al contrario. Finora Roma ha concesso accoglienza ufficiale a 65 mila profughi contro i quasi 600 mila della Germania. In più l'aiuto si esaurisce solo ai rifugiati provenienti da Eritrea, Somalia e ora Siria e, una volta ottenuto il permesso, il rifugiato deve decidere da solo dove sistemarsi senza che gli venga assegnata una residenza, del denaro o adeguata assistenza sanitaria. Al fondo di questa politica c'è l'auspicio che i rifugiati decidano di emigrare ancora in altri Paesi europei, dove le condizioni assicurate sono migliori».
Per risultare credibile nell'intento di umanizzare la politica europea sui rifugiati, ha concluso il quotidiano berlinese, l'Italia deve saper mettere mano anche alla sua stessa legislazione

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