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IL COMMENTO
11 Ottobre Ott 2013 1830 11 ottobre 2013

Ascanio Celestini: «Priebke, burocrate del Male»

L'attore romano sulla morte dell'ex Ss Erich Priebke.

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Cento anni? «Sono molti. Sono la concessione di un tempo lunghissimo per riflettere sul male che aveva commesso. Purtroppo, a quanto pare, non sono serviti». Ascanio Celestini commenta così con Lettera43.it la morte dell'ex Ss Erich Priebke, condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine nella quale il 24 marzo 1944 persero la vita 335 persone tra militari e civili.

«Capisco che possa colpire il fatto che un uomo che ha privato della vita centinaia di innocenti abbia avuto la fortuna di vivere un intero secolo», prosegue l'attore, che nel 2000 ha portato a teatro uno spettacolo molto applaudito proprio sull'eccidio.
«Il problema però non sta nei 100 anni, il problema è tutto nel giudizio storico di quello che quest'uomo ha fatto quasi 70 anni fa. E quel giudizio è inappellabile».

Secondo Celestini la morte di Priebke non cambierà nulla. «Non credo nemmeno che qualcuno, tra i parenti delle vittime, alla notizia abbia stappato la bottiglia».
Ciò che resta di questa vicenda umana è la terribile «banalità del male», per dirla con le parole di Hannah Arendt.
L'ORRORE DEGLI «SQUALLIDI ESECUTORI». I personaggi come Priebke, continua Celestini, «ci appaiono tanto mostruosi proprio perché sono stati dei piccoli esecutori, degli squallidi ragionieri del catasto che si sono ritrovati a decidere inflessibilmente della vita degli altri».
Piccoli «burocrati del Male» che sono la spiegazione del perché il nazismo dominò la Germania e non solo essa, «convincendo i suoi esecutori di essere soltanto pedine».
Priebke, conclude l'attore, «ha vissuto un secolo senza riuscire a imparare a riconoscere le sue colpe. Forse non lo avrebbe fatto nemmeno nei prossimi 100 anni».

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