SCOMPARSA 11 Ottobre Ott 2013 1452 11 ottobre 2013

Erich Priebke è morto a Roma

L' ex ufficiale delle Ss aveva 100 anni. Era ai domiciliari.

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L'ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto a Roma, all'età di 100 anni, l'11 ottobre 2013 (guarda le reazioni su Twitter e della stampa estera), cinque giorni prima del 70esimo anniversario della deportazione degli ebrei romani e nello stesso giorni in cui papa Francesco ha auspicato la fine dell'antisemitismo.
SEPOLTO IN ARGENTINA. Ne ha dato notizia il suo legale Paolo Giachini, affermando che ha lasciato come ultimo lascito una intervista scritta e un video, «testamento umano e politico». Nessuna camera ardente per l'ex Ss che sarà sepolto accanto alla moglie a Bariloce, nella città argentina dove anni fa si era rifugiato, ma ci sono ancora alcuni aspetti burocratici da risolvere. Ma il ministro degli esteri albiceleste Hector Timerman «ha dato ordine di respingere ogni procedura che possa permettere l'ingresso nel paese del corpo del criminale Erich Priebke».
Priebke era stato tra le menti e le braccia dell'eccidio delle Fosse Ardeatine, nel quale furono uccisi 335 ostaggi italiani.
DIECI ITALIANI PER UN TEDESCO. Un'orrenda decimazione seguita all'attentato di via Rasella, del 23 marzo 1944. I Gruppi di Azione patriottica (Gap) avevano fatto esplodere una bomba al passaggio del battaglione Bozen, provocando la morte di 33 soldati tedeschi.
Alla fine della guerra Priebke riuscì a fuggire da un campo di prigionia presso Rimini, e si rifugiò sotto falsa identità in Argentina, a San Carlos de Bariloche.
Ci vollero oltre 50 anni perché il carnefice fosse consegnato nelle mani della giustizia italiana. Nel 1991 la sua partecipazione alla strage fu denunciata nel libro di Esteban Buch, El pintor de la Suiza Argentina (Il pittore della Svizzera Argentina). Il giornalista americano Sam Donaldson andò a intervistare Priebke a San Carlos de Bariloche, per conto della Abc, e le autorità italiane chiesero e ottennero l'estradizione.

1996: il reato fu dichiarato prescritto

Il primo agosto 1996, il tribunale militare dichiarò la prescrizione del reato, ma la sentenza non fu mai eseguita in seguito alle proteste della comunità ebraica, venendo poi annullata dalla Corte di Cassazione.
La prima condanna fu di 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di salute. Ma la Corte d'Appello militare trasformò la pena in ergastolo, consentendogli di scontarla ai domiciliari per via dell'età avanzata.
Da allora la vita di Priebke è rimasta sempre nel mirino dei media e dell'opinione pubblica, dividendo cittiadini e intellettuali. Nel 2000 il senatore Antonio Serena chiese la grazia per ragioni umanitarie, tre anni dopo inviò a tutti i parlamentari una videocassetta intitolata Guai ai vinti, che raccontava la storia di Priebke, e per questo fu espulso da Alleanza nazionale.
LE POLEMICHE SUI PERMESSI. Quando il 12 giugno 2007 il giudice gli concesse di poter uscire di casa per andare al lavoro, scoppiò di nuovo la polemica, ancora una volta condotta da alcuni membri della Comunità ebraica, fino alla revoca del permesso motivata con l'omessa comunicazione da parte di Priebke dei temi e delle modalità dei suoi spostamenti.
Nel 2009 gli fu concesso ancora una volta di poter lasciare l'abitazione, costantemente sorvegliato dalla polizia, per svolgere attività come fare la spesa, andare a messa o in farmacia.
Il 29 luglio 2013, giorno del suo centesimo compleanno, sono apparse sui muri di Roma svastiche e scritte che inneggiavano a lui e maledicevano i suoi accusatori. Un omaggio a uno degli ultimi residui viventi dell'orrore nazista.

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