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MALEDIZIONE 31 Ottobre Ott 2013 2149 31 ottobre 2013

Ecomafie, il pentito Carmine Schiavone: «Moriranno tutti di cancro»

Desecretati i verbali del 1997.

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Carmine Schiavone, ex boss del Casalesi e cugino di Francesco Sandokan si è pentito nel 1993.

Un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare «che nel giro di vent'anni morissero tutti». Sono parole che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei casalesi Carmine Schiavone davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali sono stati desecretati il 31 ottobre.
DESECRETATI I VERBALI. La sentenza senza appello pronunciata dall'ex boss riguardava tanti centri del Casertano, «gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, 20 anni di vita».
Rifiuti radioattivi «dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba», raccontava Schiavone. Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania.
Riferendosi al traffico illegale di rifiuti nocivi, Schiavone spiegò che divenne un business «autorizzato» per il clan dei Casalesi nel 1990. «Tuttavia quel traffico veniva già attuato in precedenza»
SVERSAMENTI ANCHE NEL LAGO LUCHINO. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte diverse organizzazioni criminali, come mafia, 'ndrangheta e Sacra Corona Unita, tanto da fare ipotizzare che in diverse zone di Sicilia, Calabria e Puglia, le cosche abbiano agito come il clan dei Casalesi. Ma i veleni non venivano nascosti solo in provincia di Caserta.
Carmine Schiavone riferì anche che rifiuti tossici-nocivi sono stati interrati lungo tutto il litorale Domitio e sversati anche nel lago di Lucrino, specchio d'acqua che si trova nell'area flegrea.
DIVISE DA CARABINIERI. Il collaboratore di giustizia si soffermò sulle modalità di smaltimento. «Avevamo creato un sistema di tipo militare, con ragazzi incensurati muniti di regolare porto d'armi che giravano in macchina. Avevamo divise e palette dei carabinieri, della finanza e della polizia. Ognuno aveva un suo reparto prestabilito».
BOLDRINI: «DOVERE VERSO I CITTADINI». «Si tratta della prima volta che la presidenza della Camera, senza che questo sia richiesto dalla magistratura, decide di rendere pubblico un documento formato da commissioni di inchiesta che in passato lo avevano classificato come segreto», ha voluto sottolineare la presidente della Camera, Laura Boldrini.
«Lo dovevamo in primo luogo ai cittadini delle zone della Campania devastate da una catastrofe ambientale cosciente e premeditata: cittadini che oggi hanno tutto il diritto di conoscere quali crimini siano stati commessi ai loro danni per poter esigere la riparazione possibile», ha detto Boldrini.

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