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AMBIENTE 4 Dicembre Dic 2013 1709 04 dicembre 2013

Sicilia, i rifiuti tossici avvelenano gli abitanti dell'isola

Le scorie interrate nelle cave contaminano la terra.

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Il primo a parlare dei rifiuti radioattivi in Sicilia fu il pentito Leonardo Messina, nel 1992.
Il boss di maggiore spicco della mafia isolana, capocantiere presso una delle miniere per l'estrazione di kainite, raccontò a Paolo Borsellino che nelle cave di Pasquasia, dove lui lavorava, si celavano rifiuti atomici provenienti dall'Est Europa.
Ora, secondo il presidente della commissione speciale per le miniere dismesse siciliane, Giuseppe Regalbuto, quegli stessi scarti tossici stanno uccidendo decine di persone. Regalbuto ha presentato alla procura di Caltanissetta un dossier in cui è presente una mappa delle aree più a rischio della Sicilia.
MORTI SOSPETTE. «Troppe morti sospette degli abitanti si verificano vicino ai siti segnalati», ha detto a Lettera43.it. «La Regione Sicilia ancora dorme e non mette in moto nessun meccanismo per mappare tutte le miniere dismesse e le problematiche ambientali e di salute che ne riguardano».
La procura di Caltanissetta ha aperto un'indagine per traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale. Ecco di seguito i siti finiti nel mirino dei magistrati.

Miniera di Pasquasia (Enna)

Dal 1959 al 27 luglio 1992 la miniera di Pasquasia ha sfornato sali alcalini misti, in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Senza preavviso, ha cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari. Sono molteplici i report che certificano la presenza di scorie radioattive all'interno delle cave in provincia di Enna. Nel manuale di «indirizzi generali e pratiche di gestione dei rifiuti radioattivi», stilato nel 1990, dall’Enea (l’organo nazionale deputato per legge all’individuazione di soluzioni per l’eliminazione dei rifiuti radioattivi prodotti in Italia), si parlava chiaramente «di azioni per la costruzione, in collaborazione con l’azienda Italkali di Palermo, di un laboratorio sperimentale sotterraneo nella miniera attiva di sali di Pasquasia».
Nel 1997 la procura di Caltanissetta dispose un’ispezione su una galleria profonda 50 metri, costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea, e rilevò la presenza di alcune centraline di rilevamento. Non si riuscì mai a chiarire che cosa esattamente dovessero monitorare. Numerose sono state le interrogazioni parlamentari in merito al mistero di Pasquasia che non hanno avuto mai risposta. Nel frattempo la Regione Siciliana, ha avviato la bonifica superficiale della zona, dissequestrando la miniera. Ammonta a 20 milioni di euro il costo delle operazioni affidate alla azienda bergamasca 1 Emme.
«La bonifica non comprende il sottosuolo», ha detto a Lettera43.it Marco Lupo, il dirigente del dipartimento Acqua e Rifiuti dell'assessorato alla Energia della Regione Siciliana.
L'ex consegnatario della miniera, Pasquale La Rosa, imputato per disastro ambientale per non aver smaltito quegli scarti d'amianto, è stato assolto da ogni accusa. Così, a seguito delle operazioni di bonifica, potrebbero persino riprendere le attività estrattive. Strano ma vero, la prima ditta a essersi dichiarata interessata a un'eventuale ripresa delle estrazioni di sali è proprio la Italkali. Quella che la possedeva già negli Anni 80, quando tutto ebbe inizio.

Miniera San Giuseppe (Siracusa)

La miniera San Giuseppe, nel Siracusano, è nota come la “cava dei veleni”.
Secondo la denuncia presentata da Regalmuto, per anni sono stati depositati rifiuti tossici di derivazione industriale.
I campionamenti effettuati in quella che era un tempo una cava di pietra calcarea utile per l’edilizia hanno accertato la presenza di un’ingente quantità di pirite di ferro, sottoprodotto della lavorazione dell’acido solforico, smaltita negli Anni 70. Quando ancora non era entrata in vigore la legge che disciplina lo smaltimento dei rifiuti speciali, nocivi e pericolosi.

Cave di Mussomeli (Caltanissetta)

La storia delle cave di salgemma di Mussomeli è stata dimenticata da chiunque. Nessuno ne vuole parlare.
Il luogo, come altri in Sicilia, sarebbe stato destinato a ricevere cumuli di scorie radioattive e rifiuti tossici da un lungo quanto silente peregrinare di camion.
Molti cittadini di Mussomeli sostengono che i camion che giungevano nella miniera sparivano misteriosamente.
Inoltre, attraverso le falde acquifere la miniera starebbe lentamente restituendo ciò che nasconde.

Miniera di zolfo di Ciavalotta (Agrigento)

La provincia di Agrigento, un tempo, era nota per la presenza di un notevole numero di siti minerari.
La “Ciavolotta” a pochissimi chilometri da Favara è rimasta attiva fino ai primi Anni 70.
L’associazione Legambiente, a seguito delle numerose denunce nel corso degli anni, ha voluto effettuare un sopralluogo per verificare lo stato delle cose.
Le ricerche hanno portato alla luce diverse discariche di amianto, sfabbricidi, materie plastiche e altri rifiuti non identificabili perché incendiati.
In alcuni punti del parco minerario non cresce più un filo d’erba.

Bosco Grande e Lago Soprano (Caltanissetta)

Sono 21 già i morti nel 2013, 12 per neoplasie.
Secondo le denunce, negli abissi del Lago Soprano si trovano alcuni residui di Cesio 137, isotopo altamente radioattivo.
A sei chilometri dal paese nisseno c’è poi il cosiddetto “mostro di sale”. Nata come miniera di zolfo, sino a quando non si scoprì la kainite, è rimasta attiva fino al 1988.
Oltre al presidente Ragalmuto, anche la provincia di Caltanissetta ha presentato un esposto sui fatti alla procura.
L’ex assessore del Comune ha chiesto di verificare se nella montagna creatasi con il materiale di scarto della lavorazione della kainite siano presenti radionuclidi naturali riconcentrati, come il Potassio 40.
La zona, secondo le denunce contaminata da rifiuti tossici e ospedalieri, è una riserva naturale.

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