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INTERVISTA 21 Dicembre Dic 2013 0828 21 dicembre 2013

Padre Rastrelli: «Con le slot lo Stato incentiva l'usura»

Il parroco napoletano racconta la sua battaglia.

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Usa parole di fuoco contro «i politici italiani» che «stanno tentando di penalizzare i Comuni schierati contro le slot machine». Dice che hanno confermato di essere «i peggiori del mondo», anzi il «degno specchio di uno Stato che incentiva gioco d’azzardo, strozzini e suicidi». Per lui, denunciare gli usurai «non serve a niente», perché «qualsiasi giudice in tribunale ha bisogno di prove ma la vittima di usura non riesce mai a portarle». Invece, assicura, «è importante farsi carico del dramma estinguendo subito il debito».
UN MIRACOLO DURATO 25 ANNI. Ha 86 anni, è un gesuita dai modi spicci ma anche teneri, sempre in abito talare, lo sguardo leale di chi ama la trincea. Padre Massimo Rastrelli, ideatore della Fondazione Giuseppe Moscati, da un quarto di secolo compie nei vicoli di Napoli una sorta di silenzioso miracolo quotidiano: lui, nella città più sofferente d’Italia, salva «a proprie spese» migliaia di poveracci finiti in balìa degli usurai estinguendo i debiti a suon di banconote elemosinate senza sosta fra la gente.
LA CONVENZIONE CON LE BANCHE. Poi - una volta azzerato il rischio di minacce e ricatti - fa sì che l’usurato venga messo in condizione di ripianare l’ammanco tramite convenzioni con banche amiche a tasso ridotto e tempi ragionevoli. «Chi 25 anni fa definì un’utopia la mia strategia», dice padre Rastrelli a Lettera43.it, «ha dovuto ricredersi: percepisco fondi dallo Stato, ma solo per la prevenzione. Per i salvataggi, confido nella generosità del prossimo: finora ho messo nelle banche 270 milioni di euro e ho risolto più di 4 mila casi. Da Nord a Sud, in Italia operano altre 28 fondazioni come la mia. Nell’80% dei casi le vittime hanno restituito le somme dovute. Senza scuse né ritardi».

Padre Massimo Rastrelli.

DOMANDA. Chi l'aiuta?
RISPOSTA. Di certo, non i politici italiani.
D. Ce l’ha con loro. Perché?
R. Stanno tentando di penalizzare i Comuni schierati contro le slot machine. Si confermano fra i peggiori del mondo, il degno specchio di uno Stato che da sempre incentiva il gioco d’azzardo, l’usura, i suicidi.
D. Con la crisi in atto, gli strozzini fanno festa.
R. La crisi non fa che acuire il fenomeno, che esiste da sempre in misura permanente.
D. Chi l’aiuta, insomma?
R. Non i ricchissimi, che non donano mai granché. Per i salvataggi degli usurati mi aiutano alcuni Comuni, qualche ente. Ma soprattutto la gente che vive di stipendio o di pensione.
D. Qualche banca?
R. Nessuna.
D. Come funziona la Fondazione?
R. Ogni martedì prendiamo in esame le domande di aiuto: arriva di tutto, ne accettiamo 40 a settimana.
D. Grazie alle collette. Ma se e quando il denaro manca, lei che fa?
R. Dico agli usurati: fratelli, oggi non ho un soldo. Se domani Iddio me ne darà, potrò aiutarvi.
D. Se un usurato non riesce a pagare, che fate?
R. Possiamo sostituirci a lui nel pagamento, ma solo per il 10% della spesa globale annua. Finora, lo abbiamo fatto per 3 milioni e 600 mila euro.
D. Oggi a gestire l’usura non è più il cravattaro sottocasa ma i manager di camorra targati clan dei Casalesi o di Secondigliano: lo scenario cambia. E voi?
R. Lo Stato finanzia la Fondazione perché faccia opera di prevenzione, aiutando la gente prima che finisca sotto ricatto. Dopo, tutto diventa più difficile: bisogna pagare e basta.
D. E quindi?
R. Abbiamo scelto di pagare noi le somme, per poi mettere le vittime in condizione di non ricaderci.
D. Perché non crede all’utilità delle denunce?
R. La denuncia è un cattivo consiglio. Anzi, una falsa soluzione.
D. Spieghi meglio...
R. Un giudice ha bisogno di prove, ma la vittima di usura di prove da fornire non ne ha quasi mai. I processi poi in Italia sono eterni: si derubrica, si stralcia, si archivia. E spesso l'usurato finisce per sentirsi perfino un po’ colpevole. E alla fine resta solo. E dovrà pagare pure la parcella ai legali.
D. Quindi, che fare?
R. L’usura è una cosa seria: del dramma bisogna farsi carico subito e con i fatti.
D. Cioè?
R. La croce va portata addosso, il resto sono solo chiacchiere.
D. L’usura intanto è in aumento.
R. È in aumento, ma non per la crisi: la colpa è della malavita che opprime, del costume consumistico, dello sballo spirituale in atto. E di Equitalia che applica sanzioni pecuniarie spesso assurde.
D. Esiste o no un’usura legalizzata?
R. Esiste. Nel gioco d’azzardo, per esempio. Non dimentichiamo che Gesù fu crocifisso in modo legale, anche se immorale.
D. Chi è l’usurato tipo?
R. Può essere uno che ha subìto un grave incidente, o uno sfrattato, o chi ha avuto una lunga malattia o si è trovato licenziato in età avanzata. C’è chi finisce sotto usura per colpa di conguagli di bollette troppo onerosi o anche chi ha divorziato.
D. Lei, però, sostiene che l’italiano tende comunque a far debiti.
R. È vero. Pretende spesso di spendere oggi quel che dovrebbe servire al nutrimento di domani. È una sindrome culturale. Ma c’entra anche il retaggio familiare.
D. Se l’usura dilaga, la responsabilità è anche delle banche?
R. Le banche hanno le loro colpe, ma per i prestiti da investimento e non per quelli di soccorso che sfuggono alle regole dell’economia.
D. Perché?
R. Perché le banche non possono prestar soldi a chi non può pagare. Perciò, c’è bisogno di chi supplisca assumendosi il ruolo di garante.
D. Lei oggi si ritrova sovraesposto con le banche. Di quanto?
R. Da rappresentante legale della Fondazione ho accumulato migliaia di euro di debiti non miei che vengono pian piano estinti dagli interessati.
D. È difficile andare avanti?
R. Molto.
D. A don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano che combatte in Terra dei fuochi, sarà forse assegnata la scorta. Lei che combatte gli usurai si sente in pericolo?
R. So per certo di 16 strozzini che nel corso degli anni si sono pentiti e convertiti. Altri sono venuti a chiedermi prestiti, ma solo per verificare se e come avrei indagato su di loro.
D. Ha paura?
R. Di quel che faccio rispondo solo a Dio. I delinquenti non mi interessano. E non li temo. Io prego, e so che la preghiera può fare miracoli.

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