PROTESTA
14 Febbraio Feb 2014 1708 14 febbraio 2014

Violenza sulle donne, flash mob a Bruxelles

Il gentil sesso scende in piazza

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da Bruxelles

Bruxelles, flash mob organizzato da One Billion Rising.

Il 14 febbraio tre valigie rosse, piene di testimonianze scritte da donne vittime di violenza, sono state portate davanti al palazzo di giustizia di Bruxelles.
Qui tre cortei di uomini e donne si sono incontrati per chiedere più giustizia.
Hanno montato un palco, rivestito di festoni e cuori il monumento ai caduti di Place Poelaert, e hanno iniziato a ballare e cantare sulle note di Rise up, Stand up!
UN SAN VALENTINO CONTRO LA VIOLENZA. L'hanno fatto il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, proprio per sottolineare che tra un uomo e una donna serve più amore. Invece troppe volte ancora capita che a vincere sia l'odio: durante la sua vita una donna su tre viene violentata o picchiata. Un miliardo di vittime o potenziali tali vivono cercando di superare la violenza subita o sperando di non esserne oggetto.
In Europa, sette donne al giorno muoiono di violenza domestica. In Belgio, nel 2011, sono stati registrati 4.083 stupri, ma si stima che il 90% dei reati di violenza sessuale non venga segnalato.
«La giustizia comincia quando parliamo», con queste parole Eve Ensler, fondatrice del V-Day, ha lanciato la campagna mondiale di sensibilizzazione e lotta contro la violenza alle donne One Billion Rising.

Celin, violentata in casa sua: «Sono qui per chiedere più giustizia»

L'associazione Fight back ha parteciapato al flash mob di One billion rising.

Un invito rivolto alle donne di tutto il mondo, affinché scendano in piazza e riescano «a liberarsi dalla prigionia, dalla vergogna, dai sensi di colpa, dal dolore, dall'umiliazione, dalla rabbia e dalla schiavitù».
Le donne di Bruxelles l'hanno fatto con il sorriso sulla bocca: «Sono qui per chiedere più giustizia», racconta a Lettera43.it Celin Cam, violentata quattro anni fa da un uomo che è entrato in casa sua e contro il quale ha dovuto lottare per anni.
Dopo la violenza fisica è iniziata infatti quella legale: «Ci sono voluti quattro anni perché finisse in prigione», dice, «alla fine sono riuscita ad avere giustizia perché si è scoperto che aveva violentato anche altre donne».
QUATTRO ANNI DI LOTTA LEGALE. A Celin come ad altre vittime la giustizia troppo spesso non vuole credere: «Dicono che ce lo siamo inventato, che magari eravamo sbronze e non ci ricordiamo bene». Violenza su violenza. Ed è difficile scappare, soprattutto quando si è sole.
Per fortuna Celin ha trovato tante persone che l'hanno aiutata. «Siamo qui per lei», spiegano a Lettera43.it due ragazze che con Celin e una decina di altre persone hanno appena fondato l'associazione Fight back
(guarda il video). «Siamo qui per tutte le donne che ogni giorno soffrono anche per colpa di una società che non le vede, le deride, le dimentica».
Appena finito il flash mob, una delegazione delle associazioni che hanno partecipato all'evento è entrata nel palazzo di giustizia e ha incontrato il procuratore.
L'APPELLO A BARROSO. A Bruxelles One Billion Rising ha raccolto centinaio di volontari e associazioni come Conseil de femmes,Vrouwenraad ed European women's lobby (Ewl), che da tempo chiede all'Unione europea di adottare misure per porre fine alla continua violazione dei diritti delle donne.
«È il tempo di agire» si legge in una cartolina arancione che Ewl ha distribuito a tutti i partecipanti al flash mob. È indirizzata al presidente della commissione europea José Manuel Barroso. Basta mettere il francobollo, il proprio nome e cognome e spedirla. Un piccolo gesto per una grande lotta: «Perchè», ricordano le due amiche di Celin, «senza giustizia non possiamo difenderci».

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