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IL PUNTO 28 Marzo Mar 2014 0617 28 marzo 2014

Finmeccanica: Sistri, presunte tangenti e flop

Le ombre sul controllo dello smaltimento dei rifiuti.

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Il sistema Sistri è entrato pienamente in funzione il 3 marzo 2014.

Il controllo dello smaltimento dei rifiuti è semplice da attuare. In Gran Bretagna, per esempio, è previsto tramite un sistema efficace e a basso prezzo: è questa la ragione per cui in Italia bisognava fermarlo e, soprattutto, renderlo costoso, veramente costoso, passando dai 4 milioni di euro di prezzo del Regno Unito alle svariate centinaia di milioni del nostro Paese.
FINMECCANICA, GLI ULTIMI ARRESTI. Con tutto il carico annesso di fondi neri, tangenti e corruzione per cui sono finiti in carcere quattro tra ex manager del gruppo Finmeccanica (controllato dallo Stato tramite il Tesoro) e imprenditori. Mentre altri politici, dirigenti e operatori economici hanno ricevuto gli avvisi di garanzia inviati dalla procura di Napoli che indaga sulla vicenda.
Ma andiamo per ordine. Per evitare che il camion versi il proprio carico di rifiuti in una buca, magari nella Terra dei fuochi invece che nella discarica autorizzata, basta poco: una penna Usb sigillata e un segnalatore satellitare come quelli per le auto che, ormai, nei negozi ti tirano dietro a prezzi stracciati. Ma no. Alla Selex, azienda Finmeccanica cui l'appalto era stato assegnato, tutto questo non piaceva, non bastava, non poteva bastare.
IL SEGRETO DI STATO. E così, secondo i magistrati, il sistema denominato Sistri - pensato nel 2007 dalll'allora ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio - è stato reso complesso, caro e, soprattutto, è stato coperto in un primo tempo dal segreto di Stato apposto dal governo Berlusconi il 5 settembre 2008. Facendo passare il marchingegno per «avanzatissima tecnologia militare». Segreto poi rimosso dall'Avvocatura dello Stato e dal ministero dell'Ambiente nel 2011.
Questo era il sistema integrato di controllo della tracciabilità dei rifiuti. Un «disastro annunciato», come lo definì Confcommercio, che si portò dietro subappalti e - sempre stando all'accusa - i giri di contratti e di mazzette, i ritardi, i costi e le complicazioni imposti alle aziende per dotarsi di apparecchi inefficaci.

Un affare da più di 700 milioni di euro

L'apparecchio per i camion previsto da Sistri.

L'affare era ghiotto. La cifra incassata si aggira, secondo alcune stime, a più di 700 milioni di euro. La Repubblica, infatti, nel 2010, parlava di un tesoretto di almeno 500 milioni. Pagati da circa 400 mila aziende che versavano un contributo obbligatorio per un servizio entrato parzialmente in vigore solo il 3 marzo 2014 «per i produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi e per i Comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania», è scritto nella circolare del ministero dell'Ambiente per l’applicazione dell’articolo 11 del decreto legge 31 agosto 2013.
Nel dettaglio alla Selex arrivavano 28 milioni l'anno fissi. A cui si devono aggiungere le quote delle aziende coinvolte, pari a una cifra tra i 65 e i 70 milioni. Insomma, 100 milioni circa l'anno.
LE OMBRE DELLA P4. E guai a sgarrare i pagamenti. Lo dimostrano le intercettazioni dell'inchiesta sulla P4. Sabatino Stornelli, amministratore delegato di Selex, aveva fatto pressioni sul ministero perché il mancato versamento della quota fosse sanzionato pesantemente. Così con un decreto del 2010 si stabilì che le aziende morose rischiavano una multa fino a 90 mila euro. Insomma, Sistri era una torta che risvegliava gli appetiti di molti.
Peccato che questa «avanzatissima tecnologia militare» tanto avanzata non fosse. Nel 2011, per esempio, la prova del sistema si rivelò un fallimento. Incidente che allungò ulteriormente i tempi.
GLI OBBLIGHI VERSO SELEX. E non è finita. L'altro aspetto surreale della vicenda è che lo Stato è ancora obbligato a rispettare gli accordi con Selex e i subappaltatori coinvolti nelle commesse perché sino alla fine dell'indagine, sino alla conclusione dei processi, i contratti restano validi, a meno che non si trovi il modo di contestarli, mentre gli accordi non prevedono alcuna penale per Selex in caso di defaillance del sistema o di singole parti di esso.

Il flop tecnologico e l'immobilismo della politica

Una sala operativa di Sistri.

Il Sistri era nato per evitare che attorno ai rifiuti continuasse a girare il prezioso indotto di corruzione che da sempre, in Italia, accompagna le operazioni legate alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Così il tutto si è trasformato in un grosso affare proprio per quella criminalità che doveva essere tagliata fuori dal settore dello smaltimento: un paradossale capolavoro all'italiana.
Il sitema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi si basa su due apparecchi da montare a bordo dei camion: una sorta di scatola nera con un trasmettitore, che invia il segnale alla centrale di controllo così da poter localizzare il carico, e una penna Usb - sigillata e impossibile da manomettere, almeno in teoria - che contiene tutte le informazioni sul tipo di sostanza trasportata e sulla sua quantità.
I MECCANISMI FANNO CILECCA. Questi meccanismi, progettati e realizzati da Selex con le aziende di subappalto, hanno cominciato presto a fare flop.
L'avvio di Sistri era previsto per luglio del 2010 ma al ministero, in quella data, si sono accorti che il sistema non era pronto. Così, di rinvio in rinvio, si è giunti a maggio 2011 quando, dopo aver annunciato la 'rivoluzione', ben un terzo delle scatole nere ha fatto cilecca. Così, ecco i nuovi rinvii, gli aggiustamenti, le contestazioni da parte delle imprese che, dopo aver pagato l'installazione, si sono ritrovate a bordo dei propri mezzi una serie di apparecchi inutili e complessi da utilizzare.
UNA VICENDA CHE INTERESSA 5 GOVERNI. Negli anni sono cambiati i governi, si è passati da Prodi a Berlusconi, poi a Monti, Letta e Renzi ma nulla è cambiato: il controllo della spazzatura risulta essere esso stesso spazzatura mentre, secondo la procura di Napoli, l'unico meccanismo che gira ben oliato non è il Sistri ma quello dellle mazzette.

Le prime indagini della procura di Napoli risalgono all'aprile 2013

Le chiavette usb del Sistri, il sistema informatico per la tracciabilità dei rifiuti, al centro dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 22 persone tra le quali l'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico.

Nell'aprile del 2013 la procura di Napoli è entrata nella faccenda, ottenendo dal Gip gli arresti domiciliari per 22 persone coivolte nell'affaire. Ma nel frattempo si è scoperto che il contratto stipulato dal ministero del'Ambiente con il gruppo Selex non prevedeva alcun tipo di sanzioni per le imprese nel caso in cui gli apparecchi non funzionassero o avessero dei difetti: un altro aspetto sul quale i magistrati vogliono vederci chiaro. Come sui prezzi pattuiti: ogni scatola nera costa allo Stato 500 euro, mentre analoghi apparecchi possono essere noleggiati, come i Gps satellitari, per poche decine di euro all'anno e sostituiti senza oneri per il cliente in caso di guasti. Saranno i giudici a stabilire se anche il tariffario è frutto di corruzione oppure di una evidente negligenza e disinteresse da parte del ministero per l'utilizzo del denaro pubblico.
LA PISTA DEI PM PORTA IN SVIZZERA. Nell'epoca della tecnologia, i presunti tangentari di Selex e dintorni avevano trovato il modo più semplice e antico di pagare e incassare le tangenti: nascondere i quattrini, raccolti in una serie di fondi neri aziendali, su conti protetti nella solita e accogliente Svizzera, per poi riportarli in Italia dentro borsoni sportivi, affidati a spalloni che li caricavano a braccia sulle automobili per passare una frontiera dove i controlli sono praticamente inesistenti, soprattutto per chi è abituato a fare sovente avanti e indietro, cavandosela con un cenno di saluto allo svogliato poliziotto di guardia, svizzero o italiano che sia, pure ammesso che ci sia.
UN ASSIST ALLE ECOMAFIE? Le presunte tangenti sul Sistri garantivano un doppio risultato, forse triplo. Primo, pagare illegalmente gli amici e gli amici degli amici, manager, imprenditori e politici. Secondo: allungare i tempi di realizzazione in modo che il sistema di mazzette potesse essere efficace e redditizio. E, terzo aspetto che potrebbe emergere dall'indagine, garantire alle ecomafie di continuare a fare ottimi affari con gli smaltimenti illeciti e senza controllo.

Un disastro annunciato: l'allarme lanciato da Confcommercio nel 2012

Una discarica di rifiuti industriali.

Ora che il giro di tangenti e truffe è stato scoperto, politici, ministri e manager pubblici sembrano cascare dal pero. Eppure, già il 4 giugno 2012 Confcommercio aveva lanciato l'allarme (anzi, lo rinnovava dopo le prime proteste del 2011) definendo Sistri «un disastro annunciato».
Risale appunto a quella data la lettera aperta che Assintel, l'associazione delle imprese tecnologiche di Confcommercio, inviò all'allora premier Mario Monti e ai ministri Corrado Clini, Corrado Passera e Alessandro Profumo.
«IMPRESE PENALIZZATE». «Un disastro annunciato». Questo è oggi il Sistri, nato con l’intento di «razionalizzare la catena dei rifiuti e impantanatosi in dinamiche poco chiare che penalizzano il sistema delle imprese», si legge nel documento che oggi pare assumere un carattere profetico ma che, invece, era solo il saggio e informato grido di allarme degli operatori i quali avevano già colto il punto essenziale.
Il metodo, semplice ed efficace, era stato trasformato in un farraginoso ingranaggio per prelevare quattrini dalle aziende del settore per destinarli - ma sarà la procura ad accertarlo - a un giro di mazzette necessario a oliare il rapporto tra politica e sottobosco malavitoso, rendendo al tempo stesso impossibile il controllo sullo smaltimento dei rifiuti.
Un capolavoro, se provato, di italica corruzione.

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