Inzoli 140630183715
PEDOFILIA 30 Giugno Giu 2014 1819 30 giugno 2014

Comunione e liberazione, don Inzoli è colpevole di abusi su minori

La decisione di Papa Francesco.

  • ...

Don Mauro Inzoli con l'ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni.

Si presentava col sigaro in bocca, uomo del Signore in auto di lusso nera. Ma Mauro Inzoli, «il prete in mercedes» come veniva chiamato, non si discostava dalla figura tradizionale del sacerdote solo nelle sembianze.
Potente prete della galassia di Comunione e liberazione, ex numero uno del Banco alimentare e referente di Cl per la provincia di Cremona, il don abituato a frequentare i migliori ristoranti e a stringere le mani dei politici più in vista, per la Chiesa cattolica è ufficialmente colpevole di atti di pedofilia. 'Condannato' a dedicare la vita a preghiera e psicoterapia, se ancora vuole indossare l'abito talare. E destinato con tutta probabilità ad affrontare anche un'indagine della giustizia italiana.
DECRETO UFFICIALE DELLA CONGREGAZIONE. La decisione della Congregazione per la dottrina della fede è stata resa nota il 26 giugno, a 24 ore dalla riduzione allo stato laicale dell'ex nunzio nella Repubblica dominicana, monsignor Jozef Wesolowski, anch'egli colpevole di violenza su minori. Il decreto della Congregazione era stato consegnato il 12 giugno al vescovo di Crema, Oscar Cantoni, che lo ha reso pubblico venerdì con una lettera ai fedeli. Il documento riconosce gli abusi di Inzoli, non lo riduce allo stato laicale, ma in considerazione della «gravità» dei suoi comportamenti gli impone numerose restrizioni e lo condanna, scrive Cantoni, a «una pena medicinale perpetua».
CONDANNATO A PREGHIERA E PSICOTERAPIA. La Santa Sede invita il sacerdote a «una vita di preghiera e umile riservatezza». Oltre che a «intraprendere, per almeno cinque anni, un'adeguata psicoterapia». Vietato l'«accompagnamento spirituale dei minori» e «altre attività pastorali». Inzoli potrà celebrare l'Eucaristia privatamente, ma gli sono proibite «celebrazioni e concelebrazioni in pubblico». E pensare che fino a qualche giorno fa diceva messa nella cappella dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano, città dove vive da quando è scoppiato lo scandalo nel dicembre del 2012.
L'ex parroco 64enne aveva lasciato la parrocchia di Santa Trinità, a Crema, improvvisamente e inspiegabilmente nell'ottobre del 2010. Le motivazioni si sono capite poi: seguire la propria personale vicenda giudiziaria. Da quel momento in poi non si era più fatto vedere dalle parti della provincia.
LA DIMISSIONE IN PRIMO GRADO. Nel dicembre del 2012 il vescovo Cantoni aveva emesso il decreto che disponeva «la dimissione dallo stato clericale di monsignor Mauro Inzoli» al termine di un procedimento «a norma del canone 1720 del codice di diritto canonico» e del giudizio di un collegio di dieci cardinali romani.
Nel febbraio 2013, però, il don ha presentato ricorso contro la riduzione allo stato laicale. La pena, quindi, è stata sospesa in attesa del secondo grado di giudizio, arrivato proprio in questi giorni dopo aver accolto in parte le richieste del monsignore, evitandogli di perdere l'appartenenza all'ordine sacerdotale.
Nonostante l'ammorbidimento della sentenza, la giustizia della Chiesa ha anticipato per una volta i giudici dello Stato italiano. Complice il fitto silenzio che ha avvolto la vicenda, in questi anni la magistratura ordinaria non ha preso iniziative contro Don Inzoli. Al punto che il 30 giugno il senatore cremasco di Sinistra Ecologia e libertà Franco Bordo ha deciso di presentare un esposto alla procura di Cremona, perché, ha dichiarato a Crema Oggi, «alla città venga restituita la verità e la giustizia».

Correlati

Potresti esserti perso