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IL PROCEDIMENTO 1 Luglio Lug 2014 1920 01 luglio 2014

Finmeccanica, Orsi e la difesa al processo

L'ex ad: «Contro di me dossieraggio».

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L'ex ad Finmeccanica Giuseppe Orsi.

Parla per la prima volta, Giuseppe Orsi, ex amministratore delegato di Finmeccanica, nel processo in corso a Busto Arsizio che lo vede imputato con l'accusa di corruzione internazionale per presunte tangenti pagate da Agusta Westland in cambio di una commessa dell'Air Force indiana del valore di circa 560 milioni di euro.
ORSI CONTRO BORGOGNI. Parla e dice la sua verità il manager piacentino, con una nota letta in Aula prima che iniziasse la requisitoria del pm titolare dell'indagine, Eugenio Fusco. «È una pura invenzione di Borgogni e dei suoi amici che vi sia stato un finanziamento cospicuo a un partito politico in connessione con il contratto India», ha spiegato Orsi parlando dell'accusa mossa nei suoi confronti dall'ex responsabile delle relazioni esterne della holding: aver finanziato alcuni partiti politici, e in particolare la Lega nord, perché sostenessero la sua nomina al vertice dell'azienda.
«CALUNNIE SUI CONTRIBUTI AI PARTITI». «Si è visto bene in questo processo», ha proseguito l'ingegnere, «come non esista il benché minimo elemento di prova capace di accreditare la calunnia di un contributo illecito versato per ringraziare chi avrebbe patrocinato la mia nomina».
Menzogne, dunque, che sarebbero state diffuse da Borgogni solo per «infangare» il manager da poco arrivato a capo della holding.
«Subito dopo il mio insediamento», ha raccontato Orsi, «è stata avviata una occulta inchiesta interna contro di me, non appena è apparso evidente che avrei dato vita a un profondo rinnovamento».
«DOSSIERAGGIO CONTRO DI ME». Una vera caccia a «episodi e circostanze della mia vita di manager, tanto che la stampa ha parlato di dossieraggio fatto da un ex generale dei carabinieri, allora consulente di Guarguaglini».
Guarguaglini è l'ex presidente di Finmeccanica, finito agli arresti domiciliari per un'altra inchiesta, condotta dalla Dda di Napoli, con l'accusa di truffa e false fatturazioni.

«Tremonti mi mi disse: 'Attento che le faranno male'»

L'ex ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi.

«Ricordo che quando riferii le mie intenzioni di rinnovamento al ministro Tremonti», ha rivelato Orsi, «mi disse: “Bene, però ci vada piano perché altrimenti le faranno male”».
Orsi dunque si dice vittima di una campagna diffamatoria orchestrata dall'ex management perché dal momento del suo insediamento aveva «cercato di rimuovere incrostazioni clientelari e sacche di malaffare che si annidavano all’interno del gruppo industriale che il governo mi aveva affidato, da parte di personaggi il cui interesse era quello che tutto rimanesse come prima».
«HASCHKE, UOMO DI ZAMPINI». Si spiegherebbe così, secondo l'ex amministratore delegato, anche il coinvolgimento nella vicenda di Guido Haschke, il consulente che secondo le ipotesi dell'accusa avrebbe fatto da mediatore per le tangenti.
«Haschke era noto per essere saldamente ancorato all'ambiente formatosi all'interno del gruppo durante la governance del mio predecessore», ha spiegato Orsi. «Haschke era l'uomo di fiducia di Zampini (amministratore delegato di Ansaldo Energia, ndr), mio antagonista nella candidatura alla guida di Finmeccanica e sodale di Borgogni, ed era abituato a muoversi con disinvoltura nei rapporti con alcuni manager del gruppo distribuendo loro, stando alle sue stesse dichiarazioni, denaro per assicurarsene i favori».
Dichiarazioni spontanee sono state rese in aula anche da Bruno Spagnolini, ex amministratore delegato di Agusta Westland, imputato nello stesso processo con l'accusa di corruzione internazionale. Anche Spagnolini ha respinto ogni addebito.
L'ACCUSA: «ORGANISMI DI VIGILANZA ASSERVITI». Il pm Fusco, intanto, ha cominciato la sua requisitoria che dovrebbe concludersi con l'udienza fissata per il 3 luglio. Le giornate dell'8, il 9 e il 10 luglio saranno poi dedicate alle arringhe dei difensori, mentre la sentenza è attesa per il 30 settembre.
Nella prima parte del suo intervento, Fusco ha ricostruito il sistema di «relazioni improprie» e di «assoluta non indipendenza» che correvano tra Orsi e i membri dell'organismo di vigilanza, come l'ex magistrato Manuela Romei Pasetti, che secondo l'ipotesi dell'accusa erano totalmente asserviti ai voleri dei vertici aziendali.
Fusco ha anche ricostruito le prime tappe della gara indiana, soffermandosi sulle modifiche ai requisiti tecnici necessari per vincerla, che sarebbero state apportate per favorire la società italiana, in cambio di denaro versato a funzionari della Difesa indiana con fondi neri accumulati da Haschke attraverso il sistema delle sovrafatturazioni.

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