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MINACCIA 1 Luglio Lug 2014 1830 01 luglio 2014

Iraq,il leader dell'Isis: Usa subiranno un attacco peggiore dell'11/9

«L'America ha perso la guerra con l'Islam».

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Il leaeder di al Qaeda in Iraq Abu Bakr al Baghdadi, in Siria per instaurare uno Stato islamico.

Gli Usa pagheranno un prezzo più alto di quello fattogli pagare da Osama Bin Laden: è quanto ha affermato una voce in un audio messaggio pubblicato da siti qaedisti e attribuito al leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi.
Nella registrazione la voce dice che «gli Stati Uniti sono i primi tra gli infedeli, la loro battaglia contro i musulmani è perduta. L'America pagherà un prezzo più caro di quello fattole pagare da Osama Bin Laden». L’autenticità dell’audio messaggio dev'essere ancora verificata.
Dopo l'annuncio della rinascita del Califfato, un altro incubo è stato evocato per l'Occidente: l'11 settembre. Baghdadi ha invitato «tutti i musulmani a unirsi alla jihad».
SFIORATA LA RISSA IN PARLAMENTO. Questo mentre le fratture politiche, confessionali ed etniche dell'Iraq sono emerse in tutta la loro profondità durante la seduta inaugurale del parlamento federale, dominato da una maggioranza di deputati sciiti contestata dalle formazioni curde e sunnite, in parte solidali queste ultime con l'insurrezione armata, alleatasi tatticamente con i qaedisti di Baghdadi. La seduta si è conclusa in bagarre e la rissa è stata sfiorata più volte tra deputati delle formazioni politiche rivali. Il contestato premier Nuri al Maliki era presente. Finora i gruppi sciiti non sono riusciti a trovare un accordo sulla nomina del prossimo primo ministro, che per convenzione deve essere sciita. Mentre il presidente del Parlamento deve esser scelto tra i sunniti e il capo dello Stato tra i curdi.
GLI USA INVIANO ALTRI 200 SOLDATI. Intanto gli Stati Uniti hanno inviato a Baghdad altri 200 militari per proteggere i cittadini e le proprietà americane nel Paese. E l'Iran ha annunciato che non invierà truppe ma solo armi. Anche perché i suoi consiglieri sono già da tempo dispiegati in massa nel Paese per addestrare le truppe regolari e guidare il reclutamento di decine di migliaia di miliziani sciiti lealisti. Dal canto suo, l'Arabia Saudita ha deciso di donare mezzo miliardo di dollari per far fronte alla crisi umanitaria. Il denaro non passerà attraverso il governo filo-iraniano del premier Nuri al Maliki, con cui Riad è alle strette, bensì attraverso le varie agenzie dell'Onu.

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