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SPETTACOLO 1 Luglio Lug 2014 0647 01 luglio 2014

Tivù: Le Iene, tra commenti razzisti e bufale

Quando il programma di Italia1 fa discutere.

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Matteo Viviani de Le Iene.

Iene e non solo per modo di dire. Perché i protagonisti della longeva trasmissione di Italia1 spesso si sono lasciati andare a giudizi - e servizi - frettolosi e superficiali in nome dello scoop e soprattutto dell’audience.
A volte toppando clamorosamente, salvo poi, ma non sempre, fare retromarcia. Cosa che in ogni caso non è bastata a metterli al riparo dalle polemiche.
Colpa di un atteggiamento spregiudicato e giudizi sommari. L’ultimo a finire nel mirino è stato Matteo Viviani, tra le Iene più famose e conosciute. Il conduttore ha postato domenica 29 giugno una foto sulla sua pagina Facebook: la metropolitana della Capitale, sullo sfondo una donna con una bambina e due poliziotti che le si avvicinano. «Metró di Roma, camminando noto una bambina bionda sui nove anni che dorme in braccio a una signora rom che chiede l'elemosina; non mi ha convinto, le fattezze della bimba erano troppo diverse... probabilmente mi sbaglio, ma nel dubbio... io ho fatto così». Ha denunciato l'anomalia. In molti hanno letto un chiaro significato razzista: e tra i 1.800 commenti arrivati in poche ore, la maggior parte erano fortemente critici.
ROM, LA RETROMARCIA A METÀ DI VIVIANI. Tanto che Viviani qualche ora dopo si è visto costretto a fare marcia indietro e a spiegare che «mi ha colpito la differenza di aspetto tra le due; difficile spiegarlo, non è questione di bionda o mora, ma come se l’una non c’entrasse niente con l’altra… nulla di oggettivo, chiaro, c’arrivo anch’io a capire che un rom può essere biondo, ma una sensazione di stranezza mi ha attraversato lo stomaco e la coscienza», ha scritto sul social network. «Ho fatto quello che ho fatto e sono tutt’ora convinto della bontà di un gesto che si è basato sul contesto specifico in cui è avvenuta una certa scena e non sulla nazionalità dei protagonisti». E ancora: «Rom, italiani, africani, cinesi, per me non c’è differenza, ma fatemi trovare una di queste persone in un contesto simile a quello descritto con in braccio un bambino in evidente stato di sofferenza e state tranquilli che la mia coscienza mi costringerà di nuovo a fare qualcosa».
L'ALLARMISMO INGIUSTIFICATO SUI VACCINI. Una spiegazione che, a guardare i commenti, non sembra aver convinto molto, anzi: perché di fatto Viviani non sembra affatto turbato dall’aver rilanciato un antico pregiudizio nei confronti dell’etnia rom, il furto di bambini. Appena un mese fa lo stesso Viviani era stato protagonista di un’altra polemica, stavolta per un servizio andato in onda durante Le Iene: per l’ultima puntata della stagione ha realizzato un’inchiesta sulla correlazione tra vaccini e autismo, intervistando i genitori di due ragazzi di 14 anni accomunati da problemi psicofisici che, secondo le rispettive famiglie, sarebbero da collegare all'immunizzazione obbligatoria. L’argomento è delicato, il problema è stato riconosciuto dal ministero che però ha sottolineato come i rischi siano bassissimi. E il servizio è finito sotto accusa per aver lanciato una “bomba”, un allarmismo eccessivo e una demonizzazione dei vaccini assolutamente ingiustificata presentando la vicenda non correttamente.

Quel servizio sulla dieta vegana anticancro

Davide Vannoni davanti agli Spedali Civici di Brescia.

Poche settimane prima, era stato un servizio su una dieta vegana anticancro a sollevare un polverone. Matteo Viviani, sempre lui, lasciava intendere l'esistenza di un rimedio miracoloso contro la malattia citando il libro The China Study e si proponeva quasi un’alimentazione vegana al posto della chemioterapia. Tanto che l’11 maggio scorso il gruppo Pro-Test ha organizzato un sit-in pacifico davanti alla redazione Mediaset di Cologno Monzese per protestare contro la disinformazione scientifica de Le Iene.
Ma il caso più eclatante è quello della vicenda Stamina: Giulio Goria, uno dei volti storici del programma - e fino a quel momento tra i più apprezzati - in diversi servizi ha incontrato le famiglie di alcuni bambini affetti da gravi patologie, spiegando come si stessero impegnando per accedere alla “cura” Stamina, descritta come l’unica e ultima speranza che forse avrebbe potuto salvarli.
LE CRITICHE DEGLI SCIENZIATI SU STAMINA. Non solo. Si è personalmente interessato perché potessero usufruire del trattamento a Brescia e ha partecipato a manifestazioni pro Stamina. Senza mai sollevare dubbi, riportando opinione diverse - e men che mai critiche - o riferire delle vicende giudiziarie del metodo e del suo creatore Davide Vannoni. Finché a farsi portatori dello sdegno della comunità scientifica sono arrivati la senatrice a vita e docente di Farmacologia a Milano Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini, storico della Medicina e studioso di Bioetica, e Michele De Luca, professore di Biochimica a Modena e Reggio Emilia, con una lettera: «Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d’informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica», hanno scritto. «A nostro avviso Le Iene hanno gravi colpe nell’avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l’inganno Stamina. Con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello stregone di Moncalieri e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello che uno o più stregoni avrebbero mai potuto avere». Per mesi, l’unica spiegazione data dalla trasmissione è stata: «Abbiamo solo raccontato una storia».
I COMMENTI «SESSISTI» SU MADIA E BOSCHI. Non solo medicina, comunque. Il giorno dell’insediamento del governo Renzi, Enrico Lucci prese di mira i ministri Marianna Madia e Maria Elena Boschi, con una serie di battute e commenti da molti definiti sessisti e fuori luogo. Per non parlare di quando, a gennaio, Paola Ferrari svenne credendo di essere stata aggredita: imitando Miley Cyrus e il suo twerking, la Iena la avvicinò muovendosi alle sue spalle. Era uno scherzo, suscitò un putiferio. Ma Le Iene, passate dalla denuncia dei primi anni al sensazionalismo a tutti costi, ci sono abituate. Senza troppo badare ai danni che provocano.

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