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SALUTE 3 Luglio Lug 2014 2222 03 luglio 2014

A Taranto e nella Terra dei Fuochi si muore di più

Ilva, Napoli e Caserta: aumentano mortalità, malattie e ricoveri.

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Un'immagine dalla Terra dei Fuochi, in Campania.

Ci sono due posti in Italia dove si muore di più. La Terra dei Fuochi e Taranto.
Mortalità maggiore rispetto al resto delle rispettive regioni, più malattie e più ricoveri a causa dei tumori.
I dati dell'Istituto superiore di sanità (Iss) hanno dato concretezza ai sospetti di questi anni.
PIÙ DECESSI TRA LE DONNE. Nella Terra dei Fuochi l'avvelenamento è cominciato 25 anni fa. Non esiste nemmeno un registro tumori, mentre aumenta la rabbia degli abitanti e i camorristi si arricchiscono bruciando e sotterrando i bidoni tossici. Un business che si alimenta nel silenzio assordante delle istituzioni.
L'eccesso di mortalità segna +10% per gli uomini e +13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, città col record di decessi per cancro.
Mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%, con un aumento di ricoveri per una serie di tumori.
«QUESTIONE SOTTOVALUTATA». Per Maria Triassi, docente di Salute pubblica dell'università Federico II di Napoli, è una prova inconfutabile: «Per troppo tempo non si è data alla questione ambientale la giusta importanza. Ora bisogna approfondire, per verificare l'influenza di fattori esterni a quello ambientale, come lo stile di vita, ma è innegabile che serve più attenzione, per esempio unificando i dati di Arpa e Asl, perché non si può ragionare con l'ambiente distinto dalla salute».
Tanti tumori hanno fatto registrare un'impennata nella zona: quello dello stomaco, del fegato, del pancreas, fino ad arrivare a quello della mammella.
SMALTIMENTO RIFIUTI NEL MIRINO. «Purtroppo il problema dei rifiuti è stato ignorato per decenni», ha sottolineato Triassi, «la nostra società ne produce, ma non si è mai preoccupata di come smaltirli. Sono certa che ci sono molte altre situazioni simili in Italia e nel mondo».

Vicino all'Ilva boom di mortalità infantile

L'acciaieria dell'Ilva a Taranto.

A Taranto lo studio ha confermato gli eccessi di mortalità e ricoveri delle edizioni precedenti, con in più i dati, preoccupanti, sulla condizione dei bimbi.
La mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale, mentre nell'area sottoposta a rilevamenti c'è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%.
Nel primo anno di vita l'eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l'aumento della mortalità è invece del 45%.
CRITICITÀ PRECEDENTI CONFERMATE. Secondo l'Iss «lo studio conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini. Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l'area in esame, come causa o concausa».
LA FAMIGLIA RIVA HA SEMPRE NEGATO. Nel mirino da anni è finito l'inquinamento prodotto dall'Ilva, il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa.
Ma politica e istituzioni si sono sempre mostrate indifferenti al problema. Nel 2009 Emilio Riva, proprietario del colosso siderurgico, disse che la questione dei tumori era una «cosa inventata». Suo figlio Fabio Riva usò parole diverse, ma il concetto era simile: «Due casi di cancro in più all'anno... una minchiata», si lasciò sfuggire al telefono, intercettato.
GLI SCIVOLONI DI BONDI E VENDOLA. Non fece una figura migliore il commissario straordinario dell'Ilva Enrico Bondi quando scrisse in un rapporto che le cause delle malattie erano da ricercare nel consumo di «tabacco e alcol». Poi smentì di aver detto che erano più dannose delle emissioni della fabbrica.
Infine il caso politico più famoso, quando il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola rise al telefono parlando di un giornalista che faceva domande sul tasso di mortalità. Subito dopo si scusò: «Una cosa di cui mi vergogno davvero».

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