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VIOLENZA 3 Luglio Lug 2014 2045 03 luglio 2014

Mokbel, gli affari sporchi della banda

Truffa. Riciclaggio. Rapporti con l'estrema destra. I guai del gruppo dell'imprenditore romano.

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L'imprenditore romano Mokbel.

Gennaro Mokbel al futuro senatore Nicola Di Girolamo parlava in questi termini: «Nicò puoi diventà pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio». A svelarlo sono state le intercettazioni che hanno anche registrato insulti e minacce al candidato del Popolo della libertà alle elezioni del 2008.
Politica, affari, servizi segreti, estrema destra, mafia: Mokbel è una specie di crocevia degli ambienti più chiacchierati o pericolosi d'Italia. A capo di una banda, secondo diverse procure, di cui era parte come tesoriere di fiducia Silvio Fanella, ucciso giovedì 3 luglio a Roma.
PASSATO NELL'ESTREMA DESTRA. Un gruppo che si è mosso per anni a tutti i livelli. Temuto per i suoi contatti con boss come Carmine Fasciani, signore del litorale romano, e superpregiudicati come Massimo Carminati, Mokbel è un imprenditore di 53 anni con un passato nell'estrema destra, anche se nega di essere stato fascista.
NIENTE CARCERE PER LA SALUTE. Imputato o condannato per numerosi reati, l'ultima volta nell'ottobre 2013 a 15 anni in primo grado per la maxi-truffa da 2 miliardi di euro ai danni di Fastweb-Telecom Sparkle, della quale è stato considerato l'organizzatore.
Mokbel non è in carcere per gravi motivi di salute, ma ha l'obbligo di dimora. Nello stesso processo Fanella aveva avuto nove anni.
RELAZIONI CON DELL'UTRI? Mokbel è stato tirato in ballo perfino come sospetto regista della fuga di Marcello Dell'Utri in Libano, ruolo da lui smentito in una delle sue rare interviste.
È un faccendiere che avrebbe creato negli anni una rete capace di dialogare con istituzioni, grandi aziende, criminalità organizzata ed eversione nera. Ora che uno degli uomini più vicini a Mokbel è stato freddato in casa in un quartiere bene di Roma, si torna a indagare negli affari della banda alla ricerca di un possibile movente.
ROMANO CON ORIGINI EGIZIANE. Origini egiziane, ma nato a Roma, al quartiere Nomentano, Mokbel e il suo gruppo sono finiti nelle cronache soprattutto per la truffa a Fastweb e Telecom Italia Sparkle.
Processati assieme al fondatore e al top manager delle aziende, Silvio Scaglia e Stefano Mazzitelli, poi assolti dalle accuse di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata finalizzata al riciclaggio.
Fanella, guidato da Mokbel, ha «organizzato, diretto e controllato assieme ad altri il materiale trasferimento delle somme indebitamente sottratte all'erario», è stato scritto nell'atto d'accusa, «e il relativo reinvestimento in attività lecite e illecite». Immobili, preziosi, negozi e altri beni.
NELLO SCANDALO DI GIROLAMO. La banda Mokbel avrebbe costituito società in Stati inseriti nelle liste nere internazionali, inviato propri emissari all'estero, dato assistenza alle famiglie di chi espatriava. Quasi come un clan.
Mokbel e i suoi però erano venuti fuori anche nello scandalo dell'elezione all'estero del senatore Di Girolamo, secondo l'accusa grazie ai voti della 'ndrangheta e con una falsa residenza a Bruxelles.
All'epoca si parlò anche di un suo ruolo nella campagna elettorale per il Campidoglio di Gianni Alemanno, attraverso uomini vicini al candidato come Stefano Andrini.
PASSIONE PER LA POLITICA. La politica, infatti, è una passione di Mokbel.
Dopo i contatti giovanili con il terrorista nero Giusva Fioravanti - che si vanterà poi di aver aiutato pagandone la difesa - e ancora più indietro una rivendicata militanza a sinistra, Mokbel ha anche fondato l'Alleanza federalista, sigla di destra senza fortuna.
Ma il suo forte resta il business lecito e illecito. E in questo magma potrebbe essere scaturito l'omicidio del suo 'pupillo'.

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