Polizia 140503144149
OMONIMIA 3 Luglio Lug 2014 0934 03 luglio 2014

Reggio Calabria, si finge parente di Grasso e truffa i cittadini

Un vigile millantava la parentela. Arrestato.

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Un'auto della polizia.

Approfittando di una casuale omonimia, si spacciava, ovviamente senza esserlo, per un parente stretto dell'ex procuratore nazionale antimafia e adesso presidente del Senato Pietro Grasso - completamente estraneo ai fatti - per promettere assunzioni in pubbliche amministrazioni in cambio di cospicue somme di denaro. Una truffa bloccata dai finanzieri del Gruppo di Reggio Calabria che hanno arrestato Pietro Desiderio Grasso, appartenente al Corpo della Polizia municipale di Reggio, con l'accusa di truffa, falso, millantato credito e peculato. L'uomo, secondo l'accusa, avrebbe incassato, dal 2010 al 2014, circa 500 mila euro.
DA 10 A 30 MILA EURO. L'indagine, denominata «Ti sistemo io», ha rivelato un collaudato meccanismo messo in atto con ripetitività e sistematicità da Grasso che, secondo l'accusa, avrebbe millantato anche capacità di influenza con il suo omonimo Pietro Grasso. Così facendo l'uomo avvicinava le sue vittime con un approccio cordiale e simpatico, sbandierando la parentela, inesistente, col presidente del Senato e raccontando di essere «figli di due fratelli».
Il vigile urbano vantava anche conoscenze e cariche in uffici pubblici di Reggio Calabria e forniva assicurazioni sull'avvio al lavoro in una pubblica amministrazione in cambio di somme che variavano da 10 a 30 mila euro.
DOCUMENTI FALSI. Denaro necessario, a dire di Grasso, per ottenere i favori del potente di turno. Dopo il pagamento della somma pattuita, l'uomo faceva sottoscrivere alle sue vittime falsi contratti di assunzione, preparati da lui stesso, apparentemente emessi ed intestati al Comune di Reggio Calabria, al ministero dell'Interno, al ministero delle Politiche agricole e alla Presidenza del Consiglio regionale della Calabria.
Per rafforzare l'affidabilità dei documenti, apponeva dei timbri e in particolare, uno originale della Polizia municipale di Reggio Calabria sottratto agli uffici del Comando dove lavorava, un timbro falsificato degli uffici amministrativi del Comune ed un timbro lineare della Guardia di finanza completamente contraffatto.
ABUSO D'UFFICIO. I falsi documenti venivano sottoposti alle ignare vittime che li sottoscrivevano convinte di avere ottenuto l'agognato «posto fisso». Per fare tutto ciò, Pietro Desiderio Grasso ha utilizzato anche le auto di servizio della Polizia municipale. È stato accertato anche un caso di rivelazione di segreto d'ufficio, quando Grasso ha informato un suo amico dell'esistenza di un esposto anonimo alla Polizia municipale di Reggio Calabria su presunti lavori edilizi abusivi.

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