INDAGINI 4 Luglio Lug 2014 0959 04 luglio 2014

Omicidio Fanella, a Frosinone il tesoro della vittima

Diamanti e contanti in una casa in Ciociaria.

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Roma: polizia scientifica in via dei Gandolfi 19 dov'è ucciso Silvio Fanella (3 luglio 2014).

Un vero e proprio tesoro fatto di diamanti, denaro e orologi preziosi è stato trovato in un'abitazione, in provincia di Frosinone, nella disponibilità di Silvio Fanella, l'uomo ucciso il 3 luglio a Roma e considerato il cassiere di Gennaro Mokbel. Le perquisizioni sono state eseguite dai carabinieri del Ros che con gli uomini della squadra mobile si stanno occupando del caso.
DIAMANTI E OROLOGI. L'operazione, coordinata dal pm Paolo Ielo, è stata effettuata in un appartamento a Pofi, centro in provincia di Frosinone.
Gli inquirenti hanno trovato, nascosti nel sottotetto e in alcune intercapedini all'interno dell'appartamento, 34 bustine contenenti diamanti, 284 mila dollari in contanti e 118 mila euro. Nel corso della perquisizione sono stati trovati inoltre cinque orologi preziosi tra cui un Rolex con diamanti incastonati. Secondo chi indaga, Fanella sarebbe stato il cassiere del gruppo riconducibile all'imprenditore Gennaro Mokbel.
L'uomo si sarebbe impossessato anche della parte di proventi di alcuni complici della maxi-truffa da 2 miliardi di euro ai danni di Fastweb-Telecom Italia Sparkle.
GEORADAR IN AZIONE. Gli inquirenti che hanno effettuato la perquisizione nell'abitazione di Pofi hanno poi setacciato il terreno adiacente con un georadar. Obiettivo dei pm è verificare se ci possa essere, dopo i diamanti, per un valore di alcuni milioni di euro, altra parte di un tesoro ancora più ampio.
SEQUESTRO FINITO MALE. In ogni caso, secondo le prime ricostruzioni, non si sarebbe trattato di un'esecuzione, ma di un tentativo di sequestro finito male. Ne sono convinti gli inquirenti della procura di Roma che stanno lavorando sull' omicidio. L'attività di indagine condotta in queste ore anche dagli uomini della squadra mobile ha portato a escludere che i tre killer si erano recati in via Gandolfi per una spedizione di morte. Ad avvalorare questa tesi il ritrovamento, nell'appartamento teatro dell'omicidio, di una sacca contenente fascette e cerotti: tutti strumenti di norma utilizzati per effettuare un sequestro. In base a una prima ricostruzione, i tre avrebbero detto al citofono di essere della Guardia di finanza. Una volta entrati nell'appartamento di Fanella sarebbe nata una discussione, confermata da un testimone, poi degenerata nella sparatoria. Chi indaga è convinto che intenzione degli assassini era sequestrare e torturare Fanella per ottenere da lui informazioni in merito al tesoro in suo possesso.
FORSE HA SPARATO PER PRIMO. Potrebbe aver sparato per primo Fanella, quando ha capito le reali intenzioni dei tre finti finanzieri. Non si esclude, infatti, che l'uomo avesse una pistola in casa e che abbia sparato ferendo al gluteo uno dei suoi aggressori prima di tentare la fuga nel bagno, dove è stato colpito a morte. Per gli inquirenti l'arma potrebbe essere stata portata via dagli aggressori quando si sono dati alla fuga.

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