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IN CIRENAICA 5 Luglio Lug 2014 2141 05 luglio 2014

Libia, italiano irreperibile: si teme rapimento

Il 53enne lavorava per la Piacentini.

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Marco Vallisa, il tecnico italiano scomparso in Libia il 5 luglio.

Ore di apprensione per la sorte del tecnico italiano Marco Vallisa di Cadeo, nel Piacentino, scomparso la mattina del 5 luglio nell'ovest della Libia, insieme con due colleghi - un bosniaco e un macedone - con cui lavorava in un'impresa italiana, la Piacentini Costruzioni.
LA CONFERMA DELLA FARNESINA. La notizia della scomparsa, inizialmente diffusa dal Libya International Channel che ipotizza un rapimento, è stata poi confermata dalla Farnesina secondo cui il tecnico italiano risulta «irreperibile».
Mentre il ministero degli Esteri è in contatto con la famiglia e ha «subito attivato tutti i canali», a Cadeo - paese d'origine, nel Piacentino - si spera che la vicenda si risolva presto. E nel migliore dei modi.
L'ULTIMO AVVISTAMENTO A ZUWARA. Vallisa, 53 anni ed esperto di costruzioni impegnato in un cantiere dell'azienda modenese, era con altri due colleghi, il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri, al momento della scomparsa avvenuta nella città costiera di Zuwara, nella parte occidentale della Libia. Città nota per il traffico illegale di immigrati.
I tre sono stati visti l'ultima volta sabato mattina da un altro gruppo di dipendenti. Da allora si sono perse le loro tracce.
NESSUNA RIVENDICAZIONE. La loro macchina di servizio è stata ritrovata di fronte casa e al momento non ci sono notizie più concrete sulla loro sorte mentre crescono i timori di un rapimento. Anche se, per ora, nessuna rivendicazione è stata resa nota e nessun riscatto chiesto alla ditta, informa la Piacentini. «Abbiamo provato numerose volte a contattarli ma i cellulari risultavano prima irraggiungibili poi spenti», riferisce un collega a Tripoli. Intanto le autorità di Zuwara si sono attivate e avrebbero anche fermato alcune persone che potrebbero essere probabili sospetti, ma niente di concreto.
La Piacentini sta attualmente lavorando alla ricostruzione e all'ammodernamento del porto di Zuwara, una commessa che si aggira intorno ai 37 milioni di euro.
Dalla rivoluzione del 2011 che ha deposto Muammar Gheddafi, la Libia è teatro di rapimenti quasi giornalieri di membri delle forze di sicurezza, attivisti, giornalisti, giudici libici ma anche civili e stranieri, spesso perpetrati a scopo di riscatto.
RESTA IL GIALLO DI GIANLUCA SALVIATO. Da marzo non si hanno notizie di un altro italiano scomparso invece nella città orientale di Tobruq, Gianluca Salviato, un tecnico della Enrico Ravanelli. Da allora si teme per la sua vita anche perché l'uomo, diabetico, ha bisogno di insulina. Nella stessa regione, la Cirenaica martoriata da scontri, attentati e sequestri quasi quotidiani, altri due operai italiani furono invece rapiti il 17 gennaio vicino Derna e liberati 20 giorni dopo.
Se i timori della prima ora, quelli del rapimento, fossero confermati salirebbero a quattro gli italiani nel mondo di cui si sono perse le tracce. Oltre a Vallisa e Salviati non si più nulla neanche di Giovanni Lo Porto, sparito da tre anni in Pakistan e Padre Dall'Oglio, in Siria, di cui non si ha più da tempo notizia.

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