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RIFORME 5 Luglio Lug 2014 0850 05 luglio 2014

Stalking, niente carcere per decreto

Stop all'arresto per i reati puniti con meno di tre anni.

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Il tribunale di Milano.

Stalking, niente arresto per i reati puniti con meno di tre anni.
Il 28 giugno è entrato in vigore il decreto legge 26 giugno 2014 n 92 che evita manette e detenzione in carcere o a domicilio, agli autori di maltrattamenti familiari e di stalking.
Come raccontato il 5 luglio dal Corriere della Sera, nel Palazzo di giustizia di Milano si è verificato un caso dove il giudice dell'udienza preliminare aveva davanti un imputato che aveva deciso di condannare a due anni e otto mesi di reclusione per aver «commesso atti di violenza fisica e psicologica in modo continuativo e abituale» contro sua moglie e sua figlia.
MODIFICATO L'ART. 275. Fino a qualche giorno fa avrebbe potuto mandarlo in carcere. Adesso, con il nuovo decreto per il risarcimento dei detenuti (operativo dal 28 giugno), non può più farlo. Perché, dice la modifica dell'articolo 275 del codice di procedura penale: «Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni».
Esattamente come in questo caso. «Facciamo così», ha proposto il giudice all'imputato. «Io le revoco la misura ma lei non si avvicina più a casa di sua moglie». Risposta: «E come faccio? Io non saprei dove altro andare». Un bel problema.
ALLA RICERCA DI UNA COMUNITÀ. Risultato: si cercherà una comunità che possa accoglierlo per scontare la pena. E se per caso il condannato non seguirà le indicazioni del giudice o se tenterà di tornare da sua moglie, si riproporrà tutto daccapo. Perché nemmeno in quella circostanza sarà possibile arrestarlo.

La casa delle donne maltrattate non ci sta: «Paradossale»

Una toga d'avvocato.

Molta preoccupazione è stata espressa dalla vicepresidente della casa delle donne maltrattate di Milano, l'avvocatessa penalista Francesca Garisto.
«Almeno prima il carcere era previsto per i più pericolosi. E paradossalmente credo che non gioverà nemmeno agli stalker, perché c'è il concreto rischio che proprio per tutelare la persona offesa i giudici possano essere indotti a decidere pene più alte di quelle che avrebbero deciso prima di questo decreto».
PRONTE ALCUNE MODIFICHE. Il presidente dell'Associazione nazionale dei magistrati, Rodolfo Sabelli, ha annunciato che «sappiamo già come fare e stiamo preparando una proposta per la prossima audizione in Commissione Giustizia». Per riaggiustare il tiro basterebbe che nel convertirlo in legge, si escludesse di applicarlo per alcuni reati. «Adesso si parla semplicemente di divieto della custodia cautelare in carcere. Chiederemo alla Commissione che il divieto non sia applicabile per reati come lo stalking aggravato, furti in abitazione, maltrattamenti, rapina aggravata».
PALLA IN MANO AI GIUDICI. «Secondo me questo decreto contiene principi che vanno visti con favore se si pensa che disciplinano la privazione della libertà delle persone», ha affermato il penalista e professor Franco Coppi. «Certo capisco i timori per i reati che riguardo le violenze sulle donne e penso che tutto sia perfettibile. Bisognerà vedere quale applicazione ne faranno i giudici sul terreno concreto prima di dire se funziona oppure no. Perché la norma è molto legata alla discrezionalità dei giudici».
PLAUDE IL DAP. Vista dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), la norma in questione può servire come argine contro il sovraffollamento delle celle. «Nel giro di un anno siamo riusciti a passare da 66 mila detenuti a 57.930 e credo che questo decreto ci aiuterà a scendere ulteriormente», ha spiegato il vicecapo vicario, Luigi Pagano. «Il problema è che finora si è sempre parlato di carcere e invece dobbiamo provare a guardare, come in questo caso, all'esecuzione penale esterna al carcere. Non si tratta di numeri di detenuti, ma di una scelta di fondo».

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