Burger King Fast 131105173153
LA MODA CHE CAMBIA 6 Luglio Lug 2014 1635 06 luglio 2014

È un'Italia fondata sul fast food

Spacci di cibo arredati uniformemente in finto design. Dove un tempo sorgevano barbieri, librerie, falegnami. Le grandi città ormai hanno poco di autentico.

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Uno dei fast food Burger King.

L'esorbitante numero di paninoteche, friggitorie, spacci di focaccine imbottite e gelaterie che ormai costella l'Italia e soprattutto le grandi città ( le gelaterie in particolare, e ce ne fosse una che non proponesse la granita di mandorla d'Avola; se non fosse una località di qualche migliaio di abitanti, a trovarsela così, ovunque, uno straniero potrebbe figurarsela grande come Rio de Janeiro), offre a un viandante frettoloso, cioé quello che non si imbottisce come il Poldo di Popeye di hamburger e grassi ad ogni passo, l'opportunità di fare, tre riflessioni diverse, e tutte preoccupanti.
La prima: come mai un tempo i Comuni erano così restii a concedere permessi a esercizi commerciali e rivendite di alimentari che potessero farsi immediata concorrenza, e ora consentono l'apertura anche di sette botteghe sostanzialmente identiche nella stessa via?
Qualcuno si è convinto che concedere a tutti la possibilità di un piccolo sfizio quotidiano, cioé di una botta di glucosio e di colesterolo a poco prezzo, non potendo più quasi nessuno permettersi orologi Cartier e manco una vacanza, sia una valida compensazione alla crisi e alla disoccupazione?
UN PANORAMA DEPRIMENTE. Muffin e macaron tinti d'azzurro, o le bancarelle di formaggi all'ombra del Castello Sforzesco che tanto piacciono al sindaco di Milano Giuliano Pisapia sono la nuova declinazione del panem et circenses imperiale?
La seconda considerazione, che dalla prima deriva: ma non trovate deprimenti, o per dirla tutta una presa per i fondelli, questi spacci di cibo arredati uniformemente in finto design o finto-eclettico con sedie spaiate e mobili fabbricati ieri ma sempre decapati per evocare un'autenticità che non possiedono?
IL TENTATIVO FALLITO DI MICHELLE. Terza considerazione: è vero che persino Michelle Obama ha fallito nel suo tentativo di migliorare la dieta dei ragazzi americani a scuola introducendo insalate al posto delle patate fritte (se qualcuno si fosse premurato di spiegarle che le insalate verdi sono noiose e gli sformati di verdura no, forse la sua campagna avrebbe avuto più successo), ma è ovvio che qualunque iniziativa scolastica, mandato ministeriale o assemblea dei genitori a favore di una sana alimentazione sia destinato a fallire, se una volta usciti da scuola, i ragazzi trovano la strada per casa costellata di tentazioni.
600 METRI DI NOIA. A Milano, dal liceo Parini a corso Garibaldi, tagliando per via san Marco e via Palermo ci sono 10 bar, tre gelaterie, otto fra pizzerie e ristoranti, due panifici con annesso bar, due gastronomie, un supermercato biologico e un ortofrutta. Questo in circa 600 metri di tragitto. Di che sperare che i ragazzi inforchino moto e bici fuori dal portone del ginnasio e non ne scendano prima di essere arrivati a casa. Nei pochi metri liberi da vassoi di brioches e pizza al taglio alta due dita e grondante olio si vendono infatti gioiellini a poco prezzo, lenzuola, qualche sedia del solito pseudo design e, guarda guarda, mobili finto antichi decapati, affiancati a copie anastatiche delle opere di Corneille (il format del negozio è francese, fosse stato italiano magari ci sarebbe stato servito il cavalier Marino, sempre in anastatica cioé in copia, però).
IL DEGRADO DELLO STILE DI VITA. Nulla di autentico, ben poco di interessante. Questo è il centro di Milano nelle stesse vie in cui un tempo si trovavano falegnami, imbianchini ma pure librerie (e quelli che resistono lo fanno dietro implorazione e sovvenzione dei residenti, orripilati all'idea di uscire di casa e trovare al posto del barbiere e dell'elettricista un ennesimo negozio di scarpe a poco prezzo). Questo è il motivo per cui, anche i pochi che possono si guardano bene dal fare acquisti (robaccia inutile non serve a nessuno), e questo è anche il motivo per cui le strade sono piene di ragazzine già devastate dalla cellulite, con la vita, i fianchi e la schiena di cinquantenni trascurate. Un insopportabile degrado dello stile di vita che ci servirebbe tanto vendere.

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