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LA STORIA 7 Luglio Lug 2014 0600 07 luglio 2014

Camorra, Forcella e la violenza

Il quartiere napoletano ha paura.

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I carabinieri nei vicoli di Forcella.

Forcella trema, ma lui di cognome fa Giuliano e perciò va protetto per forza. Omertà. Nascondigli. E silenzi. Così diventa vento quel che di più segreto accade tra i vicoli della casbah.
Ha i capelli rossi, lo sguardo spavaldo, la tracotanza di chi sa di indossare un cognome da paura. Con i compari, usa modi spicci. E coltiva fama di sciupafemmine, come lo zio (da cui ha ereditato l’ingombrante nome) che si è pentito da 12 anni e collabora con i magistrati ben nascosto in una località segreta.
LUIGI IL ROSSO, NIPOTE D'ARTE. È Luigi Giuliano, anzi Luigi il Rosso, nipote dell’ex re di Forcella Lovigino (Luigino), detto ‘o ‘rre (il re), «poeta», amico di Diego Armando Maradona e capo indiscusso della Nuova famiglia che negli Anni 80 battagliava a suon di estorsioni e spaccio di droga contro la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. E che è stato rintracciato dopo alcuni giorni di latitanza a Campobasso dagli agenti della questura di Napoli che lo cercavano da quando, nel pomeriggio di giovedì 26 giugno, ha sparato - secondo l'accusa - contro una pattuglia di Falchi che lo stava inseguendo.
IL CONTROLLO DEI VICOLI. Pochi istanti prima, Luigi - fisico tarchiato, asciutto, occhi castani e ben più banali rispetto a quelli azzurro-ghiaccio che hanno reso carismatico lo zio capo clan - era stato sorpreso nei vicoli di Forcella, dove è tornato ad abitare con i cugini allo scopo di ripristinare il dominio dei Giuliano nel rione spodestando i rivali del clan Mazzarella, mentre puntava la pistola alla tempia di un pusher nemico.
Alla vista degli agenti, Luigi ha sparato una decina di proiettili. Per fortuna, senza colpire nessuno. Poi, si è dileguato a bordo di un’auto Nissan di colore nero, inghiottito dai vicoli, con altri complici.

Mazzarella e Giuliano: una faida senza tregua

Il funerale della vedova di un boss a Forcella.

Forcella trema. Perché la guerra aperta dai nipotini di ‘o ‘rre contro i Mazzarella è di quelle che non ammettono tregua. O noi o loro. E vinca il peggiore.
L'OMICIDIO DURANTE. Luigi, il nipotino del gran capo pentito, è il fratello di Salvatore detto Sasà, in carcere da 10 anni con l’accusa di aver ucciso Annalisa Durante, 14 anni, bionda con gli occhi azzurri, colpevole di essersi trovata la sera di sabato 27 marzo 2004 in via Vicaria vecchia a Forcella. Proprio lì i nemici avevano deciso di tendere un agguato a Sasà Giuliano.
Partirono i primi spari. Lui, vistosi perduto, afferrò la povera Annalisa e si fece scudo con il suo corpo. Spararono ancora. Un proiettile trafisse Annalisa all’occhio destro, un altro al cervello. Tre giorni di agonia, poi la ragazza morì. Con i suoi organi, oggi vivono sette persone.
Il suo sacrificio indignò Napoli. «Mai più questa violenza!», urlò il parroco ai funerali. E i politici si accodarono con rabbia. Annalisa Durante oggi avrebbe 24 anni, forse sarebbe sposa e mamma. Invece, è rimasta un’adolescente da celebrare nella memoria.
LA MAPPA DELLA PAURA. Mai più questa violenza? E quando mai. A Forcella, 10 anni dopo, non è cambiato nulla. Anzi, oggi che i discendenti del boss Lovigino sparano senza scrupoli tra i vicoli per far fuori i rivali, la gente ha addirittura stilato nella mente una mappa delle strade da evitare, cioè quelle in cui le bande contrapposte, che a bordo delle moto presidiano 24 ore su 24 i punti strategici, potrebbero all’improvviso aprire il fuoco.
Via Tribunali, piazza Calenda, via Vicaria vecchia, via Forcella sono le strade del coprifuoco, quelle a rischio di «proiettili vaganti». C’è chi, per evitare guai tornando a casa, preferisce allungarsi fino al corso Umberto e tagliare per via sant’Agostino della Zecca: fa un giro lunghissimo, ma cammina più tranquillo. Più tranquillo? In parte.
C’è chi, tra gli inquirenti, raccomanda di procedere anche lì «il più veloce possibile». I commercianti di Forcella, poi, tremano due volte: con la guerra tra bande in atto, c’è il rischio di dover pagare il pizzo non a un solo clan ma addirittura a due.
«AZIONI DIMOSTRATIVE». Si vive scansando le pallottole. Oggi una sparatoria (dimostrativa) sotto casa di un affiliato al clan Mazzarella. Domani toccherà di assistere inerti a un'identica sceneggiata, ma sotto casa di uno dei Giuliano. «Azioni dimostrative», le definiscono i guaglioni. Che, preoccupati di perdere fette di consenso nel rione, si prendono la briga di tranquillizzare le massaie costrette a transitare nei punti più pericolosi con le buste della spesa.
«Qualche guaglione», racconta una massaia, «mi ha visto spaventata e si è offerto di portarmi la spesa fino a casa. Bello di mamma sua, gli ho detto, grazie tante ma faccio da me».

A Forcella torna il Far west Anni 80

I vicoli di Forcella.

C’è un clima da Far west, come non si assisteva dagli Anni 80 nel rione. La guerra tra le bande si sta consumando a pochi passi dal centro cittadino e a meno di due chilometri dalla sede della questura, della prefettura, del municipio.
Dicono che Sasà Giuliano, grazie alla buona condotta e alle norme sui premi, tra un po’ uscirà dal carcere in cui è rinchiuso per l’omicidio di Annalisa Durante. E tornerà a Forcella, probabilmente a dare man forte a Luigi il Rosso, il cuginetto sciupafemmine, e agli altri familiari impegnati contro i Mazzarella. Forcella trema, perché questi sono guaglioni che mica scherzano. Uno come Genny ‘a carogna, l’ultrà del Napoli più famoso che in questi vicoli abita, al confronto è un mite.
COPRIFUOCO NEL QUARTIERE. In mezzo, tra quelli un po’ sbandati come lui e l’esercito dei camorristi, c’è la gente normale, cioè coloro che con i Giuliano e i rivali nulla hanno da spartire e non ne possono più del clima da coprifuoco, delle paure costanti, dei rientri a casa camminando attaccati i muri. E se la prendono con lo Stato che, dicono, «da questi vicoli è scomparso lasciandoci soli in balìa della violenza».
IL SET NATURALE DI DE SICA. Così muore il rione più famoso di Napoli nel mondo, dove Vittorio De Sica girò la storia di Adelina, la contrabbandiera sempre incinta per non finire in carcere, del primo episodio di Ieri oggi e domani, il film capolavoro con Sophia Loren e Marcello Mastroianni.
Forcella è storia. E memoria antica. Del cippo, per esempio, cioè della pietra che faceva parte della porta muraria di Neapolis. O dei giorni difficili del Dopoguerra, quando con la cosiddetta borsa nera il rione sfamò l’intera città a digiuno sotto le bombe.
LA VENDITA DEI MARINE A PESO. Ed è memoria di comportamenti surreali, a metà fra la bieca truffa e il trionfo della più sfrenata fantasia. Fino agli Anni 60, tra gli scugnizzi più spregiudicati del rione, c’era l’uso - per esempio - di vendere a peso i soldati americani di colore dopo aver fatto sì che si ubriacassero. Chi comprava, aveva diritto a perquisirli e a prendersi tutto quel che trovava loro addosso: dalle sigarette ai dollars, fino allo chewing gum e al passaporto.
Assai richieste dai napoletani (e dagli americani) erano le cosiddette «sigarette con lo sfizio», che si vendevano nei vicoli a prezzo maggiorato se prelevate direttamente dal reggipetto delle giovani venditrici che lì le conservavano maliziose.
LEGGENDE DI STRADA. Forcella, come ha scritto Vittorio Paliotti nel libro La casbah (2005), è stata anche la fabbrica dei falsi diplomi da patrioti, cioè da partigiani, che salvò dalla fucilazione molti poveri cristi che non avevano fatto in tempo a liberarsi della divisa da fascista. Ed è la leggenda (per molti verissima) del palazzo di quattro piani letteralmente rubato in una sola notte da un pool di forzuti «muratori» cui era stato commissionato un enorme carico di finestre, scale, corrimano e suppellettili.
Forcella era pacco truffa, gioco delle tre carte, signorine variopinte e case di tolleranza. Regno dell’illegalità e della furbizia, che osannava il furto con destrezza ma disprezzava l’omicidio. Una casbah: anarchica e illegale, visionaria e profana.
A nessuno, in quei vicoli, sarebbe mai venuto in mente di uccidere neanche una mosca. Era sempre meglio venderla, no?

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