Salvatore Nunnari Tresilico 140707141728
MONITO 7 Luglio Lug 2014 1341 07 luglio 2014

Inchino al boss, Nunnari: «Fermare le processioni»

Nunnari: «A Oppido i preti dovevano scappare».

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Salvatore Nunnari. Sullo sfondo un momento della processione a Oppido Mamertina.

Dura condanna del presidente dei vescovi calabresi, monsignor Salvatore Nunnari, nei confronti dell'inchino della Madonna a un boss duranrte una processione a Oppido Mamertina, in Calabria. «Dispiace che i preti non abbiamo avuto il coraggio non di andare via, ma di scappare dalla processione», ha detto, «quando i carabinieri hanno lasciato, i preti dovevano scappare dalla processione. Avrebbero dato un segnale e di questi segnali abbiamo bisogno».
«FERMARE LE PROCESSIONI». «Siccome sotto la vara può capitare che ci sia il mafioso di turno che fa poi il capo», ha aggiunto, «allora bisogna avere il coraggio di fermare le processioni. Se fossi vescovo di quella città per un po' di anni non ne farei e credo che sarebbe cosa gradita alla Madonna».
E ancora: «Permettiamo che si svolgano processioni dove la santa patrona è degli altri? So bene, per la mia esperienza, cosa sia questa attività popolare che esplode in anarchia religiosa. Cioè sotto la vara loro non si sentono dipendenti da alcuna gerarchia e sentono di avere un rapporto loro personale con il Padreterno, la Madonna e con i santi».
«MENTALITÀ DISTORTA». «È un fatto grave», ha concluso, «ma è un fatto che va spiegato anche con una mentalità distorta di uomini che di fede non hanno nulla e che purtroppo non abbiamo educato a questa fede. Ci sono delle volte, recenti anche, ma soprattutto remote, in cui l'attività popolare che può essere un avvio alla fede spesso diventa un fatto di anarchia religiosa. Chi sta sotto la vara non vuol sentire nulla di gerarchia. E allora ci scappa di mano anche l'episodio grave di cui, come vescovo e presidente dei vescovi calabresi, dico tutto il male per ciò che è avvenuto».
IL SEGRETARIO DELLA CEI GALANTINO: «MI SENTO TRADITO». La ferma condanna di monsignor Galantino, segretario generale della Cei e vescovo di Cassano Jonio, non si è fatta attendere. «Mi sento tradito», ha detto. «Chi ha fatto chinare quella statua ha commesso un doppio peccato. Ha stravolto il senso della processione, cercando di avallare il comportamento di chi serve il male». Più che di un 'inchino', secondo il vescovo si è trattato di un gesto di «sottomissione: occorre estirpare la radice culturale» che ha consentito alla processione di trasformarsi in un omaggio al boss.
INCHIESTA SUL RITO DI OPPIDO. Sulla processione, guidata da un parroco, è stata aperta un'inchiesta. In proposito Galantino ha dichiarato che Papa Francesco, quando è venuto in Calabria, «ha avvertito: attenzione a non lasciare soli vescovi e parroci. Io non voglio fare una difesa d'ufficio, ma so che le processioni sono eventi di popolo che finiscono per inglobare anche ambienti estranei alla parrocchia». Il segretario della Cei ha poi precisato che i sacerdoti non hanno sempre il controllo di tutto quello che succede durante le processioni. E sui detenuti di Larino ha confermato: «Chi è scomunicato non può fare la comunione, è escluso dai sacramenti». Però, è sempre possibile anche per loro «mettersi in ascolto della Parola di Dio. Per questo è importante la presenza dei cappellani nelle carceri».

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