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SCONTRO FRONTALE 7 Luglio Lug 2014 0941 07 luglio 2014

Mafia, i clan rispondono all'offensiva di Francesco

Le cosche si ribellano alla scomunica.

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La statua della Madonna delle Grazie di Tresilico tratta da un filmato su Youtube.

Da un lato l'inchino della Madona al boss della 'ndrangheta, dall'altro lo sciopero dei detenuti affiliati alle cosche e pronti a non prender più parte alla messa.
Le parole di papa Francesco, che dalla piana di Sibari, aveva lanciato una vera e propria scomunica nei confronti dei mafiosi non hanno mancato di scatenare la reazione dei clan, pronti a replicare con un autentico guanto di sfida alla Chiesa, di fatto un attacco frontale al pontefice.
LA PROTESTA DEI CARABINIERI. A Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, non a caso la terra dalla quale Bergoglio aveva lanciato il suo anatema, sono stati I carabinieri a ribellarsi all'«omaggio», allontandondosi in segno di dissenso nel momento in cui la statua della Vergine è transitata davanti all'abitazione del boss ndranghetista Peppe Mazzagatti, 82 anni, condannato all'ergastolo per omicidio e associazione a delinquere, ai domiciliari per motivi di salute. E pensare che il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, proprio per combattere i boss, aveva chiesto appena una settimana addietro di sospendere per 10 anni la figura dei padrini ai battesimi e alle cresime.
ALFANO CONDANNA L'INCHINO. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha parlato di «deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi», complimentandosi coi militari che hanno preso le distanze da quelli che lo stesso Alfano ha bollato come «atti incommentabili». Ma c'è chi come il sindaco di Oppido Mamertina, Domenico Giannetta, ha provato a sminuire l'acaduto, giustificando il percorso della Madonna come rispettoso della tradizione locale. «Ci sentiamo come amministrazione comunale indignati e colpiti nel nostro profilo personale e istituzionale. Era presente al corteo religioso tutta la Giunta comunale, il presidente del Consiglio comunale, il comandante della polizia municipale e il comandante della stazione dei carabinieri di Oppido. Giunti all'incrocio tra via Ugo Foscolo e corso Aspromonte, nel seguire il corteo religioso tutti i predetti camminando a piedi svoltavano a sinistra, circa 30 metri dietro di noi vi erano i presbiteri e ancora dietro la vara di Maria Santissima delle grazie. Mentre tutti procedevamo a passo d'uomo, la vara si fermava all'intersezione predetta e veniva girata in direzione opposta al senso di marcia del corteo, come da tradizione».
CONTESTAZIONE NEL CARCERE DI LARINO. Difficile, in ogni caso, giustificare l'ennessima riverenza andata in scena nei confronti di un pregiudicato, alla luce anche di quanto avvenuto a Larino, in Molise, dove gli esponenti delle cosche rinchiusi in carcere hanno dato vita a un vero e proprio sciopero della messa, protrattosi fino a domenica 5 luglio. Una protesta clamorosa che è riconducibile proprio alle dure parole spese dai Francesco nei confonti dei mafiosi. «Padre, se non possiamo più prendere i sacramenti, alla funzione religiosa non veniamo più», è stato il messaggio indirizzato al cappellano don Marco Colonna. Quando il vescovo di Termoli-Larino, Giancarlo De Luca, ha accettato di officiare di persona la cresima di un boss della 'ndrangheta, poi scarcerato per decorrenza dei termini, lo sciopero è terminato.

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