Prefettua 140623152424
LETTERA 7 Luglio Lug 2014 1600 07 luglio 2014

Processo grandi rischi: solo la Cgr parla di mancato allarme

Per alcuni è stata una sentenza contro la scienza. Ma la magistratura ha contestato altri reati.

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La sede della prefettura dell'Aquila, diroccata dopo il terremoto.

In occasione della ricorrenza della tragedia aquilana sono stati qui riassunti i punti centrali del processo 'Grandi Rischi', che vede condannati in primo grado alcuni scienziati della Commissione grandi rischi (Cgr) e membri della Protezione civile per aver rassicurato la popolazione.
La questione aquilana appare complessa. E per altri aspetti, come quelli tecnico-penali, lo è per davvero.
'PROCESSO ALLA SCIENZA'. L'effetto complessità è imputabile in larga parte al fatto che sin dal 2010 il dibattito ha incanalato la narrazione sul binario fuorviante del 'processo alla scienza'.
Basti pensare che, fino al 2013, gran parte del commento nazionale - anche specializzato - ha risentito di questa scelta. Che si è riprodotta fino a oggi, anche se in altre forme.
Per esempio, gli editorialisti-opinionisti hanno marginalizzato - quando non omesso - il cuore della sentenza, ovvero che la Cgr rassicurò la popolazione.
ALTRA VERITÀ NELLE CARTE. I giudici, infatti, hanno scritto che le «affermazioni in ordine ai temi della prevedibilità dei terremoti, dei precursori sismici, dell’evoluzione dello sciame in corso, della normalità del fenomeno, dello scarico di energia indotto dallo sciame sismico quale situazione favorevole (...) costituiscono il corpo principale del capo di imputazione e hanno una indubbia valenza rassicurante».
La strategia difensiva dei condannati in primo grado è stata quella di montare un 'processo alla scienza'. Poi, da quando le carte hanno cominciato a circolare, non è stato più possibile. E nel frattempo ci si è messo pure il dibattito 'specialistico'.
NON CONSIDERATI I GIUSTI NODI. Massimiliano Stucchi, ex dirigente dell'Ingv, ha sostenuto che il sottoscritto abbia falsificato la realtà e ha scritto: «Sostanzialmente gracchia le solite cose, proprio come 'un disco rotto'». È vero. Sono un disco rotto che ripete che l’Ingv ha diffuso capi d'imputazione che la magistratura non gli ha mai contestato e ha alterato le motivazioni della sentenza.
Le modalità argomentative di Stucchi sono quelle di evitare di criticare la sostanza del discorso per la sua coerenza interna, ma esploderlo in ogni direzione. E così, ritagliato con il bisturi un singolo aspetto, lo si porta a un grado di specialismo (presunto). Il risultato è una sequenza sconnessa di ritagli - ora scientifici, ora giuridici, ora giornalistici - che, calati in cornici epistemologiche tra loro differenti, ingenerano una gran confusione.
Tuttavia le responsabilità sono tracciabili. E le tesi fuorvianti dell’Ingv tornano sempre al punto di partenza.
MEDIA FUORI BERSAGLIO. A far 'deragliare' i media è stato, nel giugno 2010, la travisazione tout court dei capi d’imputazione. Qui il ruolo dell’istituto per 29 anni guidato da Enzo Boschi è stato decisivo. Perché ha chiesto - e ottenuto - l’adesione di gran parte della comunità scientifica internazionale. Carpendone la buonafede e sfruttandone un’eccessiva 'ingenuità', li hanno così chiamati a firmare un capo d’imputazione di cui nelle carte non c'è traccia.
Testualmente nella lettera (leggi il pdf) è stato scritto: «Questa iniziativa è stata intrapresa a seguito del recente invio degli avvisi di garanzia per l’accusa di omicidio colposo ai componenti della Cgr, (…) per non aver promulgato uno stato di allarme (…) la comunità scientifica internazionale è unita nell’affermare l’attuale impossibilità di prevedere i terremoti a breve termine (…)».
I GIUDICI PARLANO DI «IMPERIZIA». «Stato di allarme?». Negli avvisi di garanzia non c’è una sola parola di tutto questo. E neppure la «colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia» e «le informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulle pericolosità dell'attività sismica in corso» - di cui ha parlato la magistratura non sono state citate. Eppure è in questo capo d'imputazione che si oggettivizza la narrazione del 'Processo a Galileo, con l'adesione acritica di gran parte della stampa.
Tra i sette firmatari della «iniziativa» c’è anche Stucchi: è in riferimento alla lettera che si può parlare di una rappresentazione distorsiva esposta al mondo scientifico. Anche se non tutti ci hanno creduto, come il sismologo californiano Lalliana Mualchin, primo firmatario di una contro-lettera di smentita a cui i giornali non hanno dato spazio.
SCONTRO SUL RASSICURAZIONISMO. La cortina fumogena costruita attorno alle motivazioni porta all’ingombrante presenza della tesi del 'rassicurazionismo disastroso', chiave di tutto il processo. È l’incubo dei membri Cgr, perché non sono riusciti a scalfire di un millimetro l’impianto argomentativo su cui si fonda la ricostruzione antropologica del consulente per l’accusa, Antonello Ciccozzi, che fa perno sulla teoria delle rappresentazioni sociali di Serge Moscovici, riconosciuta a livello mondiale. Se ci sarà una 'guerra scientifica', infatti, sarà tra scienziati sociali.

Nella lettera degli scienziati a Napolitano le accuse mai contestate dai magistrati

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Bertolaso nella visita a L'Aquila dopo il sisma.

Per sgombrare il campo da dubbi, passiamo in rassegna le tesi di Stucchi, curatore del blog Terremotiegrandirischi.com che «tratta del processo ai ricercatori nel campo dei terremoti» e che ha come obiettivo di «produrre argomenti, punti vista etc., anche dalla parte degli accusati e di chi si riconosce nella loro azione».
Ha detto che «falsificazione è parola grossa, che potrebbe avere risvolti penali». Eppure, come mostrano le carte, tramite «la lettera aperta a Napolitano», 4 mila ricercatori hanno condiviso un documento che presenta accuse che in realtà la magistratura non ha contestato.
IL CONFLITTO D'INTERESSI. «A Giacomo Cavallo (altro lettore che ha commentato l'articolo sui Grandi rischi, ndr) non ha risposto nel merito», ha scritto l'ex dell'Ingv. Di quale merito si parla? Nel commento non c’è una sola idea in sé coerente.
Sempre Stucchi ha scritto che io ho «accusato Cavallo di conflitto d’interessi». E ha aggiunto: «Ma quali interessi dovrebbe avere un astrofisico da tempo in pensione?». La convergenza spontanea di interessi è la forma più efficace di conflitto d’interessi. E quest'ultimo può anche considerarsi come l'azione per non far dispiacere qualcuno.
MAI CONTESTATO CICCOZZI. La domanda vera è: qual è stato l'interesse dell'Ingv a travisare le carte sin dal principio?
Ancora Stucchi ha evidenziato come io abbia sostenuto «che nessuno ha commentato la legge di copertura scientifica elaborata da Ciccozzi» e ha detto che è una «cosa non vera».
Ciccozzi ha mostrato che l’abbassamento della soglia del rischio aumenta l’esposizione al pericolo. Nessuno, sul piano delle scienze sociali, ha mai contestato questo principio cardine della disastrologia.
ACQUISIZIONE IN AULA. Quindi il curatore del blog Terremotiegrandirischi.com ha continuato: «E non si chiede perché tale legge non abbia avuto un grande riscontro: forse ignora che una ‘legge scientifica’ diventa tale quando trova il consenso della categoria degli scienziati cui fa riferimento». Stiamo parlando di acquisizione della prova scientifica nel processo penale: è un’altra cosa.
Per quanto riguarda il «riscontro», il 'rassicurazionismo disastroso' ha fatto il suo ingresso nel dibattito britannico, veicolato da David Alexander.
BOSCHI GENTILE COI POTENTI. Poi è stato scritto: «A Cavallo, Salvadorini non risponde (…) accusandolo di voler spostare l’attenzione dal cuore della questione». Esatto, e quello riproposto è uno schema analogo. Il cuore della questione è che gli scienziati hanno rassicurato la popolazione. Quello è il terreno del confronto, stando alla sentenza sopra citata.
Quindi c'è la questione di Enzo Boschi, ex direttore dell'Ingv. «Privo di argomenti nuovi, non gli è rimasto che riesumare una intervista di Boschi del 2008 (!) estrapolandone (…) un frammento», è stata un'ulteriore tesi di Stucchi.
Il profilo di responsabilità ed etico-deontologico di Boschi è del tutto coerente alla questione Cgr, visto che l'ex dirigente, in un'intervista al quotidiano La Stampa, svelò di aver «aver fatto tutto quello che in genere si fa per far carriera», compreso aver «leccato il sedere quando c'era da leccarlo», e di essere «sempre stato gentile con i potenti perché sapevo che avrebbero potuto aiutarmi».
L'INGV IGNORA I CAPI D'ACCUSA. Sempre Stucchi ha scritto che «(…) il sindaco Cialente fu tanto rassicurato che chiese la proclamazione dello stato di emergenza». Cialente dichiarò di aver appreso che «non ci dovrebbero essere grossi rischi per le strutture». Affermazione rassicurante. In fase exta processuale il sindaco si è poi contraddetto rispetto alla sua testimonianza pro Cgr affermando, in merito alle intercettazioni di Guido Bertolaso, che si era capito che quelli della Cgr erano venuti per rassicurare.
«Gracchia le solite cose (…) disco rotto», è l'accusa. Vero, purtroppo. Almeno finché l’Ingv non prenderà in considerazione i reali capi d'imputazione contestati e continuerà a stravolgere l'economia delle motivazioni, il cui cuore è la rassicurazione.

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