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GUERRA FREDDA 8 Luglio Lug 2014 1131 08 luglio 2014

Regno Unito, archivio Mitrokhin pubblico

Il dossier Kgb consultabile. Arsenali dell'Urss in Italia.

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Vasilij Mitrokhin.

Un vero e proprio arsenale per portare la «rivoluzione» nel cuore dell'Europa. Armi e radiotrasmittenti sono state nascoste dagli agenti sovietici vicino alle maggiori città europee, e anche in Italia, durante la Guerra Fredda, pronte per essere usate in caso di conflitto.
FILE APERTI AL PUBBLICO. È quanto emerge dai file contenuti all'interno dell'Archivio Mitrokhin che sono stati aperti al pubblico per la prima volta dal Churchill Archives Centre di Cambridge. Trafugati nel 1992 in Occidente dall'archivista russo Vassili Mitrokhin, erano già stati usati come fonte per i due volumi di Christopher Andrew, storico dei servizi interni britannici (Mi5), in cui aveva rivelato molti segreti delle spie venute da Mosca. Ma ora 19 delle 33 scatole con i documenti sono a disposizione di chiunque voglia consultarli.
Fra i documenti riemersi c'è anche una mappa di Roma e della sua periferia, in cui sono segnati quelli che appaiono come tre depositi di armi attorno alla Capitale. Sono identificati coi nomi in codice di «Kollo», «Fosso» e «Bor».
L'OPERAZIONE KGB NEI PAESI NATO. Secondo Andrew, questi e altri nascondigli vennero creati in un'operazione su vasta scala che copriva la maggior parte dei Paesi della Nato nel corso della Guerra Fredda. «Dopo tutto questo tempo è probabile che le armi non siano più utilizzabili», ha aggiunto lo storico.
Per il Daily Telegraph, Mitrokhin, scomparso nel 2004, nei suoi appunti parla anche di una cassa di armi a Berna in Svizzera, localizzata vicino a una cappella in campagna. Un'altra nota spiega come disinnescare le trappole esplosive che erano collegate ai depositi.
«SPIE PERENNEMENTE UBRIACHE». Dai faldoni emergono anche particolari ironici sulle spie al servizio di Mosca, come il fatto che fossero perennemente ubriache e questo ne limitasse molto la capacità operativa.
I più «cialtroni» di tutti erano gli agenti britannici passati alle dipendenze dei sovietici. Come i cosiddetti «Cinque di Cambridge» che, a partire dagli anni Anni 30, cominciarono a trasmettere importanti informazioni dei servizi segreti di Londra all'Unione Sovietica. Uno di loro, Donald Duart Maclean, viene descritto nei file come «perennemente alcolizzato» e quindi non proprio un agente affidabile. Ma anche uno dei più noti del gruppo, Guy Burgess, con un passato da giornalista internazionale, era talmente maldestro, e quasi sempre in preda ai fumi della pinta, che una volta quando uscì da un pub fece cadere a terra i dossier top secret trafugati al Foreign Office.

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