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LAVORO 9 Luglio Lug 2014 1950 09 luglio 2014

Eni, a Gela rottura tra sindacati e azienda

Crocetta: «I tagli nel Mezzogiorno non sono accettabili».

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Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Operai Eni di Gela sul piede di guerra. Da giorni picchettano gli ingressi del Petrolchimico contro l'ipotesi di revoca degli investimenti da parte dell'azienda (circa 700 milioni di euro) e la chiusura dello stabilimento. Il vice ministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Capisco le preoccupazioni», ha detto, «ma non c'è da fare allarmismi».
LE RASSICURAZIONI DI DE VINCENTI. Eni, ha spiegato De Vincenti dopo la riunione al ministero dello Sviluppo, «ha dato indicazioni importanti sull'intenzione di investire», perciò «ho invitato l'azienda a presentare quanto prima un vero piano industriale». Un nuovo appuntamento è atteso nel giro di poco tempo, sempre al ministero.
A GELA MONTA LA RABBIA. A Gela, però, la rottura delle trattative tra i sindacati e il cane a sei zampe sta facendo montare la rabbia degli operai, che hanno indetto uno sciopero generale allo stabilimento entro il 20 luglio. Gruppi di lavoratori si sono spostati il 9 luglio ai cancelli della consociata di Green Stream, consociata Eni, con l'obiettivo di bloccare il gas che proviene dalla Libia attraverso il metanodotto sottomarino, fermando l'attività nel terminale di arrivo e di rilancio del metano, destinato alla rete nazionale.
SI RISCHIA IL FERMO DELLE POMPE DI ESTRAZIONE. Fra qualche giorno si potrebbero fermare le pompe di estrazione del petrolio perché, in conseguenza del blocco del porto e delle spedizioni, i serbatoi di raccolta dei 'centri oli' sono ormai quasi pieni. Se le proteste dovessero poi fermare il gasdotto Greenstream che porta il metano dai giacimenti della Libia, all'approdo italiano verrebbero a mancare 10 miliardi di metri cubi di gas: due miliardi per l'Italia e 8 per gli altri Paesi, in prevalenza la Francia.
CROCETTA: «INACCETTABILI I TAGLI NEL MEZZOGIORNO». Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha definito «inaccettabili» i tagli che «l'azienda prevede di fare nel Mezzogiorno: la Sicilia non ci sta», ha detto il governatore, pressato dai sindacati. Che ha anche aggiunto: «Chiederemo un risarcimento miliardario se l'Eni confermerà nel piano industriale l'intenzione di abbandonare l'isola. La Sicilia non può essere trattata come un limone: da un lato contribuisce col 70% alla produzione di petrolio estratto in Italia, mentre si continuano a chiedere nuove autorizzazioni per i pozzi; e dall'altro si pretende che poi la raffinazione venga fatta al Nord Italia: questa è una scelta inqualificabile». Crocetta ha concluso con una rassicurazione: «Non si ripeterà più quanto accaduto a Termini Imerese con la Fiat, questo giochetto l'abbiamo già subito, un film già visto: prima investimenti, poi si tratta».

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