TENSIONE 9 Luglio Lug 2014 1800 09 luglio 2014

Gaza, ultimatum di Israele ad Hamas

Razzi di Hamas verso Dimona. Peres: «Stop o invadiamo Gaza».

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Dopo i missili è il tempo degli ultimatum. La pioggia di fuoco della su Tel Aviv, dove il sistema Iron Dome ha intercettato cinque razzi palestinesi diretti sull'area metropolitana - la risposta di Hamas ai 160 raid aerei (guarda il video) dell'aviazione di Benjamin Netanyahu nella Striscia di Gaza - il presidente israeliano Shimon Peres ha dichiarato: «Gaza cessi il fuoco o daremo il via all'offensiva di terra».
«Li abbiamo avvisati. Gli abbiamo chiesto di fermarsi, abbiamo atteso un giorno, due, tre e loro hanno continuato. Ed hanno sparso il loro fuoco su molte aeree di Israele», ha detto Peres in una intervista alla Cnn.
ALTRI RAZZI DI HAMAS SU DIMONA, CENTRALE NON COLPITA. Un aut-aut che non pare aver sortito effetti immediati. Secondo quanto riportato dalla tivù Canale 10 Poco dopo le parole di Peres infatti Hamas ha lanciato da Gaza altri sette razzi verso Dimona (Negev). Tre sono stati intercettati in volo, gli altri quattro sono caduti in zone desertiche. La centrale atomica israeliana non è stata colpita.


ABU MAZEN: «FERMIAMO IL GENOCIDIO». Segnali di distensione sono arrivati invece da Abu Mazen. A fronte dell'escalation di tensione e violenze, il presidente palestinese - citato dai media di Ramallah - in un discorso in televisione ai cittadini ha detto di aver sentito le fazioni e i leader di Hamas a Gaza: «Tutti hanno riferito di essere per la continuazione della tregua e contro l'escalation. Dobbiamo fermare questo massacro, è un genocidio».
Un concetto che il presidente israeliano ha poi ribadito anche alla riunione straordinaria dell'Olp in corso a Ramallah.
«Gli eventi che stanno prendendo luogo in queste ore non sono una guerra contro Hamas, ma una guerra contro il popolo palestinese: partita da Hebron, passata a Shufat e adesso a Gaza», ha dichiarato riferendosi sia alle operazioni israeliani in Cisgiordania, dopo il rapimento e l'uccisione dei tre ragazzi israeliani, sia al ragazzo palestinese arso vivo nel sobborgo di Gerusalemme ad opera di estremisti ebrei.
«Israele non sta difendendo se stesso ma sta difendendo le colonie», ha proseguito Abu Mazen, sottolineando che «ad oggi non sono chiare» le sue intenzioni.

LINEA DIRETTA COL PRESIDENTE EGIZIANO. Dopo aver confermato la costante linea diretta con il presidente egiziano Abdel al-Sisi, Abu Mazen ha anche spiegato di aver parlato con il segretario della Lega Araba Nabil el-Araby e quello dell'Onu, Ban Ki-Moon, «al fine di attivare il Consiglio di Sicurezza». «È necessario raggiungere una tregua immediata e poi parlare di pace». Il leader dell'Anp ha poi espresso il proprio rammarico per le morti causate dai raid israeliani, in particolar modo le due famiglie che «sono state decimate».

Oltre 220 razzi contro Israele e 160 di raid israeliani sulla Striscia

Il secondo giorno di confronto tra Hamas e Israele ha sempre più il contorno di una guerra vera e propria. Su Israele in due giorni - secondo il portavoce militare - sono stati lanciati più razzi che in tutto lo scontro del 2012: 220 razzi dall'inizio delle operazioni, di cui solo il 9 luglio oltre 70 (anche su Tel Aviv e la sua area metropolitana). Compresi i temibili M302 a lunga gittata: una novità che Israele imputa alle forniture dell'Iran alla fazione islamica. Quelli lanciati il 9 luglio sono arrivati a 130 chilometri di distanza, verso Zichron Yaacov poco distante da Cesarea. Se per ora non ci sono vittime lo si deve al sistema antimissili Iron Dome che ha riportato il 90% di successo.
Ma - come previsto dall'esercito - nessun posto del paese sembra essere al sicuro: sette razzi sono stati scagliati anche contro Dimona, dove è accreditata la presenza del sito nucleare israeliano, anche questi intercettati dalla Cupola di ferro. Il Fronte del Comando interno ha dato ordine di aprire i rifugi a Haifa e sul Carmelo, a circa 160 chilometri da Gaza.
A GAZA GIÀ UNA SESSANTINA DI MORTI E 450 FERITI. Quanto registrato a Tel Aviv è la reazione di Hamas ai raid dell'aviazione di Benjamin Netanyahu che nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 luglio ha compiuto 160 attacchi nella Striscia di Gaza. A loro volta, i raid israeliani sono una riposta al continuo lancio di razzi verso Israele, come ha spiegato il portavoce dell'esercito.
Nella Striscia, dove la realtà è drammatica, la popolazione (2 milioni di persone) ha praticamente passato la notte in bianco.
Secondo l'ultimo aggioramento fornito dall'agenzia di stampa palestinese Maan il bilancio attuale delle vittime palestinesi a Gaza è salito a una sessantina di morti e a 450 feriti.

COLPITA LA CASA DI UNO DEI COMANDANTI DI HAMAS. Ben più grave per le possibili conseguenze è, però, stato il bombardamento da parte di Israele della casa di Raed al-Attar, uno dei comandanti del braccio armato di Hamas e uno dei rapitori del caporale Ghilad Shalit.
Un portavoce dell'organizzazione palestinese ha infatti spiegato che è stata «varcata una grave linea rossa» e ha promesso «conseguenze» per il gesto.
Sempre secondo il portavoce di Hamas, l'aviazione israeliana ha distrutto in tutto a Gaza 15 abitazioni di responsabili palestinesi, dopo aver dato alle famiglie un preavviso di 10 minuti per mettersi in salvo.
MOGHERINI: «EVITARE SPIRALE DI VIOLENZA». Il ministro degli esteri italiano Federica Mogherini da Mosca insieme con il collega Sergei Lavrov ha detto che «è urgente evitare una spirale di violenza in Medio Oriente che rischierebbe di sfuggire al controllo e di infiammare una regione attraversata da conflitti drammatici».
«La prima preoccupazione, umana prima ancora che politica», ha aggiunto, «è la protezione dei civili» e «riprendere i negoziati di pace».
L'Egitto - che ha mediato il cessate il fuoco tra le parti nel 2012 - starebbe scendendo in campo mentre la Lega Araba ha chiesto agli Usa di obbligare Israele a fermarsi.
Mentre fonti di Hamas riprese da Haaretz hanno affermato nella serata di che Israele in questa fase «si rifiuta di negoziare un accordo» di tregua.

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