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CUTLRUA 9 Luglio Lug 2014 1035 09 luglio 2014

Li Chengpeng, la Cina cancella da internet il giornalista dissidente

Chiusi blog e account di un opinionista.

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da Pechino

Il giornalista cinese Li Chengpeng.

Gli hanno chiuso il blog. E pure i suoi account sui social network. La censura di Pechino questa volta ha colpito Li Chengpeng, giornalista classe 1968, considerato uno dei commentatori più indipendenti della Rete. Al momento, però, non è stato ancora chiarito il motivo che lunedì 7 luglio ha portato all'azione nei confronti dell'opinionista molto conosciuto in Cina.
INCHIESTE SCOMODE. Certo potrebbe pesare la carriera di Li che tra i suoi primi lavori ha documentato la corruzione all'interno delle aziende calcistiche professioniste cinesi.
Nel 2012 ha, invece, fatto scalpore la sua candidatura per l'Assemblea del popolo del distretto di Wuhou (Chengdu), carica a cui in teoria possono concorrere tutti i maggiorenni, ma che di fatto è riservata a candidati nominati dal Partito comunista cinese.
A fare un po' di luce ci ha pensato il Global Times che martedì 8 luglio ha dedicato un editoriale al caso in cui ha sostenuto che i «radicali liberi» come Li «devono pagare il prezzo delle loro critiche».
VOCE FUORI DAL CORO. D'altra parte, il giornalista 45enne si vede spesso in televisione e ha scritto diversi libri, molto apprezzati dal mercato. Ma a rendere famoso Li sono stati soprattutto i commenti che diffonde dal blog e dai social network.
A differenza della maggior parte dei commentatori, infatti, Li espone le sue opinioni con coraggio, senza preoccuparsi di toccare temi 'sensibili' come la pena di morte, la censura o la violenza gratuita dei cosiddetti tutori dell'ordine pubblico.
SEGUITO DA 7 MLN DI UTENTI. I suoi profili online sono seguiti da oltre 7 milioni di follower. E questi si sono immediatamente accorti della scomparsa dalla Rete delle piattaforme che gestiva il giornalista.
«Anche se non approvo i commenti di Li», ha scritto su Weibo, il Twitter cinese, Tao Jingzhou un avvocato di Pechino, «sono contrario alla sospensione del suo account».
IN DIFESA DEI DIRITTI. Qualcuno ha sostenuto che il provvedimento contro il giornalista sia dovuto alla lezione tenuta all'Università di Pechino. Li non aveva annunciato pubblicamente il suo intervento nell'ateneo dove ha spiegato di non interessarsi alla politica: «Perseguo i diritti che merito, scrivere e parlare». Inoltre ha detto: «Spero che la Cina abbia perso il diritto alla parola solo temporaneamente».
Sul South China Morning Post, tuttavia, una fonte «a conoscenza dei fatti» ha smentito la ricostruzione, spiegando che l'uscita del commentatore dalla Rete non ha relazioni con quanto espresso nell'università.

Primi attacchi subìti nel 2013: le autorità avevano già provato a farlo tacere

Li era già stato 'vittima' della censura di Pechino.

Non è, però, la prima volta che Li ha problemi con le autorità.
Nel 2013 era stato fisicamente attaccato dai cosiddetti estremisti di sinistra durante la presentazione di un libro. Inoltre le autorità di Chengdu, nella regione sudoccidentale del Sichuan, gli avevano imposto il divieto di tenere una conferenza per lanciare un'altra sua opera. E lui, per protesta aveva indossato una maschera sfidando il partito.
Inoltre, sebbene gli avessero intimato di non commentare pubblicamente quanto accaduto, Li aveva rilasciato interviste svelando anche il pressing subìto.
IN DIFESA DELLA VERITÀ. Il giornalista, d'altra parte, s'è scelto un ruolo piuttosto scomodo in Cina, ovvero quello di restituire la verità alla storia.
Ha raccontato il terremoto nel Sichuan nel 2008, l'inondazione di Pechino nel 2012 e in occasione del primo anniversario del disastro ferroviario nel Zhejiang ha pubblicato una foto sul luogo dell'incidente, invitando i cinesi a non dimenticare.
CANDIDATO ANTI-PCC. La vera sfida al potere è datata 2011. All'epoca Li voleva un posto tra i rappresentanti al Congresso nazionale a Chengdu. E per la sua campagna elettorale aveva scelto lo slogan: «Senza il tuo permesso, non posso essere il tuo rappresentante». Un chiaro riferimento alle elezioni sempre poco trasparenti Oltremuraglia.
Attraverso Weibo si era candidato, ricevendo anche il sostegno di professori e personalità della cultura locale. Ma non essendo stato presentato dal Pcc - gli mancava la «lettera di presentazione congiunta» - aveva perso le elezioni.
Eppure fu proprio grazie al suo gesto provocatorio che in Cina s'iniziò a parlare delle elezioni locali e del poco spazio concesso ai candidati indipendenti.
CONTRO I VIP DEL WEB. Quanto successo a Li non deve stupire. Solo nel 2014 sono state sospese le piattaforme pubbliche di diversi personaggi pubblici che avevano diversi milioni di follower. La stampa li aveva nominati «Big V», ovvero i Vip di internet.
Secondo l'agenzia ufficiale di stampa Xinhua, infatti, certi personaggi «possono influenzare milioni di persone».
In campo è sceso addirittura il presidente Xi Jinping che ad agosto 2013 aveva dichiarato come il Pcc doveva «scatenare una guerra per conquistare l'opinione pubblica» e che i new media erano un terreno privilegiato di questa lotta. E Li è una delle prime 'vittime'.

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