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CRIMINALITÀ & FEDE 9 Luglio Lug 2014 1315 09 luglio 2014

'Ndrangheta, inchino al boss di Oppido Mamertina: identificati gli autori

Si tratta di 25 persone. È l'inizio dell'indagine.

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La statua della Madonna delle Grazie di Tresilico tratta da un filmato su Youtube.

Sono state identificate le persone che portavano la Vara con la statua della Madonna delle Grazie durante la processione di Oppido Mamertina con l'inchino vicino l'abitazione di Peppe Mazzagatti, il boss di 82 anni condannato all'ergastolo e ai domiciliari per motivi di salute.
Sono persone che non appartengono a organizzazioni o congregazioni religiose, ma scelte tra un gruppo di volontari. Tra i 25 c'è chi ha dato l'ordine di fare l'inchino.
DECISIVO UN VIDEO. I nomi sono confluiti nel fascicolo aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ma al momento, nei loro confronti, non sono emersi rilievi di natura penale.
Fondamentale per l'identificazione è stato il video fatto registrare durante la processione dal comandante della stazione dei carabinieri di Oppido Mamertina, il maresciallo Andrea Marino, che si è allontanato dalla processione sia per dissenso rispetto a quanto stava accadendo sia per compiere tutti gli atti di polizia giudiziaria.
RAPPORTI CON LE COSCHE. Non è escluso che ora saranno valutati eventuali collegamenti tra le persone identificate e gli esponenti della cosca dei Mazzagatti.
Saranno approfonditi anche gli aspetti relativi ad eventuali offerte in denaro date per lo svolgimento della processione. Altro aspetto sarà quello relativo all'ordine pubblico in occasione di altre processioni o cerimonie religiose. Le autorità di pubblica sicurezza, dopo la processione con l'inchino, valuteranno minuziosamente e nel dettaglio tutte le future iniziative che saranno organizzate.
L'INDAGINE DELLA DDA. L'identificazione dei 25 portatori autori dell'inchino della statua della Madonna delle Grazie davanti l'abitazione di Mazzagatti, «è l'atto da cui parte l'indagine» visto che per il fatto in sè «non c'è un reato» specifico.
A dirlo è stato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. «Il fatto», ha aggiunto, «è indicativo di una contiguità. L'indagine si svilupperà per capire chi sono questi soggetti, evidentemente condizionati o contigui alla cosca».

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