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SVOLTA 10 Luglio Lug 2014 0800 10 luglio 2014

Cina, inquinamento: un giudice contro lo smog

Nasce il Tribunale ambientale.

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da Pechino

Per contrastare l'inquinamento, in Cina è stato istituito il Tribunale ambientale e delle risorse.

Come rompere la micidiale tacita alleanza tra imprese di Stato inquinanti e governi locali, e il muro di gomma che trascina la Cina giù per la china della catastrofe ecologica?
Devono esserselo chiesto più volte, i leader dell'ex Impero Celeste, specie respirando le polveri sottili che affliggono il Paese dal loro eremo dorato - ma centralissimo - di Zhongnanhai, il complesso di edifici adiacente alla Città proibita nel centro di Pechino sede delle istituzioni cinesi.
IL GIUDICE ANTI-SMOG. La soluzione trovata è stata quella di nominare Deng Xuelin, un anziano e sconosciuto giudice, alla presidenza del Tribunale ambientale e delle risorse, un organismo creato di recente. Il suo compito è quello di far rispettare leggi troppo spesso disattese.
Certo, non farà tutto da solo. Deng, il cui ufficio dipende Corte Suprema del Popolo, deve infatti coordinare il lavoro dei 134 tribunali ambientali già esistenti, costituiti dai governi locali ma giudicati «molto informali» dallo stesso ministero della Protezione ambientale.
TUTELA DELL'AMBIENTE. La creazione di una nuova figura giuridica per risolvere i problemi di inquinamento rivela l'importanza che riveste ormai la questione in Cina e va di pari passo con il processo di centralizzazione con cui il presidente Xi Jinping sta cercando di dare impulso alle riforme. Senza però distruggere l'ambiente.
Alla stessa crociata centralizzatrice corrisponde poi la costituzione di una commissione di Sicurezza e di un'altra che sovrintende le riforme, entrambe presiedute dallo stesso Xi.
SCARDINARE GLI INTERESSI. Il Tribunale ambientale e delle risorse si trova, però, nella scomoda posizione di rompere un meccanismo perverso.
Le imprese inquinanti sono, infatti, quasi sempre di proprietà o a partecipazione statale e al loro interno, i funzionari d'alto rango hanno costituito veri e propri feudi.
71 CITTÀ NON A NORMA. D'altra parte, per molti governi locali, permettere alla centrale a carbone (o fabbrica chimica) di turno di appestare l'ambiente è l'unico modo per creare lavoro e gettito fiscale nella propria area di competenza.
La conseguenza è tuttavia che a marzo, su 74 città cinesi monitorate dal governo centrale, ben 71 non sono riuscite a soddisfare gli standard di qualità dell'aria.

Fin dal 2012 Pechino sta provando a sensibilizzare le aziende sull'ambiente

A marzo 71 città su 74 non sono riuscite a soddisfare gli standard di qualità dell'aria.

In realtà fin dal 2012 gli alti dirigenti cinesi hanno adottato una strategia basata su maggiore trasparenza dei dati punendo chi non rispetta la legge.
Oggi qualcosa è già cambiato: 179 città rilasciano i dati in tempo reale, mentre il ministero della Protezione ambientale ha steso la classifica di chi inquina di più.
HEBEI LA PEGGIORE. A sorpresa, nel 2013 sette delle 10 città responsabili dell'emissioni di sostanze nocive erano nella provincia dello Hebei, che circonda la capitale, centro siderurgico della nazione, nonché grande produttore di carbone, cemento e vetro.
TUTELARE L'ECONOMIA. Poi a inizio 2014 è stata modificata la legge di protezione ambientale che risaliva al 1989. In pratica, i governi locali hanno ora maggiori poteri per arrestare chi trasgredisce le norme.
Insomma, il messaggio è stato chiaro: nella nuova Cina, la protezione dell'ambiente ha priorità sulla crescita economica.
CITTADINI, NIENTE DENUNCE. Tuttavia, in una realtà in cui gli interessi locali sono spesso complici nel riprodurre il modello insostenibile di sviluppo, il sistema legale cinese non era finora predisposto ad accogliere denunce ed esposti dei singoli cittadini.
Ad aprile, per esempio, un tribunale ha respinto una causa di cinque residenti di Lanzhou, città del Nord Ovest, dopo che erano stati scoperti livelli pericolosi di benzene nell'acqua che bevevano.
SEGNALAZIONI DA TUTTI. In base al diritto processuale civile, solo «agenzie e organizzazioni» possono citare in giudizio sui temi ambientali: i cittadini hanno invece bisogno di una fantomatica autorizzazione ufficiale prima di potere agire e pretendere dal governo danni, scuse e dati trasparenti.
Ora, però, le cose sono destinate a cambiare grazie al nuovo tribunale e al vecchio giudice Deng che, si spera, possano iniziare ad accettare le segnalazioni di tutti. Per Pechino è una questione di salute pubblica. Ma pure di stabilità sociale.

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