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TENSIONE 10 Luglio Lug 2014 1820 10 luglio 2014

Datagate, Merkel-Obama: scontro sulle spie in Germania

Niente tutele dagli Usa per Angela.

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Merkel e il presidente degli Usa, Barack Obama.

Non poteva che finire con l'espulsione del numero uno della Cia a Berlino l'escalation di tensione tra Germania e Stati Uniti sullo spionaggio. Una decisione che non deve sorprendere, quella dei tedeschi, che a inizio luglio si sono ritrovati ancora alle prese con spie al servizio di Barack Obama. E che ora hanno deciso di far piazza pulita di chi mette il naso nei loro affari. Visto che la loro richiesta di non essere controllati è rimasta inascoltata.
LA SPIA INFEDELE. Il controspionaggio di Berlino, infatti, s'è recentemente imbattuto in un addetto del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio segreto tedesco, che vendeva agli americani informazioni riservate della commissione sul Datagate, come ha raccontato Lettera43.it. E poi sarebbe stata scoperta una seconda talpa.
DOCUMENTI ALLA CIA. In pratica, invece di smascherare gli 007 di Vladimir Putin, la Germania s'è ritrovata alle prese spie che cedevano documenti agli uomini di Obama: 200 a un prezzo intorno ai 25 mila euro.
Ma la Casa Bianca s'è affrettata a precisare di non essere stata informata dalla Cia.
SCONTRO CON GLI USA. Berlino ha perso la pazienza di fronte a una situazione considerata inaccettabile. Che per Washington si traduce come l'ennesimo smacco.
L'incidente diplomatico rischia, infatti, di incrinare i rapporti dei due Paesi. Visto che già nel recente passato Merkel si era ritrovata gli spioni della National agency security attaccati, tra le altre cose, al suo telefonino.
GERMANIA CONTROLLATA. La cancelliera, proprio a seguito dello scandalo Datagate, aveva chiesto al presidente Usa di estendere anche a Berlino l'accordo 'no-spy' che tutela Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Ma dagli ultimi eventi è chiaro come Obama non sia riuscito ad accontentare Merkel.

Washington non si fida (ancora) di Berlino

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Oltreoceano restano convinti che i «tedeschi fanno molte cose e non dicono tutte le loro mosse». Almeno stando a quanto ha riferito un ex alto funzionario dell'intelligence Usa al Washington Post. E non è un mistero, che, come hanno spiegato i media americani, i politici Usa si rivolgano alla Cia per comprendere meglio gli sviluppi delle questioni estere.
Così Steffen Seibert, portavoce del governo, non s'è fatto problemi a mettere alla porta il funzionario della Cia.
SERVE LA TRASPARENZA. «L'esecutivo tedesco prende molto seriamente questi incidenti», ha fatto sapere alla stampa Usa. Anche se ha chiarito che «resta di vitale importanza per la Germania, nell'interesse della sicurezza dei suoi cittadini e delle sue forze all'estero, la cooperazione con gli Usa». Ma per farlo, è la tesi di Berlino, sono necessarie «fiducia e trasparenza».
COLLABORAZIONE ESSENZIALE. Oltreoceano per ora tutti tacciono. Hanno fatto sapere di aver visto le indagini della procura generale sulle attività Usa in territorio tedesco, ma come ha chiarito Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio di Sicurezza nazionale, il rapporto tra Washington e Berlino «è molto importante e mantiene tedeschi e americani sicuri». Ed è «essenziale che la collaborazione continui in tutti i settori».
RIPERCUSSIONI SUI LEADER. Lo scivolone diplomatico, però, potrebbe far male sia a Merkel sia a Obama.
Il presidente Usa ne esce indebolito perché non è riuscito a tenere a freno il suo Grande fratello, visto che la promessa riforma dell'intelligence ancora non s'è vista.
La cancelliera tedesca, invece, potrebbe essere accusata, come già successo in passato, di non godere di un buon ascendente su Washington. Almeno non in tema di spionaggio.

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