Delitto Caltanissetta 140710214514
ARRESTATO 10 Luglio Lug 2014 1750 10 luglio 2014

Uccise il figlio nel 2012, 'confessa' sulla tomba

Intercettato da una microspia: «Guarda cosa mi hai fatto fare».

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Il luogo dell'omicidio a Caltanissetta.

Stefano Di Francesco, 64 anni, arrestato per l'omicidio del figilo 31enne Francesco, avrebbe confessato il delitto proprio davanti alla lapide del figlio, accusandolo di essere la causa di contrasti nella gestione dell'azienda di famiglia.
TROVATO MORTO NEL 2012. Il corpo di Francesco fu trovato il 9 gennaio del 2012 parzialmente carbonizzato in un'automobile in disuso di proprietà della famiglia nella loro azienda di Riesi. L'uomo è stato arrestato per omicidio volontario in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Caltanissetta, Maria Carmela Giannazzo, su richiesta del sostituto procuratore Santi Roberto Condorelli.
Grazie a una microspia gli investigatori hanno raccolto quella che loro ritengono sia una sorta di «confessione» del padre della vittima, che si era recato al cimitero e davanti alla lapide del figlio avrebbe iniziato a parlare, rivolgendosi al figlio come se dialogasse, dicendo «insieme eravamo i migliori, a noi nessuno ci fermava: guarda cosa mi hai fatto fare...».
SOSPETTI DALL'INIZIO DELL'INCHIESTA. Il particolare è stato riferito durante la conferenza stampa nella Procura di Caltanissetta sulle indagini che hanno portato all'arresto di Stefano Di Francesco, sul quale, hanno spiegato i militari dell'Arma, c'erano stati dei sospetti fin dall' avvio dell'inchiesta.
Sarebbe stato lui l'omicida, secondo l'accusa, al culmine dell'ennesimo litigio sulla gestione della società di famiglia, la Tecnoambiente che si occupa di trasporto di materiali inerti, trasformazione di rifiuti non pericolosi e bonifiche.
Stefano Di Francesco contestava ai figli, alla vittima così come al fratello Eugenio, di averlo estromesso dalla gestione dell'impresa.
UNA LITE SULLA GESTIONE DELL'AZIENDA. Per questo, è la ricostruzione della Procura di Caltanissetta, al culmine dell'ennesima lite per un 'chiarimento' avvenuta all'interno dell'azienda, avrebbe colpito con un corpo contundente alla testa il figlio.
Poi l'anziano avrebbe adagiato il corpo del figlio all'interno di una vecchia Mercedes cospargendolo di liquido infiammabile e appiccando il fuoco con il duplice scopo, è la tesi dell'accusa, di cancellare eventuali tracce riferibili alla lite e inscenare un suicidio.
Una tesi, quest'ultima, alla quale non hanno creduto né i carabinieri, né il fratello della vittima, che ha sempre escluso con decisione l'intenzione della vittima di togliersi la vita. I carabinieri hanno arrestato il padre dell'imprenditore con l'accusa di essere lui l'autore dell'omicidio.

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