Carabinieri 130622163738
DRAMMA SFIORATO 11 Luglio Lug 2014 1310 11 luglio 2014

Evade da casa di cura per aggredire il vicino

Torino, era stato ricoverato per aver cementato il cadavere del padre.

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Un'auto dei carabinieri.

Nel 2012 cementò il cadavere del padre nascondendolo in casa, a Settimo Torinese, ora è stato arrestato di nuovo per aver aggredito un ex vicino di casa. Giuseppe Pilone, 60 anni, si trovava in una comunità terapeutica del Cuneese per scontare i quattro anni patteggiati per quella macabra vicenda.
UN COMPLICE CON LUI. Il 10 luglio si è allontanato assieme a un complice, al momento irreperibile, è andato a comprare un martello e si è recato nell'abitazione di un ex vicino di casa che per fortuna è riuscito a scappare e a dare l'allarme ai carabinieri. Se la caverà in una decina di giorni mentre per Pilone si sono riaperte le porte del carcere.
UNA VENDETTA IL PROBABILE MOVENTE. Probabile il movente della vendetta, in quanto furono i vicini di casa a far venire a galla, nel giugno 2102, il sepolcro che Pilone si teneva in casa da otto mesi quando venne scoperto. Per riscuotere la pensione o perché non riusciva a separarsi da lui, come disse agli inquirenti, non si saprà mai fino in fondo che cosa spinse Pilone a gettare cemento a presa rapida in bocca al padre defunto, Antonio, 91 anni, per poi custodirlo in un sacco di nylon.
MORTE PER CAUSE NATURALI. Gli investigatori accertarono che l'anziano era morto per cause naturali e lui, il Pilone, si giustificò dicendo che non riusciva a separarsi dal genitore, anzi che voleva costruire in casa un «sepolcreto», una tomba di famiglia dove poter tenere i genitori per sempre, anche dopo morti. La madre Alfonsina Fina, coetanea del marito, morì qualche giorno dopo l'arresto del figlio, che fu indagato per maltrattamenti anche nei suoi confronti. La sentenza evitò a Pilone il carcere in base a una perizia che diagnosticò un disturbo psichico che riduceva fortemente, se non del tutto, la capacità di intendere e di volere dell'imputato.
AFFIDATO AI SERVIZI PSICHIATRICI. Venne riconosciuto socialmente pericoloso, ma la sua pericolosità, tuttavia, non fu ritenuta tale da renderne necessario il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario. Piuttosto venne consigliata una presa in carico da parte dei servizi psichiatrici territoriali, con eventuale ricovero temporaneo.

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