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TENSIONE 11 Luglio Lug 2014 2135 11 luglio 2014

Gaza, da Israele ancora raid: Hamas minaccia l'aeroporto

Il movimento islamista avverte Tel Aviv: «Stop ai voli».

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Un raid israeliano sulla Striscia di Gaza.

Di cessate il fuoco nessuno sembra proprio voler sentir parlare. A Gaza, nel quarto giorno dell'offensiva israeliana, i toni si fanno via via sempre più bellicosi. Da un lato Hamas rilancia la propria disponibilità a protrarre il conflitto per mesi, dall'altro Benyamin Netanyahu continua a sottolineare la possbilità di un attacco per via terrestre. Le vittime accertate dall'inizio dei raid di Tel Aviv, intanto hanno superato quota 100, con almento 600 feriti, per la maggior parte palestinesi. Mentre la diplomazia internazionale prova, invano, Stati Uniti in primis, ad allentare la tensione tra le parti.
PRONTI A MESI DI COMBATTIMENTI. La prospettiva di un lungo confronto militare con Israele è stata esplicitamente evocata da Hamas che, per bocca di Mahmoud al Zahar, ha minacciato: «Siamo pronti a mesi di combattimenti, la guerra questa volta sarà diversa dalle altre e il nemico non si fermerà se non alle nostre condizioni». Aggiungendo che «stavolta il popolo palestinese è unito nell’affrontare questa guerra e le cose andranno diversamente».
STOP AI VOLI SOPRA TEL AVIV. Le brigate Ezzedin al Qassam (braccio armato di Hamas), da parte loro, hanno intimato alle compagnie aeree di interrompere i voli sullo scalo internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, nel mirino dei razzi che continuano a essere lanciati verso la più popolosa città israeliana, molti dei quali sono stati intercettati e distrutti dal sistema antimissile Iron dome.
AEROPORTO NEL MIRINO DI HAMAS. L’aeroporto, in ogni caso, è rimasto operativo fin dall’inizio dell’offensiva 'Margine di sicurezza', ma diversi voli sono stati deviati verso Nord. «L’aeroporto Ben Gurion sarà uno dei nostri obiettivi perché ospita anche una base dell’aeronautica militare», hanno fatto sapere le brigate con un comunicato. Un primo razzo è già stato lanciato verso lo scalo, ha fatto sapere il braccio armato di Hamas. Un portavoce dello scalo internazionale ha confermato che le sirene sono risuonate e tutte le attività si sono fermate per circa 10 minuti, ma ha aggiunto che l’allarme riguardava l’intera zona di Tel Aviv e non si trattava di una minaccia diretta all’aeroporto.

A Tel Aviv le sirene risuonano per due volte

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

A Tel Aviv le sirene di allarme sono risuonate per due volte (la seconda in serata) e detriti dei razzi intercettati sono caduti in alcuni quartieri. Ad Ashdod, sul litorale prossimo a Gaza, sette persone sono rimaste ferite quando un razzo ha centrato una stazione di benzina. Due soldati sono stati feriti anche loro da un missile.
NETANYAHU MOBILITA L'ESERCITO. «Soppesiamo tutto, ci prepariamo a tutto. Tsahal (l'esercito israeliano, ndr) ha avuto ordine di tenersi pronto», ha risposto Benyamin Netanyahu a una giornalista gli chiedeva conto di una possibile operazione di terra a Gaza. «Il popolo israeliano sa che la mia prima preoccupazione è riportare la calma», ha aggiunto. «Farò tutto il necessario per raggiungere questo obiettivo». «I leader di Hamas», ha ribadito il primo ministro israeliano, «si nascondono dietro i loro cittadini. Loro sono responsabili di tutte le vittime. Nessuna pressione internazionale ci impedirà di agire con tutta la potenza contro i terroristi a Gaza». Anche perché, ha continuato, «il Medio Oriente è sempre più preda di un Islam estremista, che bussa anche alle nostre porte».
OBAMA TELEFONA AL LEADER ISRAELIANO. Sembra servita a a poco, dunque, la telefonata di Barack Obama al leader israeliano, nella quale il presidente americano si è offerto di mediare tra israeliani e palestinesi per far cessare le ostilità, anche resuscitando «l’accordo per il cessate il fuoco del novembre 2012».

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