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GIUSTIZIA 11 Luglio Lug 2014 1200 11 luglio 2014

Ruby, requisitoria contro Berlusconi: «Bugia su Mubarak al centro di tutto»

Il procuratore: «L'ex premier rappresentò falsa circostanza».

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Silvio Berlusconi e Ruby.

La bugia con la quale Silvio Berlusconi ne parlò alla questura di Milano come «la nipote di Mubarak» al centro della requisitoria nel processo di secondo grado contro l'ex premier sul caso Ruby.
Lo ha spiegato il sostituto procuratore generale Pietro De Petris nella parte del suo intervento per respingere la richiesta della difesa di inviare gli atti al tribunale dei ministri: un'istanza già presentata nel dibattimento di primo grado. Nel giugno 2013 Berlusconi venne condannato a sette anni di carcere per concussione e prostituzione minorile.
IL PG: «CAV ABUSÒ DELLA SUA QUALITÀ». Il sostituto pg ha chiarito che, come riporta il capo di imputazione sulla concussione contestata al leader di Forza Italia, con quella telefonata alla questura milanese nella famosa notte del maggio 2010 Berlusconi ha abusato «della sua qualità» e non ha invece commesso un reato nell'esercizio delle sue funzioni. Dunque, il giudizio spetta «al giudice ordinario e non al tribunale dei ministri».
A detta di De Petris, la difesa «ha dimenticato o non ha letto il capo di imputazione». E questo abuso della qualità di presidente del consiglio, secondo il sostituto pg, sta proprio in quella «radicale falsità» sulla presunta nipote di Mubarak su cui è incentrato il procedimento. Il magistrato ha anche ricordato come la Corte costituzionale, bocciando all'epoca il conflitto di attribuzione sollevato sul caso Ruby, spiegò che «l'ordinamento democratico non consente deroghe all'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge».
«CON TELEFONATA DEL CAV QUESTURA IN FIBRILLAZIONE». Il pg ha sottolineato che, quando Ruby nel maggio 2010 finì in questura per via di un furto, i funzionari inizialmente stavano seguendo una procedura semplice e consueta in casi del genere e che dopo la chiamata dell'ex capo del governo negli uffici di via Fatebenefratelli si è passati dalla «calma alla fibrillazione» ed è stata messa in atto una «forzatura rispetto alla prassi».
«All'improvviso tutte le coordinate di prassi in questura entrano in fibrillazione. La ragazza non deve più essere fotosegnalata ma deve essere rilasciata. Il capo di gabinetto Ostuni ha ricevuto la telefonata del presidente del consiglio dei ministri», ha ricostruito De Petris.

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