Pietro Grasso 140607123324
TRATTATIVA 11 Luglio Lug 2014 1100 11 luglio 2014

Stato-mafia, Pietro Grasso testimonia al processo

In aula a Palermo il presidente del Senato.

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Pietro Grasso.

Si è svolta l'11 luglio, nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo, la deposizione del presidente del Senato Pietro Grasso al processo sulla trattativa Stato-mafia. L'ex capo della Direzione nazionale antimafia (Dna), citato dai pm, ha testimoniato «in ordine alle richieste provenienti dall'ex ministro Nicola Mancino aventi ad oggetto l'andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa, l'eventuale avocazione delle stesse e o il coordinamento investigativo delle procure interessate». Grasso ha iniziato la sua deposizione spiegando di voler «andare incontro alle esigenze delle verità e della giustizia».
PRESUNTE PRESSIONI. La vicenda è scaturita dalle intercettazioni effettuate dai pm sulle utenze telefoniche di Mancino che, nel processo, è accusato di falsa testimonianza. Dalle indagini emersero le sollecitazioni fatte dall'ex politico Dc a Grasso, all'epoca capo della Dna, direttamente e per il tramite dell'ex consigliere giuridico del Quirinale Loris D'Ambrosio, perché esercitasse i poteri di coordinamento, riconosciuti alla procura nazionale antimafia, in merito alle inchieste condotte dai tre uffici sul presunto patto Stato-mafia.
MANCINO SI SENTIVA PERSEGUITATO. «Avevo incontrato Mancino durante gli auguri di Natale al presidente della Repubblica Napolitano a dicembre del 2011», ha raccontato Grasso. Fu un incontro veloce davanti al guardaroba al Quirinale. «In quella circostanza Mancino mi apostrofò dicendo in sostanza che si sentiva quasi perseguitato, tormentato e che c'erano differenze di valutazioni di suoi comportamenti da parte di diverse procure». Mancino, ha proseguito Grasso, «mi disse che il capo della Dna qualcosa avrebbe dovuto fare. Io risposi che l'unico modo per ridurre a unità indagini era l'avocazione. E lui ribadì che comunque si poteva spingere verso un coordinamento delle attività investigative». Il presidente del Senato ha poi sostenuto di non aver mai interferito nelle indagini sulla trattativa.
PRESENTE DI MATTEO. Il processo si è celebrato davanti alla Corte d'Assise. In aula a rappresentare l'accusa c'erano il procuratore di Palermo Francesco Messineo, l'aggiunto Vittorio Teresi e i pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Il presidente della corte ha ringraziato Grasso per avere rinunciato alle prerogative del presidente del Senato di farsi sentire a Palazzo Madama.

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