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'NDRANGHETA 12 Luglio Lug 2014 1422 12 luglio 2014

Inchino al boss, un altro presunto caso a San Procopio

Processione di San Procopio: aperta un'altra inchiesta.

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La chiesa del paese di San Procopio, in provincia di Reggio Calabria.

Un altro presunto 'inchino' al boss durante una processione religiosa in provincia di Reggio Calabria. Dopo il caso di Oppido Mamertina sarebbe accaduto di nuovo nel paese di San Procopio, meno di 600 abitanti nella piana di Gioia Tauro, nel corso della festa del santo patrono che dà il nome al piccolo centro.
LO STOP E L'OFFERTA. A darne notizia è stato Il Quotidiano del Sud, che ha rivelato come la processione, giunta davanti alla casa della famiglia Alvaro, ritenuta legata da decenni alla 'ndrangheta, si sia fermata. Una donna sarebbe quindi uscita in strada e avrebbe offerto un obolo, davanti alle autorità civili e religiose.
APERTA UN'INCHIESTA. Sul caso, segnalato alla procura di Reggio Calabria, è stata aperta una nuova inchiesta, dopo quella per il caso di Oppido Mamertina. Al momento però non ci sono indagati. Dopo la sosta, la processione è proseguita secondo il programma. Se si sia trattato di una fermata tradizionale oppure no, toccherà agli inquirenti stabilirlo. La statua del santo, infatti, si ferma davanti all'abitazione di tutte le persone anziane o malate, e uno dei componenti la famiglia che vi abita esce e offre un obolo. Circostanza confermata da ambienti vicini alle indagini.
IL SINDACO: «TUTTO SECONDO LE REGOLE». Il sindaco di San Procopio,Eduardo Lamberti,ha smentito però che vi sia stato un inchino nel corso della processione del santo patrono. Con una lettera inviata al prefetto, al comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, al questore e al vescovo di Oppido, Lamberti ha spiegato che «tutto si è svolto serenamente, senza 'inchini' né 'soste' ad omaggio di chicchessia». La processione «attraversa tutte le strade del paese», ha fatto notare il primo cittadino, e «si è fermata nei soliti posti per dare respiro ai portatori. Gli oboli vengono raccolti da ragazzini di 10 anni che si alternano nel portare un sacchetto per le offerte, e naturalmente non sono in grado di richiedere il certificato penale a chi fa ascendere al cielo preghiere per i defunti, siano essi mafiosi o non, accompagnandole con qualche moneta».

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