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GUERRA 13 Luglio Lug 2014 2318 13 luglio 2014

Fuga da Gaza, il conflitto si allarga

In 10 mila lasciano la Striscia, verso i centri Onu.

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Razzi lanciati verso Israele dai miliziani di Hamas.

Blitz dei commando israeliani, fuga da Gaza, soccorsi difficili e nuovi lanci di razzi.
Il conflitto mediorientale si è allargato, aggravando il suo bilancio domenica 13 luglio. Sono i 172 palestinesi morti e 1.100 i feriti, di cui molte donne e bambini.
Hamas ha rivendicato ancora missili su Israele, Tel Aviv compresa e fino ad Haifa, all'estremo Nord del Paese.
RIFUGIATI NEI CENTRI ONU. Nella zona Nord della Striscia la gente ha abbandonato con ogni mezzo le case prima dei nuovi bombardamenti annunciati da Israele.
Circa 10 mila persone si sono rifugiate nei centri accoglienza dell'Onu, lasciando una spettrale Beit Lahya da dove, secondo Israele, arriva un buon numero di razzi.
COMMANDO SHAYETET 13. A poco distanza da questo abitato, nella notte tra il 12 e il 13 luglio è avvenuta la prima invasione via terra - e il primo contatto diretto con Hamas - degli israeliani, entrati per neutralizzare lanciatori di razzi.
A Sudanya, sulla costa Nord della Striscia, i commando dell'unità d'elite della marina 'Shayetet 13' sono entrati in azione entrando in contatto con i miliziani della Brigate Ezzedin al-Qassam (ala militare di Hamas).
Quattro soldati sono stati leggermente feriti, ma l'operazione - ha detto il portavoce - è riuscita.
Hamas, dall'altra parte, sostiene invece di aver sventato la missione.
RAID SENZA SOSTA. I raid dell'aviazione israeliana si sono susseguiti quasi senza sosta. Secondo il portavoce militare sono state colpite 1320 strutture «del terrore». Su Israele, nel frattempo, i razzi caduti solo il 13 luglio sono stati più di 70 ai quali vanno aggiunti i 12 intercettati dall'Irone Dome (per un totale di oltre 700 in una settimana).
La difesa anti-missili di Israele è diventata protagonista di questa guerra, asimmetrica nel numero delle vittime proprio grazie alla capacità della 'Cupola di ferro' d'impedire ai razzi di Hamas di colpire i centri abitati.

Papa Francesco: «Interrompere le ostilità»

Intanto la comunità internazionale ha accelerato gli sforzi per un cessate il fuoco e papa Francesco ha rivolto un appello accorato a interrompere le ostilità.
Il segretario di Stato John Kerry ha avvisato da Vienna, via telefono, il premier Benyamin Netanyahu che gli Usa sono pronti «a facilitare una tregua» e a favorire «un ritorno all'accordo di cessate il fuoco del 2012», assicurando al contempo «il suo impegno con i leader della regione per fermare il lancio di razzi» contro Israele.
NETANYAHU FA IL DURO. Una posizione che sembra andare incontro al concetto di 'calma in cambio di calma' evocato da Netanyahu prima della crisi, anche se il premier è sembrato insistere sulla linea dura ammonendo che «l'operazione Margine Protettivo potrà richiedere tempi lunghi».
Ha incalzato: «Continueremo a operare con forza in modo da riportare la quiete».
RENZI: «STOP AGLI ESTREMISTI». Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini ha sottolineato che «serve una tregua immediata». Il premier Matteo Renzi ha del resto rimarcato che occorre «fermare gli estremisti» per avvicinare una soluzione che garantisca a un tempo «la sicurezza d'Israele» e «il diritto alla patria del popolo palestinese».
ABU MAZEN CHIAMA L'ONU. Il presidente Abu Mazen ha chiesto tuttavia all'Onu di mettere la «Palestina sotto la sua protezione», denunciando la portata dell'azione militare israeliana sulla Striscia di Gaza

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