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STORIE 13 Luglio Lug 2014 0718 13 luglio 2014

Napoli, bambini tra inquinamento e camorra

La città sembra aver abbandonato i più piccoli.

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Alcuni piccoli sul set de l'Oro di Napoli.

A Scampia, il centro Mammut - che lavora tra i bambini a rischio camorra - sopravvive a stento, tra minacce e penuria di fondi.
Il progetto Chance, che ha fatto lezione nelle strade di Napoli più disastrate, si è arenato nell’inerzia dei politici. Maurizio De Giovanni, in una delle storie del commissario Ricciardi, racconta di un bambino ucciso e lasciato per giorni su una panchina senza che nessuno si chieda chi sia. Il colera nel ’73. Il Male oscuro (cioè il boom di malattie respiratorie) nel ’78.
L'EPIDEMIA INVISIBILE. Ma oggi, sulla pelle dei bambini di Napoli si sta avventando una malattia ancor più grave, che non ha nome né voce ma fa star male e uccide. È come un’epidemia, distratta ed egoista, che contagia dove capita. Al rione Materdei, la Casa dello Scugnizzo ha chiuso i battenti oppressa dai debiti e dalla strafottenza delle istituzioni. A inventarla era stato il sociologo Mario Borrelli detto don Vesuvio - un prete generoso, scanzonato, visionario - che nel Dopoguerra non aveva esitato a travestirsi da accattone per mescolarsi alle bande di scugnizzi ed educarli alla vita. Don Vesuvio, snobbato dalle istituzioni locali, è morto nel 2006 a Oxford dove le autorità accademiche gli avevano assegnato una cattedra all’università.
ADDIO LUOGHI DI AGGREGAZIONE. A Montesanto, nel rione Pignasecca, al posto della Mensa per i bambini proletari, che dagli Anni 60 ha offerto scuola e cibo a migliaia di bambini i cui genitori erano in carcere, si respira silenzio e abbandono. Gli oratori, a ridosso delle parrocchie, sono scomparsi uno dopo l’altro. I dopo-scuola, affidati al volontariato, risultano estinti o in affanno.

Rea: «I bambini sono gli ultimi schiavi rimasti. Totalmente dipendenti dagli adulti»

Napoli: una delle famose 'Vele' di Scampia, quartiere periferico partenopeo.

I bambini a Napoli: Eduardo De Filippo ha scritto che sono come «piezze ‘e core», pezzi di cuore. Cioè, carne della carne più vitale e preziosa. E perciò andrebbero protetti, curati, preservati.
Perfino la camorra, fino a qualche anno fa, evitava di coinvolgere i bambini nelle sue malefatte. Poi, ha prevalso la barbarie: sia nel mondo dei boss, che non hanno esitato a sparare perfino negli asili, fra i bambini ignari (è accaduto a Scampìa il 6 dicembre 2012). E sia nel cosiddetto mondo normale, quello che dovrebbe dare per scontato che i più piccoli vanno tenuti lontano dalla sopraffazione.
QUEL VINCOLO DI SANGUE. Domenico Rea, scrittore carnale, ha spesso raccomandato «di stare attenti ai bambini», perché «sono gli ultimi schiavi rimasti sulla terra, completamente dipendenti dagli adulti: non possono difendersi e sono legati ai grandi da un vincolo di sangue».
E invece le cose vanno diversamente.
Il 4 luglio, a Napoli i vigili urbani si sono accortiche gruppi di bambini tra i sei e i 10 anni venivano usati dai parcheggiatori abusivi per portar via gli incassi evitando i sequestri. Come i muschilli, ma senza la droga.
MUSCHILLI E CAMORRA. A proposito dei muschilli, c’è chi, tra i carabinieri, ricorda come ai ragazzini addetti a far da sentinella sulle piazze di spaccio i pusher, su richiesta delle mamme, fanno sì che vengano assicurati la Coca cola e la pizzetta all’ora della merenda e perfino, aggiungono, «qualche maglioncino di cotone se la sera l’aria si fa più umida».
Per molti non è casuale che a chiudere a Napoli sia stata anche la cosiddetta «ruota» all’ospedale dell’Annunziata.
Era in legno, girevole, antica: lì venivano depositati i neonati che le madri non potevano mantenere affinché fossero dati in adozione. La ruota girava. E le monache, nell’anonimato, accoglievano il nuovo venuto. Un esempio di muto rispetto. E di misericordia, di certo fuori del tempo ma di cui - per molti - «non sarebbe stato inutile conservare traccia».

Le morti inaccettabili: da Salvatore a Fortuna, fino alle vittime della Terra dei fuochi

Salvatore Giordano.

Ma è anche la cronaca più recente a testimoniare come i ragazzini non siano più «piezze 'e core».
Salvatore Giordano, 14 anni, studente di Marano, è morto in ospedale l'8 luglio. Nei temi, a scuola, raccontava con gioia del futuro, dei progetti, dei sogni. Salvatore era con gli amici: si è fermato, con un gelato alla crema tra le dita, davanti all’ingresso della Galleria Umberto I in via Toledo proprio mentre dal tetto crollavano i calcinacci. Una pietra lo ha colpito alla testa.
Da giorni, i commercianti della zona avevano lanciato l’allarme, inascoltati. Il sindaco Luigi De Magistris ha dichiarato che questa di Salvatore «è una morte inaccettabile». Osservano in molti: «Ai suoi bambini Napoli non sa più garantire cura e protezione».
DUBBI SUI VOLI NEL VUOTO. E c’è il tremendo sospetto che dei più piccini, in alcuni rioni, ci si liberi dopo l’uso buttandoli via come sacchetti per l’immondizia. Il riferimento è alla morte violenta di Fortuna Loffredo, 6 anni, detta Chicca, precipitata il 24 giugno dal quarto piano (forse) di un edificio popolare alle porte di Napoli: una fatalità? Improbabile, visto che i parapetti lì sono molto alti. E che un anno fa, nello stesso edificio, anche Antonio, sei anni, è morto nelle stesse circostanze.
C’è chi ricorda che, sempre in quell’edificio, nove anni fa un altro bambino avrebbe fatto la stessa fine. Don Patriciello, il parroco della Terra dei fuochi che officia nel rione, ha gridato dal pulpito: «Chi sa parli, in nome di Dio!».
L'ORCO È IL CANCRO. I bambini, quelli ancora vivi, se ne stanno tappati in casa. Per paura dell’orco. Ma nei rioni alle porte di Napoli è il cancro il vero nemico: uccide molto più degli orchi.
Da mesi, don Patriciello dice messa sull’altare assediato da decine di fotografie dei bambini di Terra dei fuochi morti per colpa dei veleni di camorra. Un book da brividi, che non ha suscitato serie reazioni.

«I piccoli hanno perso l'innata scugnizzeria»

Cesare Zavattini a Napoli con alcuni bambini.

Bambini usati. Sfruttati. Come quelli sul Lungomare «liberato» dalle auto. A frotte chiedono l’elemosina ai semafori sorvegliati a vista da adulti di pelle scura e occhi danubiani. All’ora di pranzo, l’esercito dei piccoli mendicanti si sposta davanti ai ristoranti e alle pizzerie affollate.
Sono albanesi, rumeni, serbi, rom. Ma anche napoletani, spediti alla questua da finti genitori che li hanno affittati per pochi euro. Dodici ore di elemosina al giorno, il ricavato va tutto al padrone. Se fai il furbo, ti spezzo. Ha scritto Domenico Rea nel 1993: «Vogliate bene ai bambini, non decapitate loro quella meravigliosa fantasia che hanno avuto in sorte».
Non è solo la criminalità a rubare fantasia, serenità, respiro, ai bambini di Napoli.
IL MARE MALATO. Un sondaggio ha sancito che l’83% dei genitori napoletani fa viaggiare i propri figli in auto in condizioni di insufficiente sicurezza. Estate 2014, a Napoli: le indagini hanno confermato che il mare resta un malato grave. I depuratori? Funzionano male. I bambini? Che si tuffino pure, tra colibatteri e sapor di fogna.
Ai bambini di Napoli è stata tolta perfino Edenlandia (cioè lo sfizio del grande Luna Park con le giostre), chiusa per fallimento. E il giardino zoologico. E i parchi sotto casa, infestati di siringhe. E le librerie, dove crescere bene. Annalisa Durante (14 anni, uccisa al rione Forcella perché un camorrista la usò come scudo), Fabio De Pandi (nove anni, ucciso per sbaglio al rione Traiano), Giovanni Gargiulo (14 anni, rione Sanità: vittima di una vendetta trasversale). E poi Nunzio, Emanuele, Filomena. E tutti gli altri.
LE DENUNCE E POI IL SILENZIO. Silvestro fu ucciso bambino, dopo 20 anni se ne ritrovarono i resti. Ai funerali, i suoi coetanei erano ormai uomini adulti, lui nella bara (e nelle foto) era rimasto piccino. Bare bianche, i compagni in prima fila, l’omelia urlata dal pulpito. Mai più, mai più. Poi, l’oblio. E il sipario che si fa lenzuolo sopra un film mai recitato.
Luciano Sommella, educatore, ha scritto che «il guaio dei bambini è stato quello di aver perso l’innata scugnizzeria». Che significava «inventiva, gioia di vivere, anarchia, indipendenza». E «costituiva la più formidabile corazza di fronte alle malvagità degli adulti». Ora, denuncia Sommella, i bambini non-scugnizzi «sono più ingenui, fragili, indifesi».
INERMI DAVANTI ALLA FAITJA. E in preda alla faitja, che - secondo lui - è «una misteriosa, grave malattia che nasce tra i boschi del monte Faito (dove il 10 agosto 1996 scomparve la piccola Angela Celentano, tre anni, mai più ritrovata), si espande fino a Napoli e rende l’aria nebbiosa e cupi gli umori». La faitja, per Sommella, «è un morbo evocativo». Anzi, «è la rivincita che chiede il conto, spezza il respiro, ammorba l’anima, rende i cattivi ancor più cattivi».
E spegne - avverte - ogni voglia di vivere.

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