Yara Gambirasio Massimo 140617134847
UN MESE DI INDAGINI 14 Luglio Lug 2014 2022 14 luglio 2014

Delitto Yara, Bossetti e le lacune nel racconto

Dna, auto e telefonate: ciò che non torna.

  • ...

Bergamo: Massimo Giuseppe Bossetti viene portato nella caserma dei carabinieri (16 giugno 2014).

Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto killer della 13enne di Brembate, Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo, si trova in carcere dal 15 giugno, quando gli investigatori finsero un controllo casuale con l'etilometro per fermarlo.
I consulenti della procura ebbero così la prova, in base al Dna, che si trattasse di 'Ignoto 1', e lo fermarono per l'omicidio della ragazzina. A un mese dalla svolta nel caso restano ancora tanti i punti da chiarire.
LA PROVA DEL DNA CONTESTATA. Il Dna dell'uomo, identico a quello del suo padre naturale, l'autista di autobus Giuseppe Guerinoni, morto nel '99, che avrebbe avuto una relazione con la madre, Ester Arzuffi, è stato determinante individuare la donna facendo uno screening tra i campioni prelevati.
È proprio il Dna la pietra angolare di un'inchiesta ancora alla ricerca di un contatto tra l'arrestato e la vittima precedente alla scomparsa.
Ma è l'elemento che i suoi legali Silvia Gazzetti e Giovanni Salvagni hanno intenzione di contestare in un processo con la ripetizione dell'esame.
Bossetti ha cercato di dare una spiegazione alla presenza del suo Dna su corpo di Yara: l'uomo perde spesso sangue dal naso e questo potrebbe essere finito su un suo attrezzo utilizzato da qualcun altro per infierire sulla ragazzina.
I suoi colleghi, però, hanno affermato di non ricordare attrezzi spariti dal cantiere di Palazzago, dove lavorava, in quei giorni.
AUTO E FURGONE, ANALISI E STRANI TRAGITTI. Altri punti certi potrebbero venire dalle analisi sui reperti trovati dal Ris sulla Volvo di Bossetti e sul suo autocarro.
Il muratore ha raccontato che il 26 novembre tornò a bordo del suo furgone dal cantiere di Palazzago in cui lavorava, diretto a Mapello dove abita, ed è per questo che passò per Brembate lasciando traccia del suo telefono cellulare agganciando la cella di Mapello, la stessa del telefonino di Yara. Un percorso più lungo, gli si è contestato, ma più scorrevole secondo la difesa.
Per l'accusa, la 13enne dovrebbe essere salita a bordo dell'autocarro e alcune sue tracce sulla Volvo di Bossetti rappresenterebbero inequivocabilmente che il muratore e Yara si erano già visti.
SI FERMÒ A CHIGNOLO CON LA MOGLIE. Gli indizi a carico del 44enne sono le numerose incongruenze nel suo racconto che sono state sufficienti per tenerlo in carcere ma che, forse, potrebbero non bastare in un dibattimento: la sua telefonata alla madre da Chignolo d'Isola il 6 dicembre, quando in carcere si trovava l'incolpevole Mohamed Fikri, poi scarcerato.
Bossetti ha raccontato che si trovava lì perché era la strada che percorreva per comperare materiale edile, ma in quel periodo non risultano acquisti.
C'è poi la sosta nel campo di Chignolo, con la moglie, dopo il ritrovamento di Yara, che Bossetti ha spiegato parlando di «semplice curiosità».
A Brembate andava di rado, ma testimoni hanno riferito di averlo visto più volte nel paese di Yara.

Correlati

Potresti esserti perso