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RELIGIONE 14 Luglio Lug 2014 1240 14 luglio 2014

Donne vescovo: la Chiesa anglicana verso la rivoluzione

Il sinodo britannico prova a cambiare.

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da Londra

Donne prete in Vaticano.

La Chiesa d’Inghilterra ci riprova e riporta al voto la possibilità per le donne prete di diventare vescovi.
Justin Welby, l’arcivescovo di Canterbury, ha chiesto a gran voce al sinodo anglicano di votare a favore della proposta: «È incomprensibile non averla approvata prima», ha dichiarato.
Il riferimento è al 2012 quando, nonostante le aspettative più che positive, il sinodo aveva deciso di non portare il procedimento oltre, con grande delusione da parte degli anglicani più progressisti.
CAMBIARE LA TRADIZIONE. Molti preti e vescovi, infatti, sono ben consapevoli che il rifiuto di aprire alle donne vescovo, in una chiesa che ha già i preti al femminile come punto di forza, è diventato ormai una tradizione scomoda: «Se il sinodo non voterà a favore», ha commentato un vescovo con il Guardian, «provocherà una crisi nazionale. Porterebbe la Chiesa a un danno irreparabile. La gente penserà non siamo più credibili, e in effetti non lo saremmo».
PROPOSTA GIÀ BOCCIATA. Ne hanno, però, da scandalizzarsi i riformatori: anche nel 2012 i giorni precedenti il voto del sinodo anglicano erano stati pieni di promesse, tanto che sembrava fatta. Invece, nonostante l’appoggio dell’arcivescovo di Canterbury, la proposta non era passata per soli sei voti, scatenando un’ondata di commenti negativi.
LA RIVOLUZIONE DAL 2015. Questa volta, secondo le indiscrezioni del giornale religioso Church Times, almeno sei vescovi avrebbero cambiato idea, grazie a una semplificazione nel testo legislativo, e quindi ci sarebbero i numeri per l’approvazione.
Welby, di nuovo e ancor più apertamente, ha detto la sua niente meno che dalla poltrona dell’Andrew Marr show in tivù: «Spero che annunceremo la prima donna vescovo entro la fine del 2015».
VOTO IN PARLAMENTO. Per vedere la prima donna vescovo, infatti, bisogna aspettare del tempo: in caso di approvazione del sinodo, la legge passerebbe poi al voto parlamentare (le funzioni di governatore supremo della Chiesa sono svolte dal dovrano inglese), per tornare poi nel mani di vescovi e arcivescovi a novembre, perché diventi effettiva.
Il potere decisionale resta quindi sempre nelle mani dei religiosi, sempre scossi da lotte interne tra le diverse correnti della chiesa: il nodo principale nel voto sulle donne vescovo è quello della dottrina.
CONTRO LA BIBBIA. Per anglo-cattolici ed evangelisti, il ministero professato dalle donne sarebbe contro gli insegnamenti della Bibbia stessa. Da qui il perenne rifiuto e l’obbligo di scendere a compromessi per i riformisti che hanno stilato il testo di legge.
La proposta al voto legalizzerebbe sì le donne vescovo, ma permetterebbe anche una scelta particolare per le parrocchie più tradizionaliste: quella di nominare, in caso di un vescovado femminile, una figura maschile come alternativa.
I RISCHI DELLA SVOLTA. Il rischio è di creare due diversi livello di episcopato: uno di serie A e uno di serie B.
Nel 2012, quando la proposta era stata rifiutata dal sinodo, c’era chi si era detto speranzoso che «per la prossima votazione questa particolare clausola possa sparire». Così pare non essere stato: il voto sulle donne vescovo ha ancora tanto da scardinare.

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