REPORTAGE 15 Luglio Lug 2014 1055 15 luglio 2014

Castel Volturno, la mafia africana e la camorra

Viaggio nel paese campano. Conteso tra Casalesi e Black Axe.

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da Castel Volturno

Per molti è il paese delle due mafie (casertana e nigeriana), un Eldorado di abusi di cui il più discusso resta il villaggio Coppola Pinetamare: 50 anni di contenzioso con lo Stato, 300 procedimenti giudiziari a carico, otto torri andate giù per disposizione dei magistrati.
IL GRANDE IMBROGLIO. Castel Volturno è un imbroglio. Surreale, perverso. Qui è possibile costruire un edificio in 288 ore di lavoro. Cioè, in 12 giorni e 12 notti, senza interruzioni grazie a una manodopera che costa mezza lira e a uno Stato che non guarda. Tra i costruttori, c’è chi ha l’abitudine di presentare le richieste di condono edilizio ancor prima di cominciare a costruire le villette. Si vive nell’illecito. E nella paura.
FAR WEST QUOTIDIANO. Romeo G., che abita vicino alla spiaggia, racconta a Lettera43.it: «Una sera vidi una ragazza a bordo di una 500 che sfrecciava come una matta lungo il viale. Stavo per sgridarla, ma mi accorsi che era inseguita da due brutti ceffi su una moto. È un Far west, ma senza lo sceriffo».
Gli fa eco Ugo Vitali, barista: «A un mio amico americano hanno rubato l’auto tre volte in un mese. In sette sono entrati nel garage di mio cognato per prendergli l'auto. Una donna li ha visti e ha gridato. Quelli, invece di fuggire, l'hanno aggredita». Paola, 57 anni, ha inseguito a perdifiato i ladri dell’auto di sua figlia. Poi è caduta. E quelli l’hanno ammazzata passandoci sopra con le ruote chiodate.
VILLETTE SBILENCHE E IMMONDIZIA. Paura. Immondizia. E villette. Dieci, venti, centinaia. Sparse qua e là, perfino nella pineta rosicchiata dal cemento. Case diroccate e sbilenche, senza anima né gerani sul davanzale.
Le finestre sono sprangate «perché altrimenti, di notte, entrano i neri e rubano pure il cesso e i pavimenti».

Il sogno della casa al mare rovinato dalla camorra

La piazza centrale di Castel Volturno.

Negli Anni 60, qui esplose il mito dei napoletani per la casetta al mare. Prezzi corti, niente regole, cambiali. Si è costruito ovunque ma senza fogne, né rete idrica e servizi. Ecosistema stravolto, fiume Volturno impazzito. La camorra, seppellendo i rifiuti tossici, ha completato l’opera di devastazione.
UN CIMITERO DI CATTIVI ODORI. Oggi, tutt’intorno alle villette abbandonate, è un cimitero di cattivi odori, immondizia e randagi, sterpaglie e zanzare. Sulla spiaggia, qualche ombrellone e carogne di cavalli morti sfiancati.
Il mare, inaccostabile, è color giallo fogna. I depuratori? «Non hanno mai funzionato».
A Castel Volturno il sovraffollamento dura tutto l’anno. Ruba il respiro. Rende razzisti o quasi. «A non mangiare ci si abitua», si dice da queste parti. «A essere nessuno, no».
L'APPELLO DI MONSIGNOR SCHETTINO. Tre anni fa monsignor Bruno Schettino, 73 anni, vescovo e presidente della Fondazione Migrantes, aveva invocato che fosse concesso il permesso di soggiorno speciale agli immigrati locali che risultano incensurati. Per il vescovo avrebbe consentito a molti dei 30 mila stranieri «di uscire finalmente dalla clandestinità» e di «spalmarsi sul territorio nazionale decongestionando Castel Volturno». Altrimenti, «avremo un litorale domizio in cui le razze cacceranno via le altre razze in un clima sempre più invivibile e violento», aveva detto.
VIOLENZA CONTRO GLI IMMIGRATI. Parole profetiche, specie ora che a Castel Volturno - come è accaduto la sera del 13 luglio e nei giorni successivi - i residenti sparano alle gambe dei giovani immigrati, gli immigrati mettono a ferro e a fuoco le case, la folla blocca la strada statale Domiziana chiedendo che «vadano via tutti questi neri che fanno i padroni a casa nostra».
«Il fragile equilibrio tra italiani e immigrati si sta spezzando», ha messo in guardia il sindaco, Dimitri Russo. «Qui non si sente alcuna percezione dello Stato perché lo Stato semplicemente non c’è. In compenso, la bomba sociale è pronta a esplodere».
UN FAZZOLETTO D'AFRICA IN CAMPANIA. Dal Togo a Costa d’Avorio, dalla Guinea al Niger, dal Ghana alla Liberia: il paesino del Casertano oggi in rivolta è più conosciuto di Roma, di Napoli e di qualsiasi altra città italiana. Castel Volturno è un pezzo d’Africa inchiodato in Campania.

Il dominio della Black Axe e lo spaccio di droga

Castel Volturno ospita 30 mila immigrati.

La mafia nigeriana, la potente Black Axe (l’ascia nera), acculturata e cinica, ha scelto la costa domiziana come centrale operativa per governare i suoi traffici di droga planetari. L’importanza strategica di Castelvolturno, secondo gli inquirenti, è seconda solo a Benin city e al Niger dove risiedono i capi dell’organizzazione.
CENTRO DI SMISTAMENTO. È qui, nei palazzi e negli hotel abbandonati sulla spiaggia, che si smista la merce proibita proveniente da Brasile, Venezuela, Colombia, Pakistan, Thailandia, Turchia, Afghanistan, Cina. È lungo i viali di vento, sabbia sporca e rimpianti che si tratta, si sniffa, si paga, si fa di conti.
E si spedisce. Negli Stati Uniti. In Europa. Ovunque. Cocaina, eroina, cannabis, droghe di sintesi. I nigeriani hanno suddiviso gli affiliati in una moltitudine di cellule. Dimensionate, autosufficienti, discrete. Ciascuna cellula sa poco o nulla delle altre. Così, se uno viene preso, ha ben poco da raccontare.
TRA CORRIERI E RITI VOODOO. «Se fai il corriere, ingoiando ovuli, ti chiameranno Nnunu», racconta un inquirente. «Gli ovuli vanno ingoiati 20 alla volta, a distanza di tre o quattro ore, stando attenti a non vomitare. L’iniziazione è da brividi: sappiamo di lugubri cerimonie nelle grotte del basso Lazio, di pollici solcati da profonde incisioni verticali, di sacrifici Juju, cioè una sorta di rito voodoo condito di sangue, alcol e onore».
I nigeriani sono animisti e primitivi, ma sanno usare internet e le tecnologie per procurarsi carte clonate, documenti falsi, permessi di soggiorno.
PUNIZIONI CON IL MACHETE. Di rilievo è il ruolo dei cosiddetti Axe men, o macellai, cioè gli affiliati addetti a punire i disubbidienti con le maniere forti. «Usano il machete, fanno a pezzi le vittime», spiegano sempre gli inquirenti. «I maschi della mafia nigeriana rinchiudono le donne nelle villette lungo la Domiziana, le picchiano, le stordiscono a botte di Roipnol e birra e poi le costringono a prostituirsi in strada».
GLI AFFARI DELLE MADAME. Se una prostituta fa soldi, compra altre prostitute. E diventa madama. La droga, passo dopo passo, è controllata dai nigeriani. Solo quando arriva a destinazione, cioè a Castevolturno, viene ripartita in monodosi e venduta ai clan locali.
I clan napoletani e casertani, Casalesi compresi, stando alle indagini, si riforniscono dai nigeriani con «la frequenza di un supermarket all’ingrosso».

A Castel Volturno 30 mila immigrati convivono con 18 mila residenti

Immigrati in rivolta a Castel Volturno.

È in un simile scenario che a Castel Volturno almeno 30 mila extracomunitari clandestini sopravvivono gomito a gomito con i 18 mila residenti (che in estate raddoppiano), soffocati e oppressi - gli uni e gli altri - dal degrado e dal giogo frustrante delle due mafie: la camorra dei Casalesi, oggi in grave difficoltà per colpa degli arresti e dei sequestri di beni, e la Black Axe, che lungo il litorale sta acquisendo adesioni, potere, forza d’urto.
IL DECLINO DELLA CAMORRA. Secondo gli inquirenti, la vera causa a monte delle attuali tensioni sociali si anniderebbe proprio nel vorticoso evolversi dei rapporti di forza tra la camorra casertana in affanno e la mafia nigeriana in ascesa: Black Axe, viste le altrui difficoltà, starebbe alzando il tiro non accontentandosi più di gestire briciole di territorio. I nigeriani si sentono forti. E pretendono la gestione di zone di spaccio sempre più ampie, importanti, appetitose. Senza essere costretti a pagare gli oboli di concessione.
È dalla paura ansiogena per i nigeriani in ascesa che nascerebbero gli episodi di insofferenza divampati la sera del 13 luglio. E i colpi di pistola alle gambe.
IL SINDACO: «LO STATO NON ESISTE». «Da noi lo Stato semplicemente non c’è», ha denunciato il sindaco. Lo sanno bene i molti che vorrebbero vivere tranquilli come in un qualsiasi luogo di mare. In compenso, in paese impazzano le chiese non cattoliche: sono circa 40, di ogni genere, suggestione, risma. Operano sul territorio sostenute dai soldi dei fedeli. Raccontano che c’è un pastore, in zona, che gestiva un negozio di frutta e verdura: da quando ha deciso di trasformare il suo negozio in una chiesa, indossa abiti nuovi, ha il portafoglio gonfio, ha comprato l’automobile grande.
Un tale, che si è spacciato per un alto prelato nigeriano, ha fondato in un ex forno un centro di assistenza per gli immigrati: ha promesso aiuto legale, consigli, permessi di soggiorno. Il tutto, sotto l’etichetta Caritas e dietro pagamento di 150 euro a servizio. Smentito dalla vera Caritas, il «vescovo» ha protestato indignato: «Rivendico il diritto a usare il termine nella sua accezione latina».

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