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CRONACA 15 Luglio Lug 2014 1513 15 luglio 2014

Gela, caso Eni: tensione dopo primi licenziamenti

L'azienda pronta a fermare impianti e investimenti. Tanti posti in bilico.

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Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

Alta tensione a Gela per il caso Eni.
Nella città siciliana alla preoccupazione e alla rabbia per le decisioni del colosso dell'energia di fermare gli impianti e annullare impegni di spesa per 700 milioni, si alterna la speranza di un deciso intervento del governo centrale e di un ritorno alla produzione e al lavoro.
POCO OTTIMISMO. Ma i segnali che sono arrivati dal petrolchimico lasciano sempre meno spazio all'ottimismo.
Il 15 luglio un'impresa che opera nel settore dell'indotto, la 'Riva e Mariani' ha licenziato 15 dei suoi 40 dipendenti per mancanza di commesse di lavoro.
A rischio anche i 90 dipendenti (45 del diretto e altrettanti dell'indotto) di un'altra impresa, l'azienda chimica francese 'Ecorigen', che effettua lavori di rigenerazione dei catalizzatori per l'industria petrolchimica, perché il fermo prolungato della raffineria non garantisce più la fornitura delle materie prime per i processi di lavorazione.
SCIOPERO VICINO. Il sindacato ha mobilitato i suoi quadri e ha affilato le armi in vista di un possibile sciopero nazionale di categoria, ma senza rinunciare al dialogo. «Un gruppo importante come l'Eni», ha spiegato il segretario nazionale della Filctem, Emilio Miceli, «non può devastare una città come Gela. C'è bisogno di tornare a fare prevalere il buonsenso perché il momento è troppo delicato».
BLOCCHI IN RAFFINERIA. Ma ai cancelli della raffineria la lotta si è inasprita con blocchi e presidi.
I manifestanti non lasciano passare più nemmeno i lavoratori turnisti mentre nelle parrocchie, su iniziativa del vescovo della diocesi, Rosario Gisana, si fanno veglie e fiaccolate in attesa di una auspicata ripresa delle trattative.
Il 16 luglio a Romabsi riunisce il consiglio di amministrazione dell'Eni per approvare il piano industriale che giovedì 17 luglio dovrebbe venire illustrato al governo centrale in un vertice al quale è atteso anche il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, autodefinitosi «l'ultimo samurai in difesa dei lavoratori di Gela e della Sicilia».
RIUNIONE DEI CONSIGLI COMUNALI. Sempre il 16 luglio i consigli comunali di diversi centri del comprensorio gelese si dovrebbero riunire davanti al 'GreenStream', il metanodotto Libia-Italia (per il 75% di proprietà dell'Eni) che trasporta ogni anno 10 miliardi di metri cubi di metano preso come «simbolo dell'importanza strategica di Gela e della Sicilia nelle politiche energetiche della Nazione».
I consigli comunali di Gela, Butera, Niscemi, Mazzarino, Sommatino, Vittoria, Acate e Priolo si riuniranno in seduta straordinaria e urgente nel piazzale antistante l'approdo gelese del gasdotto.
CHIESTA CONFERMA PIANO DI INVESTIMENTI. E quasi ad ammonire Eni e governo il coordinamento di lotta, dopo avere ricordato i tragici eventi bellici della Libia, ha scritto: «Non vorremmo che per attirare l'attenzione del governo italiano fossero necessari fatti eclatanti come quelli avvenuti al gasdotto in Libia, dove una rivoluzione ha azzerato le istituzioni di quel Paese».
I manifestanti chiedono la conferma del piano di investimenti che era stato annunciato dall'Eni (700 milioni) e l'avvio di almeno una delle tre linee di produzione per dare le risposte minime all'esasperazione di migliaia di lavoratori che rischiano il posto.

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