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VERDETTO NEL 2015 15 Luglio Lug 2014 0650 15 luglio 2014

Ruby, la sentenza per Berlusconi in Cassazione s'allontana

Slitta quello definitivo sulla prostituzione minorile.

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Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Nel 2013 avevano gridato alla giustizia «a orologeria» che per Silvio Berlusconi aveva, a giudizio dei fedelissimi dell'ex Cavaliere, accelerato i tempi per arrivare a una sentenza sul leader di Forza Italia per il caso Mediaset. Un anno dopo, però, è emerso che la Corte di Cassazione non ha più fretta di esprimersi sull'ex premier. Almeno per la vicenda Ruby.
TROPPO LAVORO PER I GIUDICI. Il Palazzaccio potrebbe, infatti, arrivare a giudizio dopo circa 12 mesi dalla sentenza di Appello attesa prima del weekend del 19 e 20 luglio.
La colpa? Dell'immenso arretrato che costringe i giudici a procedere a rilento, tanto che la decisione definitiva nel caso Ruby, dove Berlusconi è stato condannato il primo grado a sette anni di carcere per i reati di prostituzione minorile e concussione potrebbe arrivare nell'autunno 2015. In Appello, il sostituto procuratore generale Piero De Petris ha chiesto la conferma della condanna.
IL CAV SPERA NELLA GRAZIA. La giustizia al rallenty consentirebbe quindi all'ex Cavaliere di tirare un respiro di sollievo. Anche perché da oggi al 2015 è possibile che in fatto di giustizia qualcosa sia cambiato e magari al Quirinale ci sarà un altro presidente della Repubblica, forse più incline a dare una mano a Berlusconi. Non si dimentichi poi che l'ex premier avrà anche terminato il servizio sociale imposto nel caso Mediaset e la sua posizione sarebbe ben diversa da quella di qualche mese fa.
AVANTI CON LE RIFORME. Ringalluzzito dal (possibile) slittamento della sentenza definitiva, il leader di Fi ha in agenda di vedere alle 14.30 i suoi fedelissimi per dettare la linea sulle riforme, presenziando alla riunione dei gruppi parlamentari.
La linea del partito, però, pare non cambiare: Berlusconi è sempre intenzionato a mantenere i patti presi con il il premier Matteo Renzi. Non dovrebbero esserci quindi problemi neppure con i malpancisti di Fi, perché il capogruppo al Senato Paolo Romani e Denis Verdini hanno assicurato che i senatori dissidenti sono appena cinque o sei.

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