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RIVELAZIONE 15 Luglio Lug 2014 0829 15 luglio 2014

Sparò a Palazzo Chigi, Preiti racconta: «Ero depresso per la crisi»

«Volevo colpire Monti, Berlusconi e Bersani».

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L'arresto di Luigi Preiti, attentatore che ha sparato a due carabinieri fuori da Palazzo Chigi il 28 aprile 2013.

Era depresso e disperato. Perché «un uomo senza lavoro perde la dignità». Certi stati d'animo «alla lunga ti portano a gesti estremi». Così Luigi Preiti, l'uomo che il 28 aprile 2013 sparò a due carabinieri davanti a Palazzo Chigi durante l'insediamento del governo Letta, ha spiegato i motivi del suo gesto in un'intervista a Repubblica, la prima dopo l'attentato. L'idea di andare a Roma a sparare, ha scritto nella lettera in cui da Rebibbia ha risposto alla domande del giornalista, è nata «dalla disperazione e dalla consapevolezza che sarei diventato, anzi, lo ero già, un'altra vittima della crisi».
SENZA LAVORO E SENZA SOLDI. «Allora ero depresso. La mia vita era un disastro: senza lavoro, senza soldi, non potevo vedere mio figlio. Oggi il peso di ciò che ho fatto e la pena che devo pagare mi opprimono la coscienza», ha raccontato. «Quello che ho fatto è assurdo, la disperazione ti porta a fare cose pazzesche. Ho agito da solo, senza indicazioni di nessuno».
POLITICI NEL MIRINO. Dicendosi pentito, Preiti si è soffermato poi sui politici che voleva colpire col suo gesto: «Li volevo colpire anche se non sapevo bene in che modo. Non avevo un piano. I nomi? Berlusconi, Bersani e Monti. Ognuno aveva delle colpe. La destra poteva cambiare le cose e non l'ha fatto. La sinistra non faceva altro che litigare».
AVEVA ASSUNTO COCAINA. In carcere, ha aggiunto Preiti, «ho ricevuto lettere di solidarietà da ogni parte d'Italia: anche da liberi professionisti, medici, avvocati, imprenditori strozzati dalla crisi». In Appello «spero in una nuova perizia che faccia davvero luce sullo stato in cui mi trovavo quella mattina». E alla domanda se fosse drogato risponde: «Avevo tirato cocaina due giorni prima di partire per Roma».

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